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Il verdetto di Mantova ha assegnato a Jeffrey Herlings (Ktm) il suo quinto titolo nel Mondiale Motocross, il secondo in MXGP. Pilota abituato a dare sempre il 100%, l’olandese non ha mezze misure in pista con la sua guida sempre all’attacco

Matteo Solinghi @TeoSic58

Forse era destino che il Mondiale MXGP si concludesse così, con Jeffrey Herlings (Ktm) e Romain Febvre (Kawasaki) a pari punti prima dell’ultima manche della stagione. Gara 2 del GP di Mantova è, per certi versi, la fotografia della stagione: la solita holeshot di Jorge Prado (Ktm) e poi i due sopracitati più Tim Gajser (Honda) a giocarsi la vittoria. Se zoomiamo, all’interno di questa fotografia, vediamo una lotta Febvre-Herlings ai massimi livelli, ma durata troppo poco. Il francese ha mantenuto il ritmo del rivale nella prima manche, ma una volta abbassatosi il cancelletto dell’ultima mezz’ora più due giri della stagione, The Bullet ha fatto la differenza.

Battaglia di nervi e ritmo in mxgp

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Il sorpasso al terzo ferro di cavallo di Herlings è una mazzata per Febvre, già al limite in quel momento. Ciò che è successo dopo quel sorpasso, vale a dire giri veloci a raffica del pilota Ktm per aumentare il gap sull’alfiere Kawasaki, sono il definitivo pugno nello stomaco per Febvre. Romain, campione del mondo 2015, nel disperato tentativo di tenere il ritmo di Herlings, incappa in un errore apparentemente banale ma che denota quanto fosse al limite. La storia ritorna e ci riporta proprio al 2015, quando sul rettilineo della pit lane di Pietramurata sempre una Kawasaki 450 in lotta per il titolo si cappottò in impennata. Era quella di Ryan Villopoto, nell’anno di quella che sarebbe stata una stellare battaglia con Tony Cairoli (Ktm), ma che finì anticipatamente per il pilota americano. Ad ogni modo, la forza di Herlings è stata quella di portare al limite Febvre, sia sotto il punto di vista mentale che della tecnica di guida.

La stagione di Jeffrey Herlings

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L’Herlings che butta via un Mondiale MX2 per tentare un salto triplo con un 85 cc a un evento di beneficienza non esiste più. L’Herlings di oggi è un pilota fatto e finito, completo, maturo (a modo suo). Il passato non si può cancellare e l’indole di dare il 100% in ogni occasione e tentare sempre il tutto per tutto sono caratteristiche impossibili da cancellare in Herlings, che nel corpo a corpo non si fa pregare a dare sportellate o a tagliare la traiettoria all’avversario (vedi le recenti battaglie con Jorge Prado). Ma quest’anno, per sua stessa ammissione dopo il GP dell’Olanda, ha iniziato il campionato cercando di non prendersi rischi inutili, di non giocare jolly quando non ne vale veramente la pena. Per un certo periodo ce l’ha fatta, ma dopo la frattura della clavicola in occasione di Gara 1 ad Oss – quando Ivo Monticelli è atterrato con la ruota anteriore della sua Kawasaki 450 sulla spalla sinistra dell’olandese – il mondo gli è crollato addosso. Se non è Herlings a cercarsi gli infortuni, sono gli infortuni a cercare Herlings. E così, dopo appena 4 GP e mezzo, The Bullet ha dovuto fare i conti con l’ennesimo guaio fisico. Perché non 5 GP? Semplice: perché Herlings, con una clavicola rotta, ha vinto la prima manche di Oss. Poi lo stop forzato dei medici che non gli hanno dato l’ok per correre Gara 2, tre “zeri” in tre manche e di nuovo in pista, perché Herlings è un uomo bionico, capace di recuperare a tempo di record dagli infortuni. Non può e non riesce ad aspettare guardando le manche dal divano di casa. Non è riuscito a farlo nel 2014 con un femore rotto per contendere il titolo a Jordi Tixier, figuriamoci per una “banale” clavicola rotta. Giusto per rimettere le cose in chiaro, Jeffrey si è ripresentato in Belgio vincendo subito Gara 1. Poi una serie di vittorie e podi che gli hanno permesso di rientrare nella lotta iridata e di allungare. Fino al ritiro in Gara 1 del secondo appuntamento di Pietramurata per una caduta in partenza e problemi tecnici alla sua moto.

Dominante in motocross

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Insomma, quando c’è Jeffrey Herlings in pista non ce n’è per nessuno. In condizioni fisico-mentali ottimali, sa girare fino a 2” più veloce dei suoi avversari. Come al Motocross delle Nazioni, per esempio, proprio sulla pista di Mantova. Herlings è un divoratore accanito di vittorie, si pensi che le conta una ad una e lo ribadisce ogni volta sui suoi canali social. E per la cronaca, con la vittoria del quinto Mondiale (tre in MX2, due in MXGP) è arrivato a quota 99 successi di GP. Stefan Everts è stato capace di arrivare a quota 101, Tony Cairoli è fermo a 94 e il quarto, il belga Joel Smets, ha vinto 57 GP. Questo dovrebbe far capire a quale olimpo appartiene Jeffrey Herlings, in grado di vincere 17 GP su 20 nel 2018 in MXGP e 15 su 18 nel 2013 in MX2, quando fece una volta secondo e una volta terzo di manche, le altre le vinse tutte.

Come guida Jeffrey Herlings

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Fenomenale sulla sabbia e dotato di un talento fuori dal comune, Jeffrey Herlings ha uno stile di guida inconfondibile: sembra arrabbiato col mondo intero. Non un mago delle partenze, The Bullet recupera tutto (e con gli interessi) appena iniziano curve e salti. Dotato di una struttura che gli permette una guida dispendiosa dal punto di vista fisico, riesce ad assorbire e inghiottire le buche in staccata, le waves e le whoops come fossero dossi artificiali per attraversamenti pedonali. La moto gli si scompone, va da tutte le parti, ma lui – con la sua guida ruvida e aggressiva – entra nel canale a velocità doppia. Per superare gli avversari non si fa problemi a cercare la sponda esterna e avere una velocità di percorrenza di 10 o 20 km/h superiore a quella degli altri. E sui salti, quando ce n’è bisogno, whippa e scrubba senza pensarci due volte per tenere la sua Ktm 450 Sx-F bassa e accelerare il prima possibile. È una guida molto diversa da quella di Tony Cairoli, per esempio: il siciliano danza in sella guidando spesso in piedi sulle pedane, Herlings in molte occasioni predilige la guida seduta o comunque molto bassa, con poco spazio tra fondoschiena e sella. Nel complesso, una guida rigida, non pulitissima ma estremamente efficace. Una guida che implica, se unita al carattere cocciuto e infaticabile di Jeffrey, cadute ed errori sempre dietro l’angolo, spesso con infortuni seri per la sua carriera (che quasi sempre corrispondono agli anni in cui non ha vinto il Mondiale). Ma una guida che gli permette di essere, per distacco, il pilota più veloce al mondo in termini di velocità pura, AMA Pro Motocross compreso.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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