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Il MotoGP™ Legend racconta a Simon Crafar i suoi punti di forza, le lezioni imparate dalle competizioni e molto altro

Durante il Warm Up della MotoGP™ del Gran Premio Brembo do Algarve 2021, l’inviato di motogp.com in pit-lane Simon Crafar ha raggiunto Casey Stoner, tornato nel paddock per vivere da vicino le ultime due gare dell’anno.

Il MotoGP™ Legend ha approfondito una serie di argomenti interessanti, di seguito ti proponiamo l’intervista integrale.

Crafar: Quali erano i tuoi punti di forza, in moto o fuori dalla pista?

Stoner: “Probabilmente non avevo molti punti di forza una volta sceso dalla moto. Il mio punto di forza era la mia mancanza di orgoglio. Penso che troppi piloti lo abbiano, nel senso che non vogliono cambiare, non vogliono adattarsi, vogliono che la moto si adatti a loro, dicono sempre ‘non si adatta al mio stile, non riesco ad avere un buon feeling’. Se non avviene subito, fatelo succedere. Se la moto da sola non funziona per te, fai in modo che funzioni per te”.

Ecco perché sono sempre stato veloce in condizioni diverse, sono stato in grado di adattarmi alle cose rapidamente, è a causa della mia mancanza di orgoglio sulla moto. Ero il primo ad ammettere di aver fatto un errore una volta arrivato al box invece di incolpare la moto e questo ci ha permesso di andare più lontano. Poi, invece di guardare un’altra moto o un altro pilota e dire ‘l’unico motivo per cui fanno così è per la moto’ o qualcosa del genere, pensavo: ‘ok, cosa dobbiamo fare per eguagliarli in quell’area’. Non necessariamente batterli ma almeno eguagliarli dove eravamo deboli. Ero sempre disposto a imparare dagli altri. Questo per me è l’orgoglio. Quando se ne ha troppo non s’impara e non ci si adatta. Penso che diventi un po’ un blocco”.

Crafar: Quali caratteristiche ammiri nei tuoi concorrenti, i loro punti di forza?

Stoner: “Penso che ci fossero punti di forza in tutti quelli con cui ho gareggiato. Non ci sono due piloti uguali così come non ci sono due moto uguali e non ci sono due curve uguali. Ci sono sempre modi diversi per affrontare il tutto. E questo è il bello di questo sport, non è come le corse automobilistiche, in particolare in F1, dove tutti sono guidati dall’aerodinamica e tutti seguono la stessa linea. Qui abbiamo molte opzioni, molti modi diversi di affrontare una situazione molto simile”.

Jorge (Lorenzo) aveva un sacco di cose che avrei voluto; di Valentino (Rossi) la capacità di combattere ma la persona da cui ho imparato di più, perché ho corso con lui per tutta la mia carriera, è stato Dani Pedrosa. Il modo in cui riusciva a trovare la velocità e faceva delle cose che a volte lasciavano di stucco e mi chiedevo come facesse”.

“Quando sono diventato suo compagno di squadra nel 2011, è stata la cosa migliore che mi sia mai capitata perché negli anni precedenti in Ducati, e non voglio essere frainteso, ma non sono mai stato in grado di guardare i dati del mio compagno di squadra per sapere come andare più veloce. Quindi, questo è stato un aspetto negativo per me, perché non avevo nessuno che mi aiutasse a dire ‘ok, puoi migliorare un po’ lì perché il tuo compagno di box è in grado di essere più veloce di te in quel punto’, questo è un grande vantaggio”.

“Con Dani potevo vedere cosa fosse in grado di fare in alcuni punti della pista con la mia stessa moto. Non lo seguivo nell’assetto perché io seguo la mia direzione ma a volte lui affrontava le situazioni in modo un po’ diverso da me e sono stato in grado di imparare. Questo mi ha dato molta più forza sapendo che avevo qualcuno che mi permettesse di migliorare alcune delle mie debolezze“.

Crafar: La MotoGP™ è uno sport forte, con degli alti e bassi estremi. Ci sono lezioni di vita che hai imparato negli anni che hai trascorso nel paddock, positive o negative?

Stoner: “Purtroppo, ho probabilmente imparato più lezioni negative, come cosa aspettarsi dalle persone e quello che sono capaci di fare. Questa è stata la cosa più importante perché sono sempre stato il tipo di persona che si auto colpevolizzava quando incrociava le traiettorie di qualcuno, quindi, andavo largo perché avevo fatto un errore lasciando così passare un paio di piloti perché al tempo c’era la ghiaia e perdevo comunque molto tempo. Ricordo che la mia squadra si arrabbiava perché perdevo tempo e rientravo direttamente dove avrei dovuto ma io pensavo: ‘no, ho fatto un grosso errore, devo essere penalizzato per questo’.

“Ma ho visto di cosa erano capaci gli altri e pensavano solo a loro stessi, soprattutto quando si corre, e capisco che devi pensare a te stesso ma devi rispettare i tuoi rivali. Come abbiamo visto, è una questione di vita o di morte e penso che c’è chi lo dimentichi troppo in fretta. Penso che rispettare gli altri piloti sia una cosa molto, molto importante che forse abbiamo perso un po’. Nei miei anni da pilota ho imparato a non sottovalutare mai ciò che gli esseri umani sono capaci di fare quando vogliono qualcosa. Ho imparato ad avere gli occhi ben aperti e ad essere vigile, ad assicurarmi di sapere da dove veniva ogni attacco”.

Crafar: Se potessi tornare indietro e cambiare qualcosa nella tua carriera, cambieresti qualcosa?

