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Nei giorni scorsi alcuni emissari di un museo della Cina erano a Pesaro per valutare l’acquisto del gioiello che Silvio Grassetti, campione della Benelli, realizzò in collaborazione con la MZ. Segno che la tecnologia italiana fa scuola oltre il tempo

Massimo Falcioni

C’è un rapporto speciale fra le Marche e la Cina che parte dal missionario gesuita maceratese Matteo Ricci, il primo a stabilire tra XVI e XVII secolo un solido ponte culturale capace di mettere in relazione il grande paese asiatico e l’Occidente, confucianesimo e cristianesimo. Rapporto rilanciato con vigore… tre secoli dopo attraverso il gemellaggio del 1985 di Pesaro con Qinhnangdao della regione dello Shandong (dove c’è Qufu, città natale di Confucio) e proseguito sul piano industriale con la rilevazione nel 2005 della Moto Benelli da parte della Quianjiang Group, a sua volta acquisita da Geely Technology Group, una delle grandi corporation cinesi e del mondo dell’automotive con oltre 50 miliardi di dollari di fatturato e 150 mila dipendenti.

l’offerta

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Così giorni fa sono passati inosservati due giovani cinesi esponenti di un museo del grande paese asiatico giunti nel pesarese per vedere e toccare con mano una moto da Gran Premio dei primi anni ’70, la “Grassetti” 250 GP bicilindrica 2 tempi a disco rotante, con l’obiettivo di aprire una trattativa per acquistare e portare in Cina il bolide realizzato quasi mezzo secolo fa dall’ex grande campione pesarese di motociclismo, dalla fine degli anni ’50 e metà degli anni ’70, affermato pilota ufficiale Benelli (125, 250, 350), Bianchi (350 e 500), MV Agusta (500), Morini (250), Gilera (500), Morbidelli (125), Jawa (350), MZ (250 e 350).

chi era silvio grassetti

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Parliamo di un campione “senza corona”, con almeno tre titoli mondiali persi agli inizi del 1970, solo per guigne. Dal 1956 al 1974, il Leone di Montecchio (paese fra Pesaro e Urbino, incrocio per Tavullia verso la Romagna) ha corso da protagonista con i grandi di tre generazioni: con Ubbiali, Liberati, Venturi; con Provini, Agostini, Pasolini, Bergamonti, Villa; con Duke, Dale, Hocking, Hailwood, McIntyre, Minter, Redman, Phillis; con Bryans, Read, Saarinen, Sheene, Carruthers, Katayama, Dodds su su fino a incrociare Kenny Roberts debuttante nel ’74. In sella, sempre da “ufficiale”, alle mitiche Benelli, Bianchi, MV Agusta, Morini, Gilera, Morbidelli, Jawa, MZ, nonché da privato di lusso con la Yamaha, la storia sportiva e umana di Silvio Grassetti ha segnato un’epoca indimenticabile del motociclismo italiano e internazionale. Nelle sue 19 stagioni agonistiche Grassetti ha disputato 218 gare nelle 125, 250, 350, 500 conquistando 42 vittorie e 72 podi. È partito in gara dalla prima fila 180 volte battendosi in corsa per il podio e per la vittoria 170 volte; 104 ritiri, di cui 90 per problemi tecnici alle moto; 22 podi iridati, 3 vittorie in gare mondiali (250 e 350), vice campione del mondo 1969 delle 350 su Jawa ufficiale 4 cilindri 2 tempi dietro ad Agostini (MV Agusta); 4 volte campione d’Italia assoluto: la prima nelle 125 cadetti (Benelli), poi con la 250 (Yamaha e MZ), la 350 (Benelli), la 500 (MV Agusta) nel ’63 compagno di squadra di Mike Hailwood.

