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L’asso inglese, 9 titoli complessivi nel motomondiale, ha corso 10 anni con 10 Case differenti: in carriera mostrò straordinarie doti velocistiche, ma pure grande capacità di adattamento su ogni moto, a partire dalla 125 di Borgo Panigale con cui vinse la sua prima gara, nel 1959 al GP dell’Ulster

Massimo Falcioni

I grandi piloti di motociclismo degli ultimi 20 anni e dintorni hanno gareggiato in più cilindrate, ma con moto di poche marche. Un esempio eclatante viene dai due principali protagonisti, Valentino Rossi e Marc Marquez. Il pesarese 9 volte campione del mondo, l’unico nel motomondiale ad aver vinto in quattro classi differenti, 125, 250, 500 e MotoGP, ha gareggiato con quattro Case diverse: su Aprilia (125 e 250), Honda (500 e MotoGP), Yamaha (MotoGP) e Ducati (MotoGP), chiudendo nel 2021 sulle soglie dei 43 anni la sua carriera dopo 26 stagioni iridate. Lo spagnolo 8 volte campione del mondo in tre classi differenti, 125, Moto2 e MotoGP, ha gareggiato con quattro Case diverse: su Ktm (125), Derby (125), Suter (Moto2) e Honda (MotoGP). Di fatto nella “classe regina” fin qui (9 stagioni consecutive) Marc è sempre stato su moto della Casa dell’Ala Dorata. Il 15 volte iridato Giacomo Agostini ha gareggiato nel mondiale per quindici anni in quattro classi differenti, 250, 350, 500 e 750, con quattro Case diverse: su Morini (250), MV Agusta (350 e 500), Yamaha (350, 500, 750) e Suzuki (500).

10 case per 10 mondiali

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Nessuno, però, ha mai corso (e vinto) su moto di Case diverse in tutte le cilindrate come Mike Hailwood, l’inglese 9 volte campione del Mondo: 4 volte nella 500 (su MV Agusta), 2 volte nella 350 (su Honda), 3 volte nella 250 (Honda e Mondial) nonché trionfatore 14 volte al TT dell’Isola di Man e primo corridore a vincere quattro mondiali consecutivi nella classe 500, dal 1962 al 1965 su MV Agusta. “Mike the bike”, considerato dai più il pilota “number one” di tutti i tempi, ha disputato dieci mondiali in tutte le classi (142 gare, 76 vinte, 112 podi) su moto di 10 Case diverse: NSU, EMC, Mondial, MZ, Ducati, Norton, AJS, Honda, MV Agusta, Benelli. Più precisamente, dal 1957 al 1968 (nel 1978 Mike tornò dopo le corse in auto al Tourist Trophy vincendo su Ducati la TT F1 ripetendosi nel 1979 vincendo il Senior TT su Suzuki), Hailwood pilota diciotto differenti moto da corsa, dalla Itom 50 cc monocilindrica 2 tempi in su, portando in pista sempre da protagonista bolidi di ogni cilindrata a 2 e a 4 tempi, ad aste e bilancieri, bialbero, con valvole desmodromiche a molla e motori a uno, due, tre, quattro, sei cilindri.

La prima moto di Mike

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Mike ricordava sempre con soddisfazione e affetto la moto del suo debutto agonistico nel 1957, l’unica 50 cc da lui guidata: la piccola monocilindrica 2 tempi italiana Itom Astor 50 preparata dal “mago” inglese Dick Chalaye che superava i 7 CV a 12.000 giri. Su quella Itom a 3 marce innestate a mano, debutterà anche Bill Ivy e poi l’amazzone Beryl Swain, prima donna a gareggiare al TT, nel 1962. Mike e il suo staff apportarono subito modifiche importanti trasformando quel ciclomotore italiano in una vera “motina” da corsa: il motore toccava i 10 CV sopra i 13.000 giri con una velocità prossima ai 100 km/h. Fu montato un cambio a pedale e realizzata una speciale connessione per dare maggior compressione alla propulsione.