Stoner: “Non credo, perché bisogna avere quelle lezioni di vita, per così dire. Anche se sarebbe bello avere una carriera senza problemi ma allo stesso tempo non si imparerebbe nulla. Si impara di più dai propri errori che non dalle vittorie o quando si fa tutto bene. Questo è quello che mi dicevo quando imparavo dai miei rivali”.

“Ho bisogno di esaminare tutto. Ci sono un paio di cose che probabilmente vorrei non fossero successe come il mio affaticamento nel 2009, il mio infortunio nel 2012, o un paio di altre cose nei primi anni, in 125cc e 250cc, ma, allo stesso tempo mi hanno portato a dove sono oggi, mi hanno aiutato a imparare ciò che so, quindi, allo stesso tempo non posso davvero rimpiangere nulla di quello che è successo. Ho avuto una carriera abbastanza fortunata“.

Crafar: Qual è stata la tua moto che hai preferito guidare nella tua carriera?

Stoner: “La mia moto preferita è la Honda MotoGP™ del 2012, ma con le gomme del 2011. Gli pneumatici che introdussero per la nuova stagione non funzionavano altrettanto bene con la nuova moto. Abbiamo avuto quantità incredibili di chattering, abbiamo filmati al rallentatore dello pneumatico posteriore che rimbalza a circa 10 centimetri dall’asfalto. Ogni curva a destra era così in accelerazione e la maggior parte dei circuiti del Campionato del Mondo hanno curve a destra. Quindi quando eravamo su un circuito a sinistra vincevamo ma quando era un circuito a destra faticavamo immensamente”.

“Aveva tutto a che fare con la mescola dello pneumatico e con la sua tenuta. La costruzione interna, suppongo, generava una spinta nella ruota e sfortunatamente non ha funzionato bene. A sinistra andava bene perché ci aiutava la forza della catena ma dall’altro lato le forze della catena provengono da una direzione diversa, una coppia diversa e tutto passa attraverso il forcellone e si crea un chattering incredibile”.

“La moto con le gomme 2011, quando abbiamo iniziato a provarla, era senza dubbio la migliore moto che abbia mai guidato, era fantastica in frenata, girava, correva, mi ci sono divertito molto. Ma sì, quando siamo arrivati al 2012 e hanno cambiato le mescole e la costruzione degli pneumatici, ha rovinato la nostra stagione”.

Crafar: Qual è il momento preferito della tua carriera, c’è un istante importante che non dimenticherai mai?

Stoner: “Non posso dimenticare di aver vinto il Campionato nel 2011 a Phillip Island. Non sembrava che potesse succedere fino a quella mattina quando, purtroppo, Jorge è caduto e si è fatto male al dito. Ma un sacco di cose si sono allineate quel giorno. Era il mio compleanno, penso sia stata la mia quinta vittoria di fila a Phillip Island, il mio Gran Premio di casa, il mio secondo Campionato del Mondo… un sacco di cose si sono allineate quel giorno, è stato incredibile. Non molte persone riescono a vincere un Campionato del Mondo nella loro gara di casa il giorno del proprio compleanno. Tutte queste circostanze hanno reso tutta la situazione fantastica”.

“Probabilmente un paio di altri momenti a cui non molti penserebbero. Uno di questi era Motegi 2010. È stato un vero successo per me, perché non c’era modo di vincere quella gara. Dovi e le due Yamaha, di Valentino e Jorge, erano molto più veloci di noi, stavamo combattendo con la Ducati. Abbiamo spinto come pazzi. È probabilmente l’unica gara che ho fatto in cui sono stato al passo delle qualifiche, giro dopo giro. Ed è difficile da spiegare alla gente, dicono ‘ah, bene, spingi ogni gara’, ma non è così, devi mantenere un margine”.

“È solo nelle qualifiche che ti fai veramente il mazzo, la tua frequenza cardiaca va alle stelle, puoi fare solo un paio di giri consecutivi prima di rallentare un po’ per rimetterti in sesto. Così in quella gara ero giro dopo giro, come in una qualifica per cercare di stare davanti a Dovi, che era stato molto veloce per tutto il fine settimana, mi sono giocato tutto e vincere quella gara è stato enorme per noi. In termini di risultati, nessuno si renderà conto, ma per fare tutti i quei giri a quel ritmo, tranne gli ultimi tre o quattro, dove abbiamo ottenuto abbastanza distacco, è stato immenso per me”.

Crafar: Cosa pensi della MotoGP™ di oggi, dei piloti e delle moto che ci sono, cosa ti impressiona?

Stoner: “Quello che mi impressiona di più è quanto siano vicini tutti i costruttori. Onestamente, con il giusto pilota si può vincere con qualsiasi moto in questo momento. Aprilia è stata probabilmente la piccola eccezione, ha ancora bisogno di un po’ di lavoro ma a volte il loro ritmo è impressionante. Penso onestamente che ora non importa quale moto tu abbia perché hai una buona possibilità di fare un buon balzo nella parte anteriore”.

“Di nuovo, si tratta di togliere di mezzo l’orgoglio e di lavorare con quello che si ha. Ma tutti hanno dimostrato di essere capaci di vincere delle gare. La Suzuki ha vinto il Campionato del Mondo l’anno scorso, la Ducati si è giocata tutto fino alla fine, Yamaha sappiamo che migliora anno dopo anno, Honda sarà sempre competitiva, solo Aprilia ha ancora un po’ più di margine ma speriamo di poter vedere qualcosa di bello da Maverick il prossimo anno. Forse non importa davvero su quale moto sei, hai una buona possibilità di vincere le gare”.

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Fonte: https://www.motogp.com/

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