quel 1 maggio

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Fra le tante giornate di gloria, Grassetti è stato protagonista della mitica corsa internazionale di Cesenatico del 1 maggio 1962, trionfando con la debuttante Benelli 250 4 cilindri (dopo una caduta iniziale e un inseguimento da leggenda) davanti non solo alle Morini ufficiali di Provini e Tassinari ma alle Honda ufficiali degli iridati Phillis, Taveri, Redman. In quel primo maggio di 60 anni fa, la 250 Benelli si conquistava un posto d’onore nell’olimpo delle moto da competizione più significative di tutti i tempi: 50 vittorie, 148 podi, un titolo mondiale! E la Grassetti 250? Dopo il biennio 1969-70 con la Jawa 350 ufficiale e dopo il 1971-1972 con Silvio “number one” della tedesco orientale MZ con cui sfiora in entrambe le stagioni il titolo mondiale della quarto di litro in epiche battaglie con Read, Saarinen, Gould, Sheene, Pasolini, Lansivuori, Villa, Dodds, Anderson, il pilota pesarese, superati i 36 anni, pensa di diventare anche costruttore. L’idea è quella di continuare a correre ma con un bolide tutto suo: progettare e costruire una innovativa moto Grand Prix, metterla a punto e svilupparla per poi affidarla a giovani promettenti. Silvio parla di questo progetto con l’ing. Walter Kaaden, mago del 2 tempi a disco rotante e capo del reparto corse MZ, mettendogli davanti una bozza grezza del nuovo propulsore, fatta su carta, di sua mano. Kaaden sa che la MZ deve molto al “suo” corridore italiano e pochi giorni dopo riporta a Silvio il progetto, stavolta una vera base tecnica per fare partire la nuova moto da corsa da Gran Premio marcata “Grassetti”.

il progetto

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Silvio coinvolge nell’impresa, oltre ai due fratelli meccanici Tonino e Pino, l’ingegnere Aulo Savelli, già progettista del Benelli 250 4 cilindri e per il telaio a doppia culla ultra leggero e il carter, la Benelli Armi di Urbino di Paolo Benelli, già Ds del reparto corse della Casa del Leone. Il tempo vola ma la moto diventa presto realtà. Il motore è un bicilindrico 2 tempi in linea frontemarcia a 30 gradi, alesaggio e corsa 54×54, tocca i 13.000 giri, potenza poco sotto i 50 Cv, con carburatori Mikuni, raffreddamento ad acqua, valvole rotanti, accensione elettronica Kroeber, sei marce, sospensioni forcelle Ceriani, moto sotto i 100 Kg di peso, molto bassa e aerodinamica. Utilizzando le conoscenze e da sempre pilota-manager di se stesso, Grassetti coinvolge nel progetto, come sponsor, alcune importanti aziende extra-settore, mettendo in pratica quella che un anno prima era solo una idea. All’apparenza, con il colore verde-argento, la moto pare proprio la gemella della MZ. Ma non è così: ad esempio il motore ha i “colli” indipendenti con il terzo albero, una soluzione mai sperimentata dalla casa tedesca. Non solo: il motore dispone di sette dischi rotanti intercambiabili in modo da poter utilizzare quello più adatto per ogni tipo di circuito per sopperire, così, all’handicap della minor coppia a bassi regimi.

grassetti… funziona

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La grande esperienza di Silvio fa bruciare i tempi dello sviluppo della moto che, dopo le promettenti prime uscite in corsa nel 1974 a Modena, a Imola, ad Assen, viene “rivisitata” per il 7 luglio in occasione del GP del Belgio di Spa-Francorchamps dove l’asso pesarese aveva trionfato due anni primi con la MZ 250 dopo un duello-show con Phil Read. Sul circuito belga Silvio ha l’imbarazzo della scelta: la MZ preme perché corra con le nuove bicilindriche 250 e 350 e lui stesso, prima di provare la “Grassetti” duemmezzo, decide di scaldarsi con la sua Yamaha. Ma il destino lo attende alla Raidillon Eau-Rouge. Per diciotto drammatici giorni il “Leone di Montecchio” rimane in un lettino d’ospedale di Liegi privo di conoscenza, in un sonno profondo. È in coma farmacologico ma non in morte celebrale. Sua moglie Marzia gli siede accanto parlandogli come se lui udisse. Non è la sua ora. Ma sarà il definitivo addio alle corse. Silvio attacca il casco al chiodo. E la sua Grassetti 250 prende la via del museo di casa. Un bolide-gioiello che è fra gli emblemi di quel motociclismo dei Giorni del coraggio di cui Silvio è stato gran protagonista. Non può che far piacere che dalla lontana Cina ci sia interesse per acquistarla e portarla in un museo del gigante asiatico. L’auspicio è che la Grassetti 250 GP resti, però, in Italia, magari a Pesaro, dove è stata pensata, progettata e realizzata.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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