Il supporto diretto della Ducati

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Vista la passione e la voglia di emergere di suo figlio, già a metà 1957 papà Stan “noleggia” dal preparatore Bill Webster la prima vera moto da corsa: una MV Agusta 125 monocilindrica con albero a camme in testa, priva di carenatura, con la quale il volitivo ma ancora acerbo Mike debutta all’Oulton Park finendo dodicesimo. La “Scuderia Sportiva” del ricco Stan acquista poi una MV 175 con forcella Earles adatta per le gare nella 250, quindi una Mondial 125, una Paton 125 a doppie valvole in testa, cambio a 5 marce (di fatto la moto costruita da Peppe Pattoni e Lino Tonti derivata dalla Mondial) con la quale Mike debutta al TT del 1958 finendo settimo. Ma è con la sua prima Ducati 125 (ancora non a valvole desmodromiche) che il giovane asso inglese si fa notare al TT, finendo poi undicesimo la settimana dopo ad Assen, prima gara nel Continente. “Che moto superba, quella Ducati!”, dirà in seguito Hailwood che pure stava facendo gavetta anche su moto “superiori” quali la NSU 250 e la Norton 350. Grazie a quella Ducati, via via supportata direttamente dal reparto corse di Borgo Panigale, attratta dal talento del giovane inglese oltre che dalle sterline di suo padre peraltro distributore Ducati in Inghilterra, Hailwood diventa la “promessa” number one in patria vincendo a fine ’58 la “Stella d’Oro” dell’Auto-Cycle Union per le corse su strada. Sulla spinta di quanto fatto nel 1958, l’anno successivo Ducati affida al 18enne corridore inglese una sua inedita monocilindrica 125 desmodromica . Con quel filante bolide bolognese (oltre 20 CV a 14.000 giri sopra i 180 km/h; nuovo telaio a culla doppia continua inferiore; nuovi freni anteriori a ganasce sdoppiate con grandi prese d’aria laterali; carenatura “a delfino”) Hailwood compie il suo primo vero colpaccio iridato, conquistando a Hockenheim il terzo posto-show alle spalle del binomio delle MV, Ubbiali e Provini, e bruciando i compagni di squadra Francesco Villa e Bruno Spaggiari e dando una “lezione” anche alle sibilanti MZ tedesche-orientali di Ernst Degner e Luigi Taveri. Nella successiva gara di 125, al TT inglese, il binomio Hailwood-Ducati si ripete ancora sul podio dopo Taveri (secondo su MZ) e Provini (trionfatore su MV) con tutti gli altri staccati: Fugner (MZ), Ubbiali (MV), compresi Taniguchi e Suzuki sulle debuttanti Honda. Una corsa infuocata, che mette ko anche la MZ di Degner e le Ducati-Casa di Villa e Spaggiari. Quella corsa al TT fu davvero un capolavoro di guida per il giovane Mike, definito il Re del “Glen Helen”, lo spettacolare quanto micidiale tratto del Mountain già teatro di epici duelli e anche di incidenti mortali.

una monocilindrica da sogno

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Con quella monocilindrica bolognese Mike farà tante altre gare straordinarie, preferendola poi anche alla nuova 125 bicilindrica, molto più veloce ma anche meno guidabile e lenta in accelerazione nonché “troppo piccola” per la statura di Mike. Non ci vorrà molto, però, per far cambiare idea all’astro nascente inglese che apprezzerà poi le doti tecniche della bicilindrica bolognese, con la quale sarà protagonista di battaglie epiche con i piloti della MV e della MZ e poi della Honda. La 125 bicilindrica di Borgo Panigale era davvero al top mondiale della categoria: 22,5 CV a 14 mila giri (180 CV/litro) che i piloti potevano tirare in caso di necessità fino a 17 mila giri superando i 190 km/h! Era impressionante osservare e udire da vicino come Mike decelerasse all’ingresso delle curve, portando senza danni il suo propulsore a 16 mila-17 mila giri! Al GP del Belgio, solo un banale problema tecnico della sua Ducati priva Mike del podio (finirà sesto in volata) dopo un infinito corpo a corpo in testa a 165 km/h di media con Degner e Hempleman (MZ), con Ubbiali, Spaggiari, Hocking, Pagani (MV Agusta), con Kitano e Shimazaki (Honda).

la prima vittoria nel motomondiale

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L’anno prima, l’8 agosto 1959 al GP dell’Ulster, Mike coglieva su Ducati il suo primo successo nel motomondiale bruciando Hocking e Degner su MZ, e le altre tre Ducati di Kavanagh, Pagani, Wheeler. Il giovane asso inglese su Ducati si classifica terzo assoluto nel mondiale 125 con una vittoria, tre terzi posti, un quarto, un ottavo a Monza, rallentato da problemi tecnici dopo che la Ducati di Luigi Taveri chiudeva terza in volata dietro a Degner (MZ) e Ubbiali (MV), secondo. Dal 1960 Ducati offre a papà Stan, per Mike, anche una 250 bicilindrica desmo (43 CV all’albero motore, 38 alla ruota, regime max 12 mila giri, 220 km/h di velocità massima) assistita direttamente dal meccanico Oscar Folesani. Il 9 aprile Mike debutta con quella duemmezzo italiana, vincendo a Silverstone, facendo filotto a Brands Hatch, Snetterton e di nuovo a Silverstone e quindi sfiorando il podio iridato a Spa: primi punti mondiali Ducati in 250. Mike domina su Ducati nel prestigioso campionato inglese e conquista altre tre Stelle d’Oro dell’ ”Auto-Cycle Union”, imboccando la strada dei suoi 9 titoli mondiali, con il primo che arriverà nel 1961. Hailwood diventerà presto il number one mondiale sulle pluricilindriche Honda e MV Agusta. Ma questa è un’altra storia. La storia di “Mike the bike”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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