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Nel primo Mondiale i piloti italiani chiusero ai primi dieci posti del campionato. Si correva su moto da 13 cavalli, oggi ne hanno 60. Ieri Pagani dominava, oggi Foggia cerca la rivincita dopo il duello 2021 con Acosta

Massimo Falcioni

Con lo shakedown dal 31 gennaio al 2 febbraio a Sepang riservato ai collaudatori e ai debuttanti della MotoGP e con i successivi test del 5-6 febbraio con i piloti ufficiali della “classe regina” inizia di fatto, con le ferree restrizioni anti-Covid, la stagione 2022. L’11 febbraio, sulla pista indonesiana di Mandalika seguiranno gli “Official test” MotoGP e la settimana dopo a Portimao, dal 19 febbraio, toccherà alle Moto2 e Moto3. Quindi, il 6 marzo, il primo round iridato 2022 a Losail, in Qatar, per la stagione più lunga di sempre, con il gran finale del 6 novembre a Valencia. In questo pezzo mettiamo a confronto i piloti italiani partecipanti alla classe di minor cilindrata, la Moto3, rispetto a quanto accadde nella prima edizione del mondiale 1949 nella categoria “minore”, all’epoca la 125. Seguiranno la Moto2, oggi la classe intermedia con propulsori monomarca 3 cilindri da 765 cc (circa 140 Cv, velocità di 300 km/h) confrontata con la storica categoria di mezzo, la 250. Infine la MotoGP, dal 2002 la top class con motori 4 cilindri da 1000 cc vicini ai 300 Cv, velocità oltre 350 km/h, in rapporto alla classe regina del 1949, moto di 500 cc.

rapporto 125/moto3

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In sessantatre anni di vita della 125, dal 1949 al 2011, i piloti italiani hanno conquistato ben 23 titoli mondiali. In dieci anni di Moto3, dal 2012 al 2021, gli italiani hanno conquistato un solo titolo mondiale: nel 2019 con Lorenzo Dalla Porta (Honda). Nell’edizione 2021 è stato lo spagnolo 17enne debuttante in Moto3 Pedro Acosta (Ktm) a vincere il titolo con gli italiani al secondo posto finale con Dennis Foggia (Honda) e al quinto con Romano Fenati (Husqvarna). Nel 2022, su 30 piloti iscritti al mondiale Moto3 (10 spagnoli, 5 giapponesi, tre inglesi, un brasiliano, un australiano, un indonesiano, un turco, un francese) gli italiani sono sette: Dennis Foggia (21 anni) Team Leopard; Andrea Migno (26) e Alberto Surra (21) entrambi Team Snipers; Riccardo Rossi (20) Sic58; Stefano Nepa (21) Team Mta; Matteo Bertelle (18) ed Elia Bartolini (18) Team Avintia. Riusciranno i nostri “giovani leoni” nell’impresa di marcare con il tricolore il titolo Moto3 anche tenendo conto che il mattatore 2021 Acosta e altri protagonisti sono passati in Moto2? Tutto può accadere ma è impossibile ripetere quanto accaduto nel primo mondiale 125 del ’49 con 10 (dieci) piloti italiani giunti nella classifica finale ai primi dieci posti. Quel primo titolo va all’allora trentottenne Nello Pagani (Mondial) seguito da Renato Magi (Morini), Umberto Masetti (Morini), Carlo Ubbiali (MV Agusta), Gianni Leoni (Mondial), Oscar Clemencich (Mondial), Celeste Cavaciuti (Mondial), Umberto Braga (Mondial), Franco Bertoni (MV Agusta), Giuseppe Matucci (MV Agusta).

l’alba dei mondiali

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Ovvio che quel primo campionato mondiale del ’49 va contestualizzato, inserendolo in quella particolare realtà del dopoguerra e non può essere paragonato al Motomondiale di oggi: non solo sul piano tecnico, ma anche rispetto a un calendario che vede oggi oltre 20 Gran Premi in una stagione rispetto ai sei di quel 1949 e, addirittura con il primo mondiale 125 disputatosi con solo tre gare: al Bremgarten (GP Svizzera), ad Assen (GP Olanda), a Monza (GP Italia). Ciò senza nulla togliere al valore dei piloti, in primis Pagani, Ubbiali, Masetti che dimostreranno anche in seguito e anche nelle cilindrate superiori le loro qualità vincendo gare e titoli a iosa. Basti pensare che Nello Pagani, lo “zingaro-centauro” esordiente come pilota nel 1927, in quel primo Mondiale sfiora la doppietta 125/500: infatti conquista il suo primo iride nella ottavo di litro e termina secondo per un punticino (di fatto beffato da una diatriba regolamentare) nelle 500 su Gilera “quattro” vincendo ad Assen e a Monza, con un terzo posto all’Ulster, un quarto al Bremgarten, un quinto a Spa. Pagani, asso a cavallo di due generazioni nato l’11 ottobre 1911, è stato il pilota italiano più longevo in attività (30 anni ai vertici in ogni categoria con marche differenti: Mondial, Gilera, MV Agusta, Benelli, Guzzi, Morini, MM, Miller, Ancora, Orione), recordman mondiale di velocità (5, 10, 50, 100 km e dell’ora a Monza nel 1938), 5 titoli tricolori (il primo nel 1934 con la Miller 250 e l’ultimo 17 anni dopo, nel 1951, con la Gilera 500), una Milano-Taranto, primo italiano vincitore di una prova iridata con la Mondial 125 praticamente al debutto e primo italiano campione del mondo insieme all’altro fuoriclasse Bruno Ruffo, iridato ’49 con la Guzzi 250 dopo epiche battaglie con Dario Ambrosini su Benelli.

