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Sono giorni speciali, giorni che non pensavamo di dover vivere. Travolti da una retorica che ci carica come farebbe l’allenatore all’angolo con il proprio pugile. Con il campo visivo che si restringe, le opzioni che scompaiono, sostituite dal pensiero unico, martellante come un rullo di tamburi. La guerra che prima diventa un fatto e poi la soluzione unica che spazza via qualsiasi alternativa.

Una volta innalzati i suoi vessilli ci viene chiesto di schierarci in fretta e furia, senza domande, senza un turbamento d’animo, senza provare neanche a chiederci se sia veramente l’unica soluzione. Come se non sapessimo che la guerra è il problema e non la soluzione.

Il peggior spreco di vite di possibili. Vite di possibili scienziati, chirurghi, ingegneri e poeti che con i loro talenti ed energie avrebbero potuto cambiare le vite degli altri, invece di finire morti ammazzati a faccia in giù tra fango, sangue e merda. Perché solo questo è la guerra, e nient’altro. Cosa c’entrano in tutto questo le motociclette? Niente, nel vero senso della parola. Le motociclette infatti non prendono più parte a questa offesa all’umanità da tanti anni.

L’industria bellica ha scartato di fatto da decenni le motociclette, nonostante tutto lo sforzo e gli investimenti dedicati a sviluppare nuovi mezzi di trasporto. La guerra ha bisogno di movimento, le immagini che vediamo ogni giorno sono principalmente carneficine di mezzi. Blindati, corazzati, cingolati, tutti pensati per proteggersi dall’esterno. Per offendere chi è fuori difendendo chi è dentro, ma le moto funzionano esattamente al contrario.

Ci espongono agli altri e ai pericoli. Le moto sono fragili e ci rendono fragili. Funzionano bene quando l’unica cosa a colpirti è il sole e il vento tiepido lungo quei viali stretti tra due filari di alberi fioriti, non quando le persone cercano di ammazzarsi a vicenda. La guerra e le motociclette sono due idee opposte del mondo. Anche le motociclette nel loro piccolo stanno lì a ricordarci che magari non l’abbiamo ancora trovata, ma un’alternativa alla guerra va cercata sempre, a partire da dentro la nostra testa.

Fonte: https://motori.virgilio.it

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Moto Club Biassono

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