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Dure parole dello spagnolo, vice iridato Moto2 alle spalle del compagno, contro il team Ajo: “Nessuno sapeva come guidare me e la mia squadra di meccanici, ma i numeri dicono quello che ho fatto”

Che sia un tipo fumantino e a volte difficilmente controllabile, lo si era intuito già diverse volte in questa sua prima stagione di Moto2, ma nessuno si aspettava che Raul Fernandez avrebbe fatto il suo esordio in MotoGP attaccando apertamente il team di Aki Ajo, quello di riferimento della KTM nelle classi minori, e sminuendo la vittoria del suo compagno Remy Gardner, al suo fianco anche nel 2022 nella struttura KTM Tech3.

vittoria morale

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Intervistato da ‘motorsport.com’, infatti, il rookie terribile capace di battere il record in Moto2 di Marc Marquez con 8 vittorie, 12 podi e 7 pole position, ma alla fine uscito sconfitto per 4 punti nei confronti dell’australiano (5 vittorie, 12 podi e 3 pole), non si è risparmiato. “Il problema che abbiamo avuto è che nessuno sapeva come guidarci ed è per questo che non abbiamo preso la corona – ha dichiarato Fernandez -. È chiaro che non sono stato il campione, ma moralmente ho ben chiaro nella mia testa che ho ottenuto qualcosa che ha molto valore. Il problema che avevamo è che tutta la mia squadra, e quando dico la mia squadra intendo i miei meccanici – e sono stato molto fortunato a trovare un gruppo così speciale -, erano inesperti e nessuno sapeva come guidarci. Ed è per questo che oggi non abbiamo il titolo, ma moralmente è stato dimostrato dal risultato che sono il pilota più forte, con più vittorie, pole, giri veloci… Remy è il campione, ha ottenuto più punti, ma con la velocità che avevo ed essendo come un pesce che nuota contro corrente, mi sento moralmente campione. Quello che abbiamo fatto, essendo tutti nuovi e conoscendoci a vicenda quest’anno, è impressionante”.

senza guida

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Finito? No, perché dopo avere smentito le parole del suo compagno che aveva detto di avere vinto il titolo grazie a una maggiore “perseveranza e intelligenza”, Fernandez ci è andato giù ancora più duro: “Mi è mancata una mano che ci guidasse, una mano che ci dicesse, come i bambini piccoli prima di inciampare su una pietra, di stare attenti. Una figura che ci guidasse e ci aprisse la strada, una figura che volesse aiutarci a vincere, non una figura che mettesse pietre e ostacoli sulla nostra strada perché non avessimo successo. Questa è stata la chiave. È molto bello dire di essere un campione quando hai corso in una categoria per sei anni, dicendo che sono stato più intelligente. No, non sei stato più intelligente, sei stato quello che ha avuto meno pietre messe sulla tua strada”.

bastoni fra le ruote

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E per Fernandez in questo senso, a mettergli i bastoni tra le ruote è stata la sua stessa squadra. “Ognuno può capirlo come vuole, ma noi lo sappiamo. Ci è costato sudore e lacrime. A metà anno abbiamo parlato e tutti (i suoi meccanici; n.d.r.) stavano passando un brutto momento, eravamo tutti impazienti di finire la stagione. Sono molto contento dell’anno che abbiamo passato e di come ci siamo capiti e abbiamo combattuto tutti nella stessa barca, e anche nonostante quelle pietre siamo riusciti a superarle e a vincere otto gare come debuttante, qualcosa che nessuno aveva fatto prima. Quando eravamo sul podio ad Austin a festeggiare la mia vittoria, c’erano persone (nel box) che non aprivano bocca né applaudivano. È difficile, perché quando sei un pilota e combatti per un sogno, hai bisogno di persone al tuo fianco che credano davvero in te e che non ti mettano i bastoni tra le ruote. Ci sono stati alcuni momenti molto difficili nel mio anno Moto2, a causa di persone che non credevano in me, mi hanno fatto dubitare di questo marchio, ma alla fine andremo con KTM nella stessa direzione, remando tutti insieme, e sono molto motivato”. Quando alla fine della prima giornata di test a Gardner è stato chiesto un commento sulle parole del compagno, il figlio dell’iridato in 500 Wayne, ha tagliato corto: “Chi è il campione? Pensi pure quello che vuole, sono solo stronzate”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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