motomondiale 1949

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Ma torniamo al 1949: anno in cui il 4 maggio c’è la tragedia di Superga che cancella il grande Torino, al Tour de France trionfa Coppi davanti a Bartali, c’è il decollo del Totocalcio con le scommesse sul calcio e l’ippica, la Ferrari vince la 24 di Le Mans, riprende la Mille Miglia auto Brescia-Roma-Brescia, i motori e il mito della velocità appassionano gli italiani che cercano di uscire dalla distruzione materiale e morale della guerra. In quel contesto parte il mondiale 125, ma solo il 2 luglio con il GP di Svizzera perché nel primo round iridato del 13 giugno al Tourist Trophy gli organizzatori avevano accettato solo le 250, 350, 500, oltre a quattro gare di contorno con moto derivate di serie. Quindici giorni dopo il TT inglese, in quella prima corsa iridata della ottavo di litro nello stradale della foresta svizzera del Bremgarten, avveniva il battesimo trionfale per i corridori italiani e le moto italiane: Pagani (Mondial) vinceva davanti a cinque italiani che tagliavano il traguardo in un fazzoletto, quasi in parata, con Magi (Morini) secondo, Cavaciuti (Mondial) terzo, Ubbiali (MV Agusta) quarto, Masetti (Morini) quinto, Bertoni (MV Agusta) sesto. Bis di Pagani la settimana dopo ad Assen con il compagno di marca Clemencich secondo, seguiti dalla tre MV di Ubbiali, Bertoni, Matucci. Il mondiale della ottavo di litro si chiudeva il 5 settembre a Monza con il trionfo Mondial: a Gianni Leoni la vittoria della gara davanti a Masetti (Morini), Braga (Mondial), Magi (Morini) e a Pagani, quinto in surplace, il titolo mondiale.

italia dominante

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Così la Mondial, entrata da meno di un anno nel giro delle grandi corse (debutto il 4 settembre 1948 al GP Nazioni sul circuito di Faenza causa l’indisponibilità di Monza dopo gli eventi bellici), iniziava quel trionfale cammino che la porterà a conquistare 10 titoli mondiali e a vincere di tutto e di più, ovunque, fino alla fine del 1957. Oggi la Moto 3 dispone di motori 250 cc monocilindrici 4 tempi da 60 Cv, velocità sui 250 km/h. La prima Mondial prototipo 125 del 1948 (monocilindrico bialbero 4 tempi con distribuzione a doppio asse delle camme in testa comandato da alberello verticale e coppie coniche di rinvio) disponeva di 13 Cv a 9000 giri con una velocità di 140 km/h: di lì a poco si supereranno i 15 Cv a 10.000 giri oltre i 150 km/h, poi i 18 Cv e i 160 km/h e così via. Dotata di una prima carenatura fatta di lamierino battuto a mano (ruota anteriore scoperta, cupolino e parabrezza avvolgente, posteriore coperto) quella 125 a fine ’49 stabilisce a Ostenda i nuovo record mondiali di classe sul chilometro lanciato alla media di 161,145 km/h. Quella Mondial 125, sviluppata costantemente da un manipolo di meccanici e tecnici di valore sotto la guida del Conte Giuseppe Boselli, domina i primi tre mondiali del 1949-50-51 con Pagani, Ruffo, Ubbiali, facendo salire ovunque il tricolore. Quel tricolore che nel primo mondiale 125 del ’49 resta abbagliante anche grazie alle Case italiane al primo posto nella classifica costruttori con la Mondial, seconda con la Moto Morini, terza con le MV Agusta. Alcuni protagonisti di quella stagione periranno poi in corsa: come Renato Magi morto nel 1951 dopo un incidente sulla fettuccia di Terracina; Gianni Leoni deceduto lo stesso anno dopo un assurdo incidente nelle prove del GP dell’Ulster; Oscar Clemencich perito nel 1950 dopo un impatto con la pietra della scarpata sul circuito di Ospedaletti; Celeste Cavaciuti, ferito mortalmente dopo un gran volo alla Coppa Shell di Genova del 1953. Quel primo mondiale del 1949, ma sarà lo stesso per le stagioni successive, può essere definito da “pane e salame”: per tutti i protagonisti e per il pubblico. Per i piloti, una sfida con se stessi prima che con gli avversari e con il destino. Dominava la “sostanza” delle corse e il business, l’immagine, il marketing, la sicurezza non si sapeva neppure cosa fossero. Il motociclismo dei “giorni del coraggio”: né migliore né peggiore di quello odierno, semplicemente diverso perché, in quel contesto, non poteva che essere così.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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