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Il 23 ottobre 2011 a Sepang l’incidente fatale di Marco Simoncelli. Aveva folgorato il Motomondiale grazie al suo stile aggressivo e temerario, e alla sua personalità da ragazzo della porta accanto. Ecco perché il Sic continua a vivere nella memoria di tutti

Massimo Falcioni

Quella scritta del 27 ottobre 2011 sullo striscione davanti alla scalinata della chiesa di Santa Maria Assunta di Coriano (“58, volerti bene è stato facile, dimenticarti sarà impossibile”) resta nel cuore di tutti, appassionati di motociclismo e non, ancora oggi dopo dieci anni dall’incidente sul circuito di Sepang dove Marco Simoncelli morì in una corsa di MotoGP a 24 anni. Così come restano negli occhi di tutti quei palloncini marcati “Sic 58” portati quel giorno del funerale dai bambini delle elementari, palloncini rossi che volano insieme al Sic ancora oggi in cielo, sull’onda delle note della sua canzone preferita “Siamo solo noi” di Vasco Rossi.

sic il più amato

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A salutare Marco per l’ultima volta erano tanti, in 50.000 con l’ombrello, milioni davanti alla tv. Perché lui era tra i piloti più forti e più amati di sempre, un campione speciale, come diceva papà Paolo: “Un guerriero che non mollava mai”. Poi, fuori dalla battaglia in pista, tornava a essere un ragazzo come tanti, come tutti, pieno di voglia di fare, pieno di vita, che nei momenti difficili si rivolgeva a suo padre: “Allora, ba’?”. Vale ancora oggi quanto disse quel 27 ottobre 2011 la mamma di Marco, Rossella: “La vita, se non facciamo quello che ci piace, diventa un rimpianto e lui sicuramente di rimpianti non ne avrà. Ci ha lasciato un bel ricordo e un bel messaggio e noi siamo fieri che sia stato così”. Come sempre, dopo un incidente mortale in corsa, il rimbalzo delle polemiche non ha fine e c’è chi ancora continua a puntare il dito sui soccorsi del circuito malese. Fu lo stesso padre del Sic a chiudere sul nascere la questione : “Nessuna polemica sui soccorsi, ero accanto a lui, se n’era già andato. Pochi centimetri e forse non si sarebbe fatto nulla”. Nelle prime immagini amatoriali fatte sul posto con un telefonino da uno spettatore si vedeva uno degli addetti giunto in soccorso di Marco inciampare facendo cadere la barella con il corpo esanime del centauro romagnolo. “Ero lì a 10 metri — precisò papà Paolo — e quando si sono rialzati ho preso la mano a Marco, ho provato a salutarlo, ma lui era già andato, non c’era più niente da fare”.

perché simoncelli era lì

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A Sepang, Simoncelli voleva vincere la sua prima corsa in MotoGP. Per questo, sulla sua Honda, fa montare la gomma posteriore dura, sapendo di rischiare di più nelle prime tornate ma poi certo di recuperare il gap iniziale e poter girare più forte fino al termine. Così al secondo giro, pur con la gomma forse non ancora in temperatura, Marco sta già recuperando sulla testa della corsa: alla curva 11 la moto però perde aderenza scivolando con il pilota a terra attaccato al mezzo, praticamente illeso. Ma la ruota posteriore ritrova l’aderenza sull’asfalto proiettando moto e conduttore all’interno, sulla traiettoria dei due piloti (Edwards e Rossi) che lo seguivano. La Honda di Simoncelli slitta sulla pista in modo anomalo: la perdita di aderenza avrebbe dovuto portare moto e pilota all’esterno della curva e non dalla parte opposta, dunque sulla traiettoria delle altre moto appena dietro, in arrivo. Perché? Conseguenza del fatto che Marco ha forse tenuto il gas aperto con la moto a terra fin quando è stato investito dagli altri due? O conseguenza del controllo di trazione elettronica della sua Honda, sistema che potrebbe aver “letto” lo scivolare della gommona posteriore come una anomalia, facendo in sostanza riprendere il moto della ruota e “tenendo in pista”, ma nel senso sbagliato, il pilota aggrappato al suo bolide impazzito? Così chi seguiva da vicino Marco, tranne Alvaro Bautista, non riusciva a evitare l’impatto.

