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Il pesarese al passo d’addio: “Dopo il GP di Valencia spero di non piangere, ma non posso avere rimpianti, anche se 10 titoli o 200 podi sarebbero stati belli. Le rivalità mi hanno fatto crescere, ma sono orgoglioso soprattutto di aver avvicinato tante persone a questo sport”

Massimo Brizzi

La passerella finale. L’ultimo GP di Valentino Rossi appare con un enorme tappeto rosso srotolato sul circuito Ricardo Tormo di Valencia, tappa conclusiva della stagione 2021. Con i mondiali, piloti e costruttori, assegnati, la star non può che essere lui, al centro di flash e microfoni per una conferenza apposita, con l’esposizione di tutte le nove moto con cui ha vinto i suoi mondiali in carriera (sotto), fra cui la prima Yamaha M1 del 2004, quella della storica vittoria di Welkom. “Questa è bellissima, io ce l’ho in camera da letto: quando mi sveglio la vedo”, dice Valentino che, nello scoprirle, rinnova l’emozione di salire in sella a ognuna.

una vita diversa

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“Io molte di queste moto ce le ho a casa, ma vederle tutte insieme fa un certo effetto – dice Rossi, che si presta a una serie infinita di foto ricordo -, mi fa pensare a tutta la strada fatta fin qui e quanto ho ottenuto da questo sport. L’ultima gara vorrei poter dire che è normale ma non è così: è un momento speciale e un’emozione particolare. È una sensazione strana: dopo Valencia di solito inizia una lunga vacanza, ma per me scatterà una vita diversa, in cui continuerò a correre in auto, ma che sarà ovviamente differente. In questi mesi, dopo l’annuncio del ritiro in Austria, ho realizzato meglio quello che ho fatto: fino a quel punto ero solo un pilota, quindi concentrato su assetti, curve e quello che sto ancora facendo, poi ti soffermi meglio e realizzi di essere orgoglioso di quanto realizzato. Il momento peggiore però già l’ho passato: è stato quando ho deciso di smettere. Verso giugno ho capito che non ero più abbastanza competitivo e la decisione di smettere è nata lì: quello è stato il momento più duro da affrontare, mentre nel complesso ora mi sento bene”.

l’honda mancante e le lacrime

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Le Honda mancano nelle sua collezione privata di moto, ma Valentino si aspetta un regalo da Tokyo: “La Honda l’ho chiesta ad Albert (Puig): quella 500 me la dovevano dare anni fa, avevo già fatto posto a casa e poi è saltato tutto, ma sarei felice se me la potessero regalare. La tratterei bene, curandola con attenzione, prometto”, dice sorridendo. La somma della data del suo ultimo GP, 14-11-21, fa 46 e la cosa appare molto più che simbolica: “Ci siamo detti che non era facile convincere Dio a far coincidere la cosa, magari è un segno o è accaduto per caso – dice Vale -. Dopo la gara di domenica non so se verserò delle lacrime o meno: di solito preferisco ridere, è il mio carattere. Non so se piangerò, spero non accada”.

ricordi ed emozioni

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Tante vittorie, ricordi ed emozioni per un campionissimo, ma Valentino ha un orgoglio speciale. “Ho visto che negli anni sono diventato un’icona per il motomondiale: in tanti hanno iniziato a seguire le moto per seguire la mia attività e questa è stata la cosa migliore della mia carriera – dice Rossi – perché ho aiutato a migliorare il mio sport facendo avvicinare i giovani e anche molti anziani. Il numero 46 resterà, in tanti proseguiranno la loro attività, io andrò a qualche gara, ma non so se mi divertirò a esserci senza poter correre: ve lo dirò l’anno prossimo”.

quel 10 mancante

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Rimpianti e sogni fanno parte della vita di tutti, ma per un fuoriclasse come Valentino Rossi vanno declinati in modo particolare: “Ho vinto tanto, non posso che essere soddisfatto – dice Vale -. Ho lottato tanto per centrare il 10° titolo, il mio ultimo è stato del 2009, e mi sarebbe piaciuto conquistare quello del 2015, sarebbe stato importante. Il 10 sarebbe stato come chiudere un cerchio, ma è andata bene così. Anche i 200 podi sarebbero stati belli, ma non posso certo lamentarmi. Avevo il sogno di diventare un campione di MotoGP, ce l’ho fatta ed è andata bene così: adesso diventerò papà e mi aspettano altre cose belle. Mi è sempre piaciuto guidare, andare in moto, stare con il mio team: l’essermi sempre divertito è stato il mio pensiero positivo quotidiano a ogni risveglio e credo che la cosa non cambierà”.

nemici e rivalità

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In carriera Rossi ha incrociato le armi con moltissimi rivali e analizza così le sue innumerevoli battaglie con i nemici del momento: “La rivalità lì per lì non l’apprezzi, ma in realtà è fantastica perché ti fa scoprire la capacità di andare oltri i tuoi limiti – dice Rossi -. È una cosa che ho apprezzato soprattutto a inizio carriera, e quindi come rivali mi vengono in mente Max Biaggi, eravamo anche due italiani e fu una grande lotta, ma poi anche Casey Stoner, Jorge Lorenzo, Marc Marquez: mi sono sempre divertito contro di loro, è un qualcosa che a posteriori apprezzi molto”. Alla fine, l’abbraccio sincero dei suoi attuali rivali, in fila per salutarlo, è la cosa che maggiormente suggella la grandezza incastonata da Valentino nella sua ineguagliabile carriera.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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