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Danilo saluta la MotoGP, poi il raid con la KTM : “Ho scelto questa avventura perché c’è meno pressione. Fare il mondiale è stato bello: la stazza non mi ha aiutato e dire sempre la verità ancora meno, ma mi sono divertito”

Non solo l’addio di Valentino Rossi alla MotoGP: il GP di Valencia sarà l’ultimo anche per Danilo Petrucci. Il ternano della Ktm Tech3 saluta il motomondiale per tuffarsi sulla sabbia della Dakar, sempre con la casa di Mattighofen: “Voglio godermi questi ultimi chilometri sulla MotoGP – dice Danilo -, è stato un bel percorso, iniziato 10 anni fa quando nessuno mi conosceva e io non conoscevo le piste. È stato bello, mi sono divertito, ma dalla scorsa stagione ho iniziato a pensare ad altre possibilità di divertirmi e ora ho questa chance con la Ktm per ripartire”.

garbo e vittorie

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Serio come pochi e garbato, Petrucci è stato un pilota generoso, arrivato in top class senza la trafila di tutte le classi, ma proiettato in MotoGP direttamente dalla vittoria del titolo italiano della Superstock 1000 nel 2011, fortissimo sul bagnato, ma penalizzato dalla stazza. “Per ragioni di peso e taglia in MotoGP ho incontrato delle difficoltà e l’aver vinto dei GP è già stato incredibile: da bimbo sognavo di conquistare un titolo, ma sulla mia strada ho incontrato talenti migliori di me – dice con onestà Danilo -. Nel 2019, però, quando ho lottato per podi e vittorie è stato fantastico. La vittoria al Mugello è stato il top in carriera, ma quello che è successo dopo il traguardo non me lo ricordo perché eravamo in Italia, con la Ducati, e c’erano tante aspettative e quindi molto trambusto. Paradossalmente, per quanto fatto a livello sportivo, ho apprezzato meglio la vittoria dell’anno scorso a Le Mans”.

Dakar e pressione

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La sua prossima sfida è la Dakar, un percorso totalmente differente che va oltre il passaggio dall’asfalto alla sabbia. “Sulla Dakar devo imparare tutto, in una settimana di allenamento ho fatto più chilometri che in MotoGP: ho fortunatamente una certa abilità nella guida, ma nella navigazione molte cose vanno sistemate – dice Petrucci -. Non mi pongo dei piani ulteriori dopo la Dakar del 2022 e non so se ne farò altre: prima vedo come va questa, poi fisso altri obiettivi. Tornare in MotoGP? Non lo so. Amo la moto e in sella spingi sempre a fondo, ma lo sforzo compiuto per arrivare fin qui è stato alto, ci sono approdato con modalità uniche e mi sono detto che forse era meglio fare qualcosa con meno pressione”.

leggerezza e verità

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Anche lui lascia un segno in MotoGP, quello della semplicità e dell’autenticità: “Ho sempre cercato di prendermi alla leggera e di dire la verità, una cosa che però a volte mi ha pure penalizzato – dice Petrux -. Avrei forse voluto iniziare a vincere prima, ma ho cercato di essere sempre me stesso: partendo da ultimo ho imparato da tutti quelli che mi stavano davanti, perché credo che ognuno abbia sempre qualcosa da imparare dagli altri”.

le birre con Miller e il fegato

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Qui interviene Jack Miller, a lungo suo compagno: “Io e Petrucci abbiamo un carattere simile, abbiamo bevuto insieme tante birre e siamo persone easy – dice l’australiano -, ma dall’esterno non si capisce abbastanza a fondo quello che Danilo ha fatto per adattarsi a questo sport ed è una cosa che valorizza il suo spessore di corridore”. Seguono risate complici e una chiosa simbolica di Petrucci: “Non so domenica sera cosa farò dopo il GP, forse festeggerò, ma non vorrei essere nel mio fegato, né incontrare Miller”. Cin cin Petrux, alla tua!

Fonte: https://www.gazzetta.it

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