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L’a.d. Ducati: “Si è creata un’alchimia magica, se finisci l’anno con tre moto sul podio vuol dire che stai lavorando bene. Desert X una novità per noi. Portarla alla Dakar? Cercheremo competizioni adatte”

Paolo Ianieri

È soddisfatto, Claudio Domenicali. Senza se e senza ma. Per la stagione più bella della Ducati, anche se è mancato il bersaglio grosso, il Mondiale Piloti andato a Fabio Quartararo e Yamaha, mentre la rossa ha fatto incetta di tutto il resto: titoli Costruttori, a Squadre e Team indipendente, grazie all’apporto della Pramac. “Davvero, non c’è alcun rammarico, sono totalmente soddisfatto da come abbiamo finito — racconta l’a.d. Ducati — Per un’azienda come noi, lo scopo più importante è sviluppare tecnologia da portare sui modelli da strada. E credo che mai come quest’anno siamo riusciti a fare una moto, parlo della Panigale, così vicina a quella da gara. Avevamo già la migliore sportiva, l’abbiamo migliorata. Poi, è chiaro che tutte le marche in MotoGP puntano al Mondiale: quello piloti è il più prestigioso, e l’ha vinto giustamente Quartararo, perché è stato bravo e costante tutta la stagione, non ha sbagliato quasi mai. Ma con gli occhi del costruttore, finire con un podio tutto Ducati, come mai nella storia, ha un valore enorme, confermato dal miglior tempo nei test di Jerez in ottica 2022. Questa, ingegneristicamente, diresti che è la derivata, che indica il futuro, mentre il valore assoluto indica il presente: quindi direi che è una derivata di uscita molto positiva. Alcune occasioni perse, qualche errore di Pecco, qualche stranezza in alcune gomme non riescono a rattristare un grande 2021. Sia io sia Gigi Dall’Igna giudichiamo questa la migliore stagione di sempre”.

Senza Rossi, il peso del motociclismo italiano ora è sulle spalle della Ducati e dei suoi piloti, Bagnaia e Bastianini su tutti.
“Lo so, anche se Valentino è insostituibile, è un unicum, una persona sola che ha incarnato un insieme di talento, determinazione, orientamento al risultato estremo e simpatia. Dall’altra parte, però, Ducati rappresenta molto più di quanto non fosse dieci anni fa, una presenza solida, certa, un bel modo di identificarsi per gli italiani con qualcosa che non è solo sportivo, ma anche tecnologico. Come la Ferrari in F1, che è come la Nazionale”.

Quei due anni di Rossi in Ducati sono stati un fallimento suo e vostro. Sarebbe andato forte con questa Ducati?
“La Ducati di oggi è molto diversa, la risposta è che penso che sarebbe andato forte con questa”.

Farà dei test con voi o resterà fedele alla Yamaha?
“Questo lo decide Gigi. Noi non conserviamo nessun rammarico, è stato un momento in cui non eravamo fatti l’uno per l’altra. Era una moto molto calata sulle aspettative di Stoner e difficile da interpretare per un pilota abituato a una moto più equilibrata”.

Bagnaia sta mostrando concretezza e personalità. Per molti sarà il vero favorito nel 2022.
“Pecco ha finito in una forma strepitosa, è il pilota che ha fatto meglio nella seconda parte di stagione. Ha impiegato un po’ a fare lo step in MotoGP, ma dopo Aragon ha svoltato. In realtà si era visto che era già pronto per vincere, ma per un motivo o per l’altro non la portava a casa. È un ragazzo dolcissimo, ma quando entra nel box è estremamente determinato, basta guardare gli occhi e vedi una faccia diversa. Nel 2022 si giocherà il titolo”.

Jack Miller ha detto: la Ducati inventa, gli altri copiano.
“Credo che Gigi abbia interpretato in un modo pienamente Ducati il modo di fare le corse: siamo stati i primi a mettere le ali in MotoGP e su una moto di serie, ci piace metterci in gioco dal punto di vista ingegneristico e tecnologico per offrire emozioni straordinarie sia dal punto di vista della guida, sia della bellezza del design. E le corse sono il nostro laboratorio avanzato. C’è molta progettazione della prestazione, che è una delle cose che ci interessa di più perché sviluppa conoscenza, competenza, know how. E poi c’è gran fiducia da parte dei piloti, che affrontano le nuove soluzioni tecnologiche con spirito positivo: in passato abbiamo fatto più fatica perché alcuni piloti avevano pregiudizi, invece serve voglia di insistere e sperimentare. C’è questa alchimia magica di piloti veloci che si fidano molto degli ingegneri”.

A livello di produzione avete lanciato “Unica”. La Ducati è una moto da alta sartoria?
“Assolutamente, vogliamo sempre di più riuscire a cucire le nostre moto addosso ai desideri più estremi degli appassionati. E con Unica, la configurazione sarà così estrema che a livello di personalizzazioni l’azienda garantirà che non ci sarà una moto uguale”.

Avete presentato la Desert X: c’è un’idea di correre la Dakar se nascerà una categoria diversa?
“A noi piacerebbe moltissimo metterci in gioco in competizioni sportive fuori dall’asfalto. Stiamo pensando a dove possiamo già portare la Desert X. Ducati e le competizioni sono un unicum. La Desert X è qualcosa di completamente nuovo per noi, perché è stata sviluppata completamente fuori strada. Ero in Sardegna per i panel test, esercizio che faccio una volta al mese coi miei manager e collaudatori: non sono un esperto fuoristradista, ma mi sono divertito tantissimo”.

Si sente un a.d. atipico?
“Io mi sento un a.d. fortunato, faccio una cosa che mi piace da bestia ed è il mio mestiere. Sono in Ducati da 30 anni, sono entrato coi pantaloni corti fresco di università, c’erano tre ingegneri, ora siamo più di 300. Un tempo smontavo le Ducati che possedevo, ora ho la possibilità di crearle e influire assieme a una squadra di persone a creare il futuro”.

La MotoE quando la prova?
“Ho mancato di poco lo shakedown di Michele Pirro. Alla prossima occasione la MotoE è mia”.

È stato complicato entrare in un mondo quasi sconosciuto?
“Abbiamo creato un gruppetto piccolo, li definiamo i marines, perché fanno tutto loro, isolati e separati, con un budget a disposizione e potere di vita e di morte. Sono i più invidiati in azienda”.

Audi debutterà alla Dakar con un’auto elettrica. Quanta collaborazione c’è nel Gruppo?
“Molta. C’è un centro di competenza delle batterie del Gruppo Volkswagen a Salzgitter, ci sono competenze locali in Audi. A breve saremo in Porsche, dove oltre alla Taycan c’è la versione racing Mission R. Per un’azienda come noi, accedere a queste tecnologie è un vantaggio straordinario”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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