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La vittoria per distacco ad Austin è un segnale. Non ci sono interventi al braccio all’orizzonte e ora Marc deve solo pensare al recupero fisico. Poi se la Honda lo asseconda…

Lo aspettavano tutti al varco nelle sue tre roccaforti, in questa stagione dai mille dubbi e dalle poche certezze. E lui non ha tradito. Primo al Sachsenring, dove nelle ultime 11 edizioni non ha mai conosciuto sconfitte, bravo ad approfittare di quelle poche gocce di pioggia che ne hanno esaltato il carattere da cuor di leone. Secondo ad Aragon, al termine di una gara che è stata una lunghissima volata con Francesco Bagnaia decisasi solo all’ultimo giro in favore del torinese della Ducati. Ancora primo domenica ad Austin, capace di cancellare da dominatore incontrastato la “macchia” della caduta di due stagioni fa, quando per un problema tecnico della sua Honda era finito a gambe all’aria mentre in pochi giri aveva messo delle praterie di asfalto tra sé e il resto del gruppo. Aveva deciso che si sarebbe presentato in Texas nelle vesti che più gli sono congeniali, Marc Marquez, ovvero quello dell’attaccante, e alla fine di una gara corsa nelle condizioni peggiori di tutta la stagione, con una pista vergognosa per lo stato dell’asfalto con avvallamenti profondi che hanno costretto i piloti a un vero rodeo a 300 all’ora, al termine di 20 giri sempre condotti al comando è andato a prendersi gloria, onori e… il donut (la ciambella) che aveva promesso di mangiare sul podio in caso di vittoria in una scommessa con Jett Lawrence, il campione della Ama Pro Motocross X250.

Piano perfetto

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“Dopo i test di Misano mi ero detto che sarei venuto ad Austin con la mentalità di spingere. Venerdì sono sceso in pista cattivo e ho visto subito che andavo forte” ha raccontato Marquez, che già da quel primo contatto ha iniziato a capire che si poteva provare a costruire l’impresa. Il limite, oltre che nel fisico non ancora a posto, era semmai in quella pista che, soprattutto sulla distanza, è risultata massacrante per la tenuta dei piloti (“Ho faticato più che in Malesia” ha confessato Francesco Bagnaia), e al di là del fatto di essere riuscito a conquistare per la settima volta in otto partecipazioni il Circuit of the Americas, è proprio questo il dato che domenica notte ha mandato Marquez a letto con un sorriso grande così. Perché l’essere riuscito a domare in modo così convincente la propria moto e gli avversari — grandissima partenza e poi via da solo in fuga, con un vantaggio che nei confronti di Fabio Quartararo, l’unico a provare a resistergli, alla fine ha toccato i 4”7 — è stato l’ennesimo segnale che la strada verso il totale recupero comincia a essere un po’ meno in salita. “La differenza rispetto a Misano — ha spiegato Marquez —, è che qui io ho faticato tanto, ma come me anche gli altri, mentre in Italia, dove la spalla destra è maggiormente sollecitata, io ho faticato il doppio dei miei rivali. Sono conscio che ci sia ancora molto lavoro da fare, ma ascolto quello che mi dicono i dottori e continuo con il programma che mi hanno preparato”. Nelle ultime settimane, spuntate chissà da dove, avevano cominciato a circolare nuovamente teorie sullo stato di Marc, che parlavano di una possibile quarta operazione. Ipotesi che, domenica dopo il trionfo, lo spagnolo ha tenuto a smentire con decisione una volta per tutte ai microfoni di Sky. “Non ci sarà una quarta operazione, altrimenti non avrei questa faccia” ha chiarito con un bel sorriso Marquez.

Missione 2022

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Che ha iniziato il Mondiale con due gare di ritardo, durante la stagione ha inanellato una serie impressionante di cadute (siamo già a quota 20, come Iker Lecuona, nessuno nelle tre classi è caduto tanto) e però pur tra mille difficoltà ha portato a casa due vittorie e un podio (sulle sue tre piste talismano) staccando, con 117 punti, nettamente gli altri tre piloti Honda: Takaaki Nakagami e Pol Espargaro sono a quota 70, suo fratello Alex a 54. Insomma, se il vecchio Marquez non si è ancora visto se non in qualche brevissimo sprazzo (solo Quartararo con 4”8 a Portimao aveva vinto con un distacco superiore in una gara asciutta), quello attuale basta per restare il riferimento della Honda. E rotto il ghiaccio alla voce vittorie e podi, ecco che Marc ha potuto archiviare i dubbi che poteva avere sulla propria forza mentale di tornare a competere al massimo livello. Rassicurato su quel punto, e nella speranza che a Tokyo gli ingegneri della Honda riescano finalmente a fare bene i compiti invernali affidandogli una moto meno critica di quella attuale, adesso Marc potrà concentrarsi completamente sul pieno recupero fisico, con un intero inverno per affinare la preparazione e presentarsi al via del 2022 in Qatar pronto per giocarsi l’unico obiettivo che in questo ultimo anno lo ha portato a soffrire come mai aveva fatto: il Mondiale. Domenica al Cota ha conquistato il prologo di quella che, sulla carta, sarà la sfida della prossima stagione: Marc e la Honda contro la coppia Quartararo-Yamaha e quella Bagnaia-Ducati, con la speranza che anche Joan Mir e la Suzuki possano inserirsi nella lotta. Il prossimo anno non ci sarà più Valentino Rossi, ma per chi ama le moto, la sfida non potrebbe essere più affascinante.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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Moto Club Biassono

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