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Se si dovesse indicare una moto rappresentativa del secolo scorso per forme, stile e iconografia, la Triumph Bonneville sarebbe, senz’ombra di dubbio, una candidata a questo titolo. Nel suo genere è diventata un simbolo, nonostante il marchio inglese non sia sempre stato al vertice, per qualche tempo assente dai mercati e come la maggior parte delle case inglesi, dopo il secondo conflitto mondiale continuasse a proporre modelli d’anteguerra.

La fortuna in America
La prima Bonneville è datata 1958 e prende il nome dalla nota località dello Utah dove all’epoca Triumph aveva battuto record di velocità a ripetizione, incentivando la già fervente passione degli americani per le moto inglesi. Il successo del film “Il selvaggio” del 1955, con Marlon Brando capo di una banda di bikers in sella ad una Thunderbird 6T, fu un ulteriore sponsor alla realizzazione di questo modello, destinato ad attraversare le epoche.

Nacque quindi la Bonneville T120, affettuosamente ribattezzata “Bonnie” dal pubblico USA assetato di velocità, si presentò per caratteristiche tecniche, come la bicilindrica più veloce del momento, della quale si diceva spesso che avesse una linea così filante da sembrare veloce anche da ferma. Ebbe un buon successo e negli anni sessanta aumentò di cilindrata (da 649 a 744 cc), guadagnando fino a 50 Cv per una velocità massima di 170 Km/h.

Altre evoluzioni arrivarono negli anni settanta con lo spostamento del comando del cambio a sinistra, l’adozione di freno a disco anteriore, mantenendosi una moto molto maneggevole. Cambiò anche la potenza, salita a 60 Cv e la sigla che divenne T140.

La base
Il successo di questa longeva moto persiste grazie a una base classica. Ad osservarla con attenzione, gli elementi principali come il telaio, il motore, le sospensioni, la sella, il serbatoio, il fanale tondo (mai abbandonato), si sono costantemente evoluti in seno alle epoche, ma senza perdere il fascino originale.

L’evoluzione nel tempo
Vero elisir di eterna giovinezza e punto fermo della Bonneville, è lo stile inconfondibile che, si adatta a ogni utilizzo e occasione, cosa ben nota ai motociclisti, ma anche ai vertici Triumph. Infatti, dopo la pausa dovuta alla chiusura della fabbrica, colpita da una crisi finanziaria e dall’avvento delle case giapponesi, in occasione del Salone di Colonia del 1990, venne riproposta in versione tradizionale come moto del grande ritorno del marchio.

Dalla prima del 1958 a oggi, i restyling hanno mantenuto inalterata l’immagine della Bonnie che, diversamente da altre moto, non piace solo a inguaribili nostalgici, ma trova la sua collocazione in ogni nuova generazione di motociclisti.

Iconografica anche nel cinema
Da “La grande fuga” del famigerato salto oltre la rete di Steve McQueen (con una Bonnie camuffata da moto della Wermacht) a “Mission Impossible III”, alla fiction Rai “Il Commissario Manara”, a Terminator 3 o in vari lungometraggi d’animazione dedicati al ladro Lupin III, la Bonneville è apparsa in tantissime pellicole, a volte non troppo in evidenza, quasi a confermare quanto sia presente nell’immaginario collettivo come icona delle moto più belle e performanti.

Vero cult, appare anche sulla copertina dell’album dei Prefab Sprout Steve McQueen, del 1985.

Bellezza
La sua bellezza. E’ questo che ci comunica in fondo e ci fa vivere di emozioni al solo incontrarne una. Bicolore o tinta unita, l’espressione cromatica è relegata al serbatoio, mentre telaio, manubrio e ruote si dividono tra cromature, neri opachi e lucidi. Per quanto riguarda gli scarichi, che nelle prime versioni erano i classici a bottiglia, oggi sfoggia due tromboncini che la rendono ancora più snella e accattivante.

Triumph Bonneville T100, 50th Anniversary 2009

Pensata per l’aperitivo
Una moto fatta bene, ideale per viaggi o brevi spostamenti. Capace di farsi apprezzare come moto di tutti i giorni, non è raro imbattersi in una Triumph Bonneville in sosta davanti a un caffè del centro o lungo i viali delle città all’ora dell’aperitivo. Questo, perché dopo oltre sessant’anni, combina al meglio le mode e la passione, risvegliando ciclicamente e non a caso, imitazioni della concorrenza.

In bilico tra moto del passato, con caratteristiche odierne e moto di oggi con lo stile del passato, ricordo di averne fotografata una a Barcellona, accanto al porto, durante la gita di quinta superiore, pensando che fosse veramente il modello che ha fermato il tempo.

Fonte: https://motori.virgilio.it

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Moto Club Biassono

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