chi era il sic

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Timido e riservato, Marco si trasformava in pista, diventando un cavaliere di cappa e spada, sempre pronto a dare l’assalto all’avversario in ogni staccata, in ogni curva. Era così da sempre, sin dall’età di 7 anni quando cominciò a dare gas con le minimoto, quando a 12 anni divenne per la prima volta campione italiano, quando non ancora sedicenne vinse l’Europeo 125, quando a 17 anni conquistò con l’Aprilia 125 sul bagnato a Jerez il suo primo Gran Premio dopo aver centrato la sua prima pole che ripeterà poi a Brno, sotto il diluvio. Tante corse-show, tante cadute. L’anno dopo, 2005, trionfa di nuovo a Jerez salendo sei volte sul podio della ottavo di litro: 2° in Catalogna, 3° in Germania, Repubblica Ceca, Qatar e Australia. Capellone smanettone ma troppo “lungo” per tirar fuori tutto dalle piccole 125. Nel 2006 passa alla 250 sulla Gilera Rsv ufficiale proseguendo nel 2007 e nel 2008 con l’Aprilia Rsa dove trionfa al Mugello e poi in Catalogna. Così a Noale danno finalmente a Marco la moto “giusta” e lui ripaga con le vittorie al Sachsenring, Motegi, Phillip Island, Valencia e cinque podi laureandosi Campione del Mondo della “duemmezzo”. Nel 2009 resta in 250 e recupera dopo uno stentato avvio per infortunio tornando alla vittoria sul bagnato nel GP di Francia e giungendo secondo in volata al Mugello ancora sotto l’acqua, dopo un tete-a-tete alla baionetta con Mattia Pasini; quindi di nuovo primo al Sachsenring, vittoria personale iridata numero 10 che diventano 12 dopo Brno e Indianapolis. Cade poi a Misano ma torna sul più alto gradino del podio in Portogallo e in Australia gettando però via il Mondiale-bis nell’ultima corsa di Valencia per l’ennesima sberla sull’asfalto, quand’era solitario in fuga.

nasce supersic

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Il Sic diventa SuperSic: è l’uomo nuovo del motociclismo e così nel 2010 fa il gran salto in MotoGP con la Honda RC212V del team di Fausto Gresini. Sfiora due volte il podio chiudendo la stagione 8°: modo di correre e risultati che l’anno dopo gli permettono di salire su una moto “uguale” alle ufficiali del Team Honda-Hrc. Parte subito con due piazzamenti in Qatar e in Francia e con due pole in Spagna e in Olanda dove, in testa fino a metà gara, vola fuori pista. Conquista poi il suo primo podio nella classe regina a Brno, sfiorandolo ancora a Misano e finendo 2° in volata in Australia, davanti a Dovizioso e dietro a Stoner, suo miglior risultato in MotoGP. Poi il tragico epilogo in quella corsa assassina nel GP di Malesia dove il Sic muore in seguito ai traumi riportati nella caduta alla testa, al collo e al torace. Tutti i piloti di moto hanno gran coraggio ma il Sic ci metteva sempre del suo: quel di più che per alcuni è incoscienza e che per il fuoriclasse è talento nell’infinita corsa di superare gli altri per superare se stessi. Marco Simoncelli, strappato alla vita terrena dalla “signora in nero”, non ha fatto in tempo a scrivere la storia della MotoGP ma ha infiammato i cuori di tutti, entrando così nella leggenda del motociclismo, consegnato per sempre al mito.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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