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Si è spento a 89 anni un pilastro del motociclismo internazionale, prima come pilota e poi come tecnico e team manager. Grande capo della Cagiva reparto corse, fu tra i primi a scoprire Valentino e mise Kenny Roberts sulla Cagiva. Fu l’ultimo a parlare con Pasolini prima della morte

È morto Gilberto Milani, per oltre mezzo secolo un pilastro del motociclismo internazionale, prima come pilota e poi come tecnico e team manager. “Gilba” aveva 89 anni ed era stato in buona salute fino a pochi mesi addietro, quando la perdita della sua amata moglie lo aveva particolarmente toccato. Uomo schietto, di poche parole, capace di farsi intendere con il cenno di uno sguardo, aveva fatto fin da ragazzo della motocicletta e del motociclismo la principale ragione della sua vita, poi divisa solamente con l’amore per la sua famiglia.

Sapienza

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Gilberto Milani è stato dagli Anni 50 agli Anni 70 uno dei più significativi corridori-meccanici che calcavano con successo le piste del motomondiale portando alla Casa per cui gareggiava – in questo caso soprattutto l’Aermacchi di Varese – un contributo inestimabile sul piano tecnico, dall’inizio del progetto della moto da corsa, al suo sviluppo, trasmettendo poi questa sua “sapienza” ad altri corridori suoi compagni di squadra (in primis Renzo Pasolini e Alberto Pagani, poi Walter Villa, quindi Lucchinelli e Ferrari) e alle moto della Casa varesina affidate a privati di lusso. Gilberto inizia a correre nel 1949, diciassettenne, disputando gare di regolarità con una Lambretta prestata da un amico e con la quale, rimessa a posto da solo, debutterà nella velocità, nel 1951.

Impronta

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Il nome di Gilberto Milani comincia a pesare nel motociclismo nel 1953 quando il ragazzo milanese raggiunta la maggiore età conquista a 21 anni il podio al Moto Giro d’Italia, risultato che gli frutta l’anno successivo l’ingaggio alla Mondial con numerosi successi sulle monoalbero 125 e 175 nel tricolore juniores continuando poi nel 1955 con la Casa milanese pur se con scarsi successi, causa sfortune varie. Gilberto Milani lascia comunque la sua impronta come pilota cha “va forte ed è capace di mettere a posto e sviluppare il mezzo” così che finisce nel mirino del Conte Agusta con le cui moto Gilba debutta nel Motomondiale 1956 a Monza nella 125, gettando via per caduta un podio già nel mirino. Tornato pro tempore “juniores” (all’epoca era normale…) Milani conquista il titolo di campione italiano in sella alla potente e grossa MV 500 4 cilindri. Alla MV c’erano troppi galli nello stesso pollaio e nel 1958 Gilberto si sente un po’ vaso di coccio in mezzo a vasi d’acciaio, di fatto partecipando solamente a tre gare. Nel biennio 1959-1961 Gilberto corre con diverse moto (Paton, Norton, Bianchi, Benelli) in più cilindrate passando anche allo storia quale primo pilota italiano ed europeo a guidare la Honda 250 4 cilindri in occasione del Nazioni di Monza del 1960. “Quella Honda andava come un fulmine – dirà poi Gilba – ma non si fermava mai. Chiesi di poter metter mano al telaio e ai freni, ma i giapponesi non me lo consentirono. Erano fatti così, prendere o lasciare”.

La svolta

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La svolta avviene nel 1962 con il passaggio all’Aermacchi, come pilota, come collaudatore, come meccanico, come responsabile tecnico, di fatto restando lì tutta la carriera fino all’epoca dei marchi Cagiva. Come prima guida delle Ala d’Oro Aermacchi, Gilba ottiene per diverse stagioni ottimi risultati nel tricolore seniores, nelle gare internazionali ed estere e nel Motomondiale 250, 350 e 500. Nel 1969, in testa nella bagnatissima 500 del GP di Abbazia, rimane vittima di un grave incidente, di fatto chiudendo lì la sua brillante carriera di corridore. ”Rijeka era il circuito più pericoloso – ricordava Milani – addirittura peggiore del TT inglese. Cadere lì significava non rialzarsi. E nel ‘69 fu così anche per me”. Il mondo delle corse era la sua vita e l’Aermacchi non vuole privarsi dell’apporto di Milani che diventa Direttore sportivo della Casa varesina avviando il progetto delle RR 250 e 350 bicilindriche 2 tempi pilotate da due grandi quali Renzo Pasolini e Walter Villa, vincitore su qui bolidi marcati HD di 4 mondiali. Milani seguirà poi come capo del reparto corse della Schiranna l’avventura mondiale della nuova Cagiva 500 4 cilindri 2 tempi Grand Prix e della Mito 125 nelle Sport Production. “In Cagiva c’erano i Castiglioni, persone straordinarie, e un Team di bravi ragazzi che avevano passione e sapevano fare il loro mestiere – ricordava il Gilba – e facemmo una gran moto”. All’epoca quella era la moto di Lucchinelli e Ferrari, due gran manici; moto con la quale effettuò un test “extra” Kenny Roberts a Misano: “Con quella stessa moto, l’americano senza averla mai vista prima girò sul circuito romagnolo quasi 2 secondi sotto il miglior tempo fatto in precedenza dagli altri. E noi che impiegavamo mesi per scendere di qualche decimo sul giro…”.

Quel 14enne di nome Valentino…

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Tanti ricordi, anche su Valentino Rossi: “Venne su da noi con suo papà Graziano per provare la Mito 125. Lui aveva 14 anni, faceva tenerezza. Poi a Misano girò subito bene e nel 1994 vinse il titolo tricolore 125 con la Mito che avevano anche gli altri. Si vedeva già che aveva stoffa”. Alla domanda su chi fosse stato il pilota number one di sempre, Gilba non aveva dubbi: “Mike Hailwood number one!”. Gilba fu l’ultimo a parlare con Pasolini a Monza, lasciandogli la HD 250 prima della tragica caduta al curvone dopo lo start: “Sono stato io a scaldargli la moto fino a pochi minuti prima. Fu il giorno più triste. Ma l’incidente non fu causato da grippaggio del motore”. Gilbero Milani ha corso come pilota per vent’anni, dal 1949 al 1969, per quindici anni nel mondiale disputando 23 gare da protagonista, con 3 podi e centinaia di piazzamenti nei primi cinque. Tanti i successi come meccanico, direttore sportivi e manager, culminati con i mondiali 250 HD con Villa e prima ancora con le gare-show di Renzo Pasolini. Ciao, Gilba! Grande persona, di grande serietà e di gran cuore.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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