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Proviamo a guardare oltre i tempi dei test MotoGP di Mandalika: Pecco Bagnaia è il punto di riferimento? Marc Marquez è a proprio agio sulla nuova Honda RC213V? Quali sono le chance di Quartararo?

Massimo Falcioni

Si sa che i tempi fatti segnare nei test invernali vanno sempre presi con le pinze, stavolta ancora di più viste le pessime condizioni della pista di Mandalika. Di fatto il primo giorno è servito ai piloti per “pulire” il circuito (miglior tempo Pol Espargaro 1’32”466 con la Honda), il secondo per capire e interpretare il corridoio di asfalto creato giro dopo giro (miglior tempo Marini 1’31” 289 con la Ducati), il terzo per fare il tempo (ancora Pol Espargaro 1’31”060) però senza assilli e, soprattutto, stando tutti ben attenti a evitare rischi inutili.

figuraccia mandalika

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Intendiamoci, quelli alla fine sono i tempi e su quelli si deve ragionare dopo i tre giorni di test di Mandalika anche se, come si vedrà il 20 marzo nel secondo round mondiale con il circuito si spera a posto, quei tempi salteranno, con la pole sotto l’1’30”. I test in Indonesia come noto sono iniziati con forte vento e sabbia trasformata in fango per la pioggia, le condizioni della pista oltre i 60 gradi sull’asfalto erano a dir poco precarie non solo in termini di sicurezza ma anche rispetto alla miglior traiettoria essendoci di fatto una sola corsia su cui passare senza danni, perché appena fuori da quel “corridoio” le condizioni dell’asfalto diventavano pericolose costringendo i piloti a rallentare o, in caso contrario, finire a terra, come accaduto a tanti. Rischi anche per le aree di fuga, non solo infangate, ma anche lì con sassi che hanno malridotto la tuta del malcapitato Martin, come fosse stato impallinato da cacciatori. Dunque proteste e polemiche sin dal primo giorno di prove perché i piloti, dopo una sospensione dei test di due ore nel (fallito) tentativo degli organizzatori di ripulire almeno le curve, non hanno avuto alternativa se non scendere in pista con l’unico obiettivo di tracciare una sorta di corsia liberata da sabbia e detriti. Comunque , o così o a casa, perché come rilevava Marc Marquez, altra via non c’era, in quanto con l’uso dei camion-spazzatura non si faceva altro che spostare lo sporco da un posto all’altro.

proiettili in motogp

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Una situazione fra le peggiori di sempre, per i non pochi casi di Covid nel paddock e per il fango e i detriti portati sulla pista dagli acquazzoni e per la sabbia e i sassi (sì, i sassi dei tempi di Nuvolari al Circuito del Lario) sparati come proiettili dalle ruote posteriori dei bolidi contro chi aveva l’ardire di prendere la scia. “I sassi qui sono davvero un gran problema, un vero pericolo – ha detto alla fine Pecco Bagnaia – A me è arrivata una sassata sul braccio sinistro e mi ha lasciato il segno, un buco. In gara, se sei nel gruppone, con una sola traiettoria pulita che non può essere occupata da tutti, rischi di farti davvero male e di far male agli altri”. Altri hanno sentito questi “proiettili” nelle mani, sul petto e nelle gambe. I piloti, tutti, sono stati quindi concordi nel criticare la pista, peraltro giudicata spettacolare e valida tecnicamente, affermando che in queste condizioni sarebbe impossibile sorpassare in gara, di fatto dicendo che così non si può correre. Gli organizzatori, capita l’antifona, non hanno potuto che prendere atto garantendo che il 20 marzo, per il Gran Premio, sarà tutto sistemato. Si vedrà.

