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Il campione del mondo Motocross MX2, onorato di aver riportato la casa dei Tre Diapason al mondiale motocross, nel 2022 sfiderà i campioni della MXGP: “Mi sento pronto, mi alleno con il 450 da quando ho 15 anni”

Matteo Solinghi @TeoSic58

Con l’ingaggio di Maxime Renaux nel team Factory, Yamaha ha fatto il salto di qualità nel Mondiale Motocross andando a conquistare il titolo piloti MX2 con il francese (mancava dal 2007, l’ultimo a conquistarlo un certo Antonio Cairoli) e anche quello costruttori, per un 1-2 nella generale da perfect season. E proprio da una stagione 2021 stellare, condita da 14 podi in 18 gare, Renaux inizia ad analizzare il momento che sta attraversando. In un’intervista round table con la stampa italiana, il vincitore del Mondiale MX2, Maxime Renaux, parla del proprio rapporto con Yamaha e del futuro, con un posto nel team ufficiale MXGP assicurato.

Maxime Renaux: la stagione MX2 2021

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“Nel 2021 abbiamo fatto un netto passo avanti in termini di costanza e sotto il punto di vista mentale”, racconta Renaux, da sempre pilota talentuoso, ma che mai era riuscito a incanalare l’energia nella giusta direzione, dando tutto anche quando non era strettamente necessario. “Ora arrivo alle gare più tranquillo e riesco a gestire meglio le mie emozioni. Diciamo che riesco a essere sempre me stesso: quando la gara va bene riesco a non strafare e quando la gara va male riesco a non essere troppo giù di morale perché non serve a nulla arrabbiarsi. Questa costanza di emozioni mi ha aiutato a livellare il mio stato d’animo. Non è stato facile vincere il titolo perché eravamo in tre o quattro a giocarci il campionato e poteva succedere di tutto. Il motocross è uno sport molto aperto, con gare imprevedibili e infortuni sempre dietro l’angolo. Sono riuscito a sfruttare la pressione per essere ancora più forte”.

Maxime Renaux: il passaggio in Yamaha Factory

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Dopo il terzo posto nel Mondiale 2020 ottenuto con la Yamaha del team SM Action, è arrivata la chiamata – irrinunciabile – di Yamaha Factory. Con una moto ufficiale Renaux si è messo per lo meno alla pari del compagno di squadra Jago Geerts e ha potuto affrontare a viso aperto Tom Vialle (Ktm). “Approdare in un team ufficiale cambia un po’ le cose – spiega Renaux – e questo mi ha fatto diventare professionista al 100%. Non ci sono enormi differenze rispetto a un team privato, ma sono tante piccole cose su tanti temi funzionali all’obiettivo finale, quello di vincere manche, gare e campionato. Ora sono più tranquillo di testa, più pulito nella guida, e questo mix ha portato alla costanza di risultati di quest’anno”.

Maxime Renaux: i punti deboli

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Ma un Campione del Mondo ha ancora punti deboli? “Più che punti deboli li definirei punti dove poter migliorare, nel 2021 abbiamo lavorato tanto su tutto. Siamo a un livello molto alto, ma penso si possa lavorare ancora sulla tecnica in moto, essere ancora più pulito e non guidare di forza. In MX2 ero uno di quelli più potenti fisicamente e quindi guidavo il 250 un po’ troppo di forza. Con il 450 meglio guidare più pulito e meno di forza per stancarsi meno nel corso della manche ed essere più efficaci. Meno la moto è potente e più devi forzare la guida, questo è ovvio”.

Maxime Renaux: il finale di stagione

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Quel che ha sorpreso della stagione di Maxime Renaux, oltre alla costanza, è la prova di forza mostrata in occasione degli ultimi GP, quando il titolo era già stato assegnato e non vi era la necessità di salire di nuovo sul gradino più alto del podio. “Ho continuato a spingere perché sono una persona alla quale piace correre – spiega l’ufficiale Yamaha –. Mi vedo come un cavallo: quando un cavallo esce per correre vuole vincere, punto. Campione del mondo o meno, volevo andare in pista e vincere facendo ciò che amo fare da sempre. Era importante per una questione mentale: volevo dimostrare veramente che ero io il campione del mondo, una prova di forza. Purtroppo ho fatto secondo nelle ultime due gare perché si sono create determinate condizioni di gara (La Yamaha si giocava il secondo posto nel Mondiale con Jago Geerts, in lotta con Tom Vialle e Ktm, n.d.r.). Volevo dimostrare in pista che il titolo era mio”.

Renaux e il successo Yamaha dopo Cairoli

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Maxime Renaux è entrato nella storia del Mondiale Motocross e di Yamaha per aver riportato il titolo alla Casa dei Tre Diapason dall’ormai lontano 2007, dal titolo MX2 di Tony Cairoli. Dal 2008, infatti, si è aperta la striscia del dominio Ktm, intervallata solamente dall’acuto di Tim Gajser con la Honda nel 2015. Inoltre, per Yamaha è il primo titolo con il motore di nuova concezione con testa ruotata di 180°: “Per tutti questi motivi e anche perché sono praticamente da sempre un pilota Yamaha, per me ha un gusto particolare questo titolo. La Casa giapponese mi ha fatto crescere, abbiamo fatto tutta la strada insieme con alti, bassi e infortuni. Non è sempre stato facile, ma proprio per questo è stato ancor più bello. Essere il primo campione del mondo con la Yamaha dopo Antonio Cairoli è una grande cosa che mi rende ancor più orgoglioso di aver riportato Yamaha sul tetto del mondo”.

Maxime Renaux e la scelta di passare in MXGP

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Ma perché non bissare il titolo? O provare a difenderlo? “Ho voglia di passare in MXGP perché mi sento pronto – afferma Renaux –. Ho fatto una bella stagione e un grande passo in avanti su molti aspetti. E quindi mentalmente sentivo che era il momento giusto. Sono pieno di fiducia, ho vinto la MX2, quindi è il miglior stato possibile per passare in classe regina. E poi avevo l’occasione di andare nel miglior team Yamaha in MXGP, non potevo dire di no. Sentendomi pronto di testa c’erano tutte le condizioni per farlo. Sono sicuro al 100% della mia scelta. La 450 è una moto che mi è sempre piaciuta, mi alleno con la quattroemezzo da quando ho 15 anni. È una moto fatta per me, perché devi avere forza e fisico per gestirla e questo mi piace tanto”.

Renaux e le emozioni del titolo Motocross MX2

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L’intervista round table si chiude con un ricordo, il più dolce del 2021 per il pilota francese: “A Pietramurata è stato un momento di emozione pura. La situazione era molto particolare, con Yamaha che torna alla vittoria di un titolo dopo quello di Cairoli. E lo fa con un pilota cresciuto nel vivaio Yamaha. Tutte queste cose hanno generato una grande emozione da parte di tutti. I miei genitori mi hanno visto nei momenti duri e sarebbe stato possibile mollare, ma non l’abbiamo mai fatto. Questo Mondiale e quelle emozioni ripagano tutti questi momenti duri, siamo contenti di aver conquistato con forza questo titolo, dimostrando al mondo intero che con forza di volontà, determinazione e dedizione si può risalire al vertice”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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