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Il giovane pilota spagnolo è campione del mondo al primo anno nel Motomondiale come Loris Capirossi nel 1990. La sua stagione tra vittorie roboanti e numeri da predestinato

Due settimane fa nella Moto3 di Misano 2, con il suo terzo posto e la vittoria di Dennis Foggia, suo principale rivale nella corsa al titolo, Pedro Acosta aveva mancato l’obiettivo di passare alla storia come il più giovane campione del mondo di sempre, primato appartenente a Loris Capirossi che nel 1990 conquistò la corona del number one della 125 a 17 anni e 165 giorni. Ma nel penultimo rovente round stagionale di Portimao, con una vittoria conquistata e con Foggia sfortunatissimo messo a terra da Binder in un finale al cardiopalma, Acosta ha centrato “di manico” il traguardo più ambito, quello del titolo di campione del mondo, all’età di 17 anni e 166 giorni.

Stagione da incorniciare

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Lo spagnolo è il number one di questa Moto3 vietata ai deboli di cuore ma Foggia (e la sua Honda e il suo Team) meritano a pieno titolo l’onore delle armi. Il 18 aprile scorso, Acosta aveva già vinto, in sella alla Ktm del team Ajo, sul tostissimo circuito-show di Portimao bruciando in volata, oltre a Foggia, un quintetto di indiavolati quali Migno, Sasaki, Rodrigo, Antonelli, Fenati. Era quella dell’Algarve, la sua seconda vittoria iridata dopo quella storica (partito dallo corsia box per una penalità) nel GP precedente di Losail e il secondo posto in volata nel suo esordio mondiale in Qatar. Il 20 giugno, dopo piazzamenti in Francia, Italia, Catalogna, Pedro torna a vincere al GP di Germania del Sachsenring ripetendosi al GP di Stiria. Due volte esce (quasi) indenne da due incidenti: a Le Mans dove vola via sotto la pioggia ma finendo poi la corsa all’ottavo posto e ad Assen, quando nella terza sessione delle prove libere rimane invischiato nel crash con Rossi, Nepa, Yamanaka, costretto a saltare le qualifiche per il “Niet” dei sanitari. Dichiarato idoneo, il giorno dopo corre e sfiora il podio, anche lì rabbuiato perché: “Ero partito solo per vincere!”. Quella era e resta l’indole di Pedro Acosta, mix di talento e di ardimento, con quel pizzico di arrogante spavalderia che, nel motociclismo, male non fa e che gli ha consentito oggi di entrare nel regno degli iridati.

Acosta come Capirossi?

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Come Capirossi nel 1990, anche Acosta vince il mondiale 2021 nella sua stagione d’esordio, di buon auspicio per il proseguo della carriera del “leoncino” spagnolo di Mazarròn. Fisicamente Acosta (1.60 m.) è un fantino come il Capirex corridore (1.63), entrambi poco più di 60 Kg di muscoli e nervi ma diversi in pista: irruento con attacchi alla baionetta dallo start fin sotto alla bandiera a scacchi lo spagnolo, ponderato, poco incline allo show per lo show, tutto proteso verso il risultato in gara in ottica campionato l’italiano. Se si volesse paragonarli con i campioni del motociclismo de “I giorni del coraggio” delle cilindrate 125 e 250 Acosta può essere paragonato a spanne a un Tarquinio Provini, a un Angel Nieto, a un Bill Ivy, a un Pier Paolo Bianchi mentre Capirossi aveva più le caratteristiche di un Carlo Ubbiali, di un Luigi Taveri, di un Eugenio Lazzarini.

Carattere da vendere

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Pedro Acosta ha anche un’indole assai diversa da quella di Capirossi: un carattere ruvido senza peli sulla lingua e un modo di fare da “fumino”, l’opposto l’ex centauro imolese, misurato e riflessivo, un “diplomatico” nato. Entrambi capaci di elaborazioni fini, mai banali e scontate, con Pedro che però “non le manda a dire” come ad esempio quando ha parlato del mondo delle corse, dei piloti, dei social: “Dobbiamo vivere nel mondo, questo alla fine è uno spettacolo, un circo e i piloti sono i pagliacci dello spettacolo affidati alla macchina da presa”. E sullo psicologo (presumibilmente un mental coach) che Ktm gli ha messo a disposizione per “farlo crescere”: “Non credo negli psicologi. Ci sono pochissime persone che mi piacciono e alla fine penso che non sia necessario che una persona ti dica “non ascoltare questo, non ascoltare l’altro”. Qui siamo al Mondiale e dobbiamo sapere noi cosa è meglio o peggio per noi stessi”.

In buona compagnia

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La corretta interpretazione del pensiero del piccolo-grande Pedro non è quella del corridore-pagliaccio da circo in senso negativo, bensì quella del corridore che in pista deve alzare il livello di rischio per fare risultato e per fare show, gratificare il pubblico che paga il biglietto, creare audience. È esattamente quel che anche oggi ha fatto Pedro. Insomma, un pilota-ragazzino che poi tanto ragazzino non è, almeno stando al suo messaggio, al suo pensiero, al suo modo di farsi intendere, al suo modo di correre e di conquistarsi in pista il proprio posto di number one. Fra i piloti iridati più giovani vanno ricordati Daniel Pedrosa (campione 250 2004 a 19 anni e 18 giorni); Alex Marquez (campione Moto3 2014 a 18 anni e 200 giorni); Jonny Cecotto (campione 350 1975 a 19 anni e 211 giorni e campione F. 750 1978 a 22 anni e 238 giorni); Marc Marquez (campione Moto2 2012 a 19 anni e 254 giorni e campione MotoGP 2013 a 20 anni e 266 giorni); Freddie Spencer (campione 500 1983 a 21 anni e 258 giorni); Angel Nieto (campione 50 1969 a 22 anni e 233 giorni); Jorge Martinez (campione 80 1986 a 23 anni e 360 giorni). Per la cronaca ricordiamo che Giacomo Agostini vinse il suo primo mondiale 500 nel 1966 a 24 anni (e l’ultimo 500 nel 1975 a 33 anni) e Mike Hailwood vinse il suo primo titolo iridato 250 nel 1961 a 21 anni (e gli ultimi due 250 e 350 entrambi nel 1967 a 27 anni).

Un futuro da scrivere

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Oggi, passato il traguardo, Acosta ha scaricato tutta la sua esuberanza con grandi ripetuti pugni sul serbatoio, ha scaricato tutta la sua passione e la sua contentezza con le braccia al cielo, con lacrime liberatorie. Sul terzo gradino del podio di Misano 2, era particolarmente corrucciato non tanto per non essere riuscito a battere il record di Capirossi e quindi di essere stato costretto a rinviare di due settimane l’appuntamento con il titolo iridato quanto per non essere stato in grado di battersi per la vittoria, non per limiti suoi, bensì per inferiorità della sua moto. Perché Pedro, un leoncino che non fa prigionieri, ambisce, crescendo di età e di categorie, a diventare in futuro il “re” di tutta la foresta. Si vedrà. Intanto il primo colpo in canna – e che colpo! – del pilotino spagnolo di Mazarròn è andato a segno. E non è poco.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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