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Le gare più belle di Troy Bayliss? Ce le racconta lui, in un’intervista che gli abbiamo fatto al Mugello: l’australiano della Ducati ha ripercorso i momenti più belli della sua travolgente carriera in Superbike

Manuele Cecconi

Non è facile raccontare un personaggio come Troy Bayliss. Primo, perché riuscire a trasporre in poche righe le emozioni che un simile campione ha regalato agli appassionati è cosa pressoché impossibile, secondo perché i momenti memorabili di cui è stato protagonista il Carrozziere australiano sono talmente tanti che è difficile persino stilarne una classifica. Allora perché non interpellarlo in prima persona, scaricando su di lui questa pesante responsabilità? Siamo riusciti ad “intercettare” Troy al Mugello, dove abbiamo avuto anche la possibilità di girare in pista assieme a questo autentico mito del motociclismo. Ci ha raccontato le sue gare più belle e anche quelle più difficili, facendoci rivivere i brividi dei duelli “all’ultimo sangue” con Edwards, Corser, Haga, Hodgson, Toseland. Cioè i piloti che lui stesso annovera tra gli avversari più forti e temibili, quelli che gli hanno fatto sudare i tre titoli iridati nella World Superbike. 

MONZA 2000, IL CAPOLAVORO

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Un posto speciale nel cuore di Troy, ovviamente, lo merita il leggendario sorpasso di Monza 2000, la manovra che gli ha permesso di conquistare il cuore dei ducatisti “orfani” di King Carl Fogarty e dei fan delle derivate. “Ho fatto tante gare belle, ricordo tanti bei sorpassi. Quello in Superbike è stato un bel periodo per me” racconta l’australiano. Monza 2000 è però un’autentica perla del Motorsport, il capolavoro che vale, letteralmente, una carriera: si può dire che quel giorno sia nato il mito di Bayliss, anche a grazie all’aspetto epico conferito dalla telecronaca di Giovanni Di Pillo che, come ammette Troy, ha contribuito a farne “una bella storia”. 

NON SOLO GIOIE

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“Dopo quel sorpasso la mia vita è cambiata” ha spiegato l’australiano, che nel giro di qualche settimane si ritrovò dal paradiso all’inferno e ritorno. Sì, perché un esito simile era tutt’altro che scontato. Il suo primo weekend con i galloni da ufficiale Ducati, in Giappone, fu un vero e proprio disastro, uno dei momenti più difficili di una carriera ricca di soddisfazioni e successi: “Mi ha chiamato Tardozzi e mi ha detto “Ci vediamo a Sugo” non ho completato nessuna delle due manche”. Troy finì a terra in Gara-1, alla prima curva, bissando uno zero anche in Gara-2. “Dopo quella gara ho pensato: ho bruciato la mia unica possibilità”. Ma prima del weekend di Monza il telefono di casa Bayliss tornò a squillare. Il resto lo conosciamo tutti. 

DUELLI DA BRIVIDO

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I sorpassi, appunto. Di botte in pista Troy ne ha date e prese tante (talvolta anche letteralmente) misurandosi con i piloti più tosti e aggressivi della sua epoca. Innumerevoli i duelli da antologia, come quello di Assen 2007, quando bruciò Toseland negli ultimi metri uscendo come un razzo dalla ultima esse. Ma anche quello di Vallelunga 2008, combattuto contro il mastino Haga e conclusosi con una caduta che consegnò al samurai nippo-brianzolo una strepitosa doppietta sul circuito romano. Ecco, la cosa eccezionale di Bayliss è che con la sua tenacia è riuscito a rendere leggendarie persino le sconfitte. Il pensiero va ovviamente a Imola 2002, il culmine di un triennio ai ferri corti con l’americano Colin Edwards, il Texas Tornado della Honda. Una rivalità tanto accesa quanto leale quella con “Colin”, Bayliss lo chiama solo per nome, come quando si parla di un vecchio amico, rimasta nell’immaginario collettivo come una delle più belle parentesi della Superbike. 

IMOLA DA LEGGENDA

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Per pathos, emozioni, agonismo, la seconda manche di quel fine settimana romagnolo è a ragione considerata una delle gare più belle della storia. Con due piloti così e due moto così (la splendida 998 e l’altrettanto iconica Vtr) a giocarsi il titolo su una pista come Imola, il risultato non poteva che essere esplosivo. “Ho perso il mondiale in quell’occasione, ma tutta la gente si ricorda quella gara” ricorda Troy. “C’era tanta gente, nelle curve lente potevo sentirli: è una cosa speciale, non ci sono tante piste così… Monza, Imola, Brands-Hatch, lì puoi sentire il pubblico”. Quel pubblico che, a distanza di anni, sa di aver assistito ad un evento epocale.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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