cosa dicono i test

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E la classifica combinata dei tempi della tre giorni di Mandalika? C’è. E quella fa testo e fa notizia, con i primi 10 piloti in meno di mezzo secondo (il decimo Zarco, da Espargaro: +0”429) e con i piloti divisi da soli 0”855 secondi. Dunque Pol Espargaro (Honda) davanti a tutti, 1’31”060 record della pista, sempre veloce e sicuro sulla nuova RC213V che riporta il sorriso in Hrc che addirittura promettono un bolide ancora più performante per il GP del Qatar. Secondo Quartararo (Yamaha), solido pur se allarmato per la penuria di potenza del suo motore che comunque lo ha spinto sull’1’31”074. Terzo Marini (Ducati VR46) 1’31”289 il più veloce fra tutti i piloti con le moto di Borgo Panigale apparentemente non proprio al gancio. Quarto piè veloce Aleix Espargaro 1’31”385 sull’Aprilia dimostratasi in questi test invernali solida nelle posizioni che contano e pronta a battersi con continuità per la top five. Quinto Morbidelli (Yamaha) 1’31”416 che pare tornato sulla bella via del 2020. Sesto Bagnaia (Ducati) 1’31”436, gran passo e solido perno dello squadrone di Borgo Panigale, fiducioso per il potenziale della GP22. Settimo Rins (Suzuki) 1’31”477, già da prima fila per la gran spinta del nuovo motore. Ottavo Viñales (Aprilia) 1’31”478, ottimo passo pur se dubbioso sul feeling con la sua nuova RS-GP 22 e quindi col viso tirato. Nono Marquez (Honda) 1’31”481 sempre ammirevole e competitivo e di più ma con una smorfia malcelata perché non al 100% fisicamente e ancora protagonista di cadute. Decimo Zarco (Ducati Pramac) 1’31”488, coperto ma solido.

gli altri di mandalika

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Seguono Binder non del tutto convinto (alla pari di Oliveira) dalla Ktm 2022, Mir, Bastianini assai loquace e fiducioso e di buon auspicio per la nuova avventura del Team Gresini; Alex Marquez, Oliveira, Martin (più volte a terra e un po’smarrito), Nakagami, Miller (anche lui non proprio con il feeling giusto con la nuova Ducati); Dovizioso “spaesato”, in difficoltà nei cambi di direzione e non solo; Bezzecchi e Di Giannantonio (entrambi caduti) debuttanti di buone speranze a 0”841 e a 0”855 dalla vetta, Fernandez, Gardner, Binder. Numerose, come detto, le cadute con a terra, fra gli altri, Marc Marquez (tre volte) e il fratello Alex, Bagnaia, Miller (si è fatto notare più per l’insulto a Aleix Espargaro dopo il tete-a-tete in pista che per i suoi tempi, forse teso per l’incertezza della sua permanenza in Ducati), Viñales, Martin (messo poi out da un virus intestinale che ha colpito anche Joan Mir), Fernandez, costretto a chiudere le prove in anticipo dopo il gran volo di sabato, sopra i 200 all’ora.

i team dopo mandalika

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Sul piano prettamente tecnico, anche al di là della classifica dei tempi, pare proprio che se tutte le case hanno fatto un passo avanti, Honda in primis ma anche Ducati (su un circuito non proprio su misura dei bolidi bolognesi), ne hanno fatti due. Non tanto, ripetiamo, valutando (solo) i tempi sul giro, ma mettendo sulla bilancia il passo gara, con i bolidi dell’Ala Dorata e quelli di Borgo Panigale davvero “da paura”. Per Ducati il rischio è quello di fare confusione all’interno della straordinaria onda d’urto degli otto piloti in pista, a meno che non si siano già dati i gradi di capitano a Bagnaia che, peraltro, li meriterebbe, specie se confermasse subito il suo straordinario finale di stagione 2021. Per Honda l’incognita resta lo stato di salute di Marc Marquez che pare non più assillato dai guai agli occhi ma ancora con la spalla dolorante nel terzo giorno di test. Marquez ha apprezzato assai le qualità del nuovo bolide Honda, specie per la gran presa sul retrotreno, sia in staccata che in accelerazione. In questo senso, bene anche le Yamaha pur se Quartararo continua a tenere il muso lungo e a borbottare, evidentemente più in funzione contrattuale che per questioni tecniche anche se la moto dei Tre diapason quella è, di grande equilibrio ma con “quel motore” e spazi di miglioramento ridotti davvero al lumicino: tuttavia binomio più che solido (anzi trinomio mettendoci anche Morbidelli formato 2020) ancora in grado di battersi per il titolo. Bel salto in avanti anche per Aprilia che con Viñales in giornata di grazia può davvero puntare in questa stagione alla sua prima vittoria in MotoGP. Aspettative alte anche per Suzuki. Tutto è pronto per la gran festa che inizia il 6 marzo a Losail. Basta non rovinarla già pensando al 2023 – sì al 2003 – quando comunque la stagione 2022 sarà da show. Il miracolo atteso? Il mondiale finalmente a un binomio tutto italiano.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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