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A poche ore dall’inizio delle attività in pista a Valencia, ecco perché Rossi lascerà un vuoto enorme nella MotoGP

Massimo Falcioni

Al GP di Valencia di domenica 14 novembre l’ultimo semaforo verde allo start e l’ultima bandiera a scacchi porranno fine alla carriera motociclistica di Valentino Rossi. Eccola, l’ultima danza. Il 46 esce di scena. Quella di Valencia, per Valentino e il suo pubblico, più che una gara del Motomondiale, sarà una passerella storica, con il tributo che non verrà meno anche da parte dei suoi avversari e dei suoi critici dell’intero mondo del Motorsport. Questa sarà, ne siamo certi, l’ultima “vera” vittoria di Valentino nel ricordo di quel bacio del 2004 a Welkom che l’allora ragazzo terribile di Tavullia diede a bordo pista alla sua Yamaha M1 dopo una corsa capolavoro in cui battè le Honda ufficiali di Biaggi e Gibernau, bacio che stavolta va a tutti gli appassionati di motociclismo, senza esclusioni.

il weekend di valentino

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Ormai prossimo ai 43 anni d’età, Rossi dà l’addio dopo 26 anni di motomondiale e dopo 35 anni da corridore: dalle minimoto, alle Sport production, su su fino al “tricolore” e all’Europeo e, diciassettenne, all’esordio iridato in 125 del 1996. Poco più di quarant’anni di vita, di cui l’ultimo quarto di secolo passato a battagliare sui circuiti di tutti i continenti con diverse generazioni di piloti e moto di più marche, cilindrate, tecnologie consacrandosi fra i più grandi e popolari campioni di tutti i tempi, anche oltre i confini del motociclismo. Si può dire tutto di Valentino Rossi corridore, anche criticamente, ma non che non sia diventato un’icona del Made in Italy, un mito senza confini e senza tempo.

fenomeno rossi

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Rossi ha avuto grandi avversari con cui ha incrociato le lame in pista (e fuori), compreso il rovente ma breve periodo con il “corsaro” Max Biaggi e anche con Loris Capirossi. Ciò ha portato Valentino sugli altari diventando il corridore più amato (e discusso) degli ultimi 25 anni, il corridore-mito emblema del motociclismo seguito in Italia e nel mondo oltre la cerchia degli appassionati, che coinvolge come mai prima (grazie anche alla tv e ai social media) decine di milioni di persone di ogni età, condizione sociale e lingua. Dagli inizi di ogni primavera alla fine di ogni autunno, per tanti, il primo pomeriggio della domenica significava accendere la tv, vivere il Gran Premio di moto, gioire o soffrire per le gesta in pista di Valentino Rossi. È stato così fino all’ultimo, anche nel 2020 e 2021, pur con l’asso di Tavullia ormai sulla via del tramonto.

rebus valentino

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Ma Rossi avrebbe dovuto chiudere con le corse, prima, all’apice della carriera? Nel grande sport, in passato, per alcuni grandi è successo e per altri no: non per Tazio Nuvolari nell’automobilismo e per Fausto Coppi nel ciclismo, sì per Giacomo Agostini nel motociclismo. Resta il fatto che dalla lunga permanenza di Rossi in pista ha tratto giovamento tutto il motociclismo, rappresentando anche il modello per le nuove leve. Solo il carisma di Rossi spiega il perché, pur senza i risultati di un tempo, non è diminuita, anzi è aumentata, l’enorme fetta di pubblico che lo seguiva sia in pista che in televisione e sui media. Alla pari di altri fenomeni dello sport di ieri e di oggi, Valentino è diventato nell’immaginario collettivo un personaggio simbolico, un riferimento per la propria passione.

la grandezza di un campione

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Da sbarbatello attaccabrighe e insolente, per un quindicennio di fila Rossi ha vinto tutto contro tutti, l’unico pilota nella storia del motomondiale ad aver conquistato il titolo in quattro classi differenti: 125 (1), 250 (1), 500 (1), MotoGP (6) oltre a una caterva di corse, di podi, di giri record, di pole position. Tante giornate trionfali, soprattutto tante vittorie di qualità e qualche “sgarro”, dato e subìto, che nelle corse c’è sempre stato e sempre ci sarà. Dal Dopoguerra in avanti il motociclismo italiano ha avuto altri grandi campioni, su tutti il 15 volte iridato Giacomo Agostini cui va anche il merito di essere stato il primo corridore-personaggio ai primordi della rivoluzione mediatica, quella che poi ha lanciato alle stelle Valentino Rossi. Nello sport ci sono stati e ci sono anche oggi grandi campioni che hanno vinto e vincono tanto ma vale per Rossi, forse, quel che un fuoriclasse quale è stato nel ciclismo Eddy Merckx disse di Fausto Coppi: “Le sue vittorie sono diventate romanzo, le mie cronaca”.

valentino da epica

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Sta qui il valore di Valentino, un Nuvolari dei giorni nostri. Il Dottore, al pari di altri grandi, rivela lo stigma del vincitore, in pista duro e di più, forte di quella perfida tranquillità che solo i fuoriclasse hanno. Valentino è stato nelle corse una “macchina da guerra”, inventandosi un modo nuovo, non solo fisicamente ma soprattutto mentalmente, di approcciare e di prepararsi alle corse — e di farle, le corse — portando nuova professionalità e scientificità. Il tutto con quel suo “sorrisino” sempre disponibile dietro il quale proteggere la sua fragilità di eterno ragazzo. Valentino Rossi, fra i più forti piloti di sempre, non è stato il pilota più titolato ma è stato il miglior regista, anche di se stesso, del suo team, del suo “giro” nello sport e dei suoi affari, con in più il favore della dea bendata, la “fortuna”, uno dei fattori fondamentali per il traguardo. Il motociclismo ha dato tanto a Valentino Rossi ma Valentino Rossi ha ricambiato dando tanto al motociclismo: ispirandone ora, anche fuori dalla pista, le vie del futuro.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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