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L’amministratore delegato Ducati traccia un bilancio del 2021: “In MotoGP abbiamo creato uno spirito di squadra. Bastianini andrà lontano, vedremo se dargli qualche miglioramento sulla moto”

Dal nostro inviato Paolo Ianieri

Seduto nel suo ufficio a Borgo Panigale, ovunque gira gli occhi Claudio Domenicali respira profumo di corse: dai disegni giganteschi del motore desmodromico che occupano una parete intera, a dipinti di moto da corsa e da strada così come di modellini di auto e moto. La poltrona, poi, non è quella che ti puoi aspettare da un amministratore delegato, visto che è una di quelle sulle quali, solitamente, siedono Francesco Bagnaia o Jack Miller durante un weekend di gara.

Ingegnere, cosa pensava domenica sera mentre tornava in auto da Misano Adriatico?
“Ho impiegato tre ore e mezza per il traffico, ma sono state bellissime. Perché dopo un weekend così ti viene da pensare a tutto quello che c’è stato per arrivare a quel momento. Le persone, le scelte, anche quelle difficili che abbiamo dovuto fare e che in qualche caso hanno anche diviso l’azienda. Ora tutti sono contenti, però ci sono stati momenti complicati. I bivi sono difficili”.

Ha mai avuto dubbi su che strada percorrere?
“Qualcuno sì, ma nella mia posizione ascolti tutto e poi devi mettere il sigillo finale. A volte ti viene il dubbio che il tuo pensiero non sia quello giusto, perché non sei così vicino al campo, ma riflettendo su tutte le cose che sono successe negli ultimi dieci anni, l’intuito difficilmente si sbaglia. E dove siamo oggi mi rinforza nei convincimenti che certe scelte passate, che io ho comunque avallato, se le avessimo cambiate forse sarebbe stato meglio”.

Lei è un uomo Ducati fino al midollo. Ma un amministratore delegato può permettersi di essere un tifoso?
“Deve essere un mix bilanciato. Io sono un tifoso, e infatti non riesco ancora ad abituarmi a vedere le gare: lavoro in questo mondo perché c’è una passione fortissima verso tutto quello che è la velocità, l’adrenalina, la bellezza della ricerca tecnologica. E lo sport è straordinario per come è emozionante, ci sono poche cose che possono dare le stesse sensazioni. Se le cose van male, van male davvero, e quando van bene c’è un carico di adrenalina che moltiplica le energie. Dall’altra parte, è estremamente importante che la parte sportiva venga guardata con la lente. Noi abbiamo un’azienda di quasi 2 mila persone, è molto importante che ci sia un bilanciamento tra i costi dell’attività sportiva e quello che l’azienda può sostenere in termini di spese. Vendiamo 55 mila moto l’anno, non 5 milioni, ogni cosa deve essere valutata anche dal punto di vista economico, e questa è la parte che magari i tifosi fanno più fatica a capire”.

Questa Ducati che va così forte nelle corse aiuta nella produzione?
“È difficile trovare una correlazione diretta sulle vendita che hai il mese successivo in funzione dei risultati sportivi. Però esiste una correlazione con il prestigio della marca, l’orgoglio, il senso di appartenenza. Ci sono brand come Ferrari che in questo momento non hanno risultati sportivi così forti, ma hanno costruito talmente tanto nel passato che hanno ancora un seguito fortissimo. Ducati non è nel Mondiale da così tanto, abbiamo costruito la nostra storia in Superbike e nel 2003 siamo entrati in MotoGP, abbiamo festeggiato 50 pole position e quindi abbiamo una storia importante di successi e risultati. Ma riuscire in un campionato cresciuto così tanto, e soprattutto essere percepiti come l’azienda che innova di più, è estremamente importante. C’è la percezione degli appassionati che la maggior parte delle novità che vediamo sulle moto negli ultimi anni sono arrivate da Ducati. Ed essendo un’azienda molto ingegneristica c’è questa voglia di prendere la tecnologia sviluppata e metterla a disposizione dei clienti: quello che fa Gigi Dall’Igna nelle corse ha il contraltare in quello che fa Vincenzo De Silva nella produzione”.

Bagnaia è stato straordinario nelle ultime due gare .
“Io sono innamorato di Pecco. Mi ha anche creato un po’ di problemi un tweet che ho fatto lo scorso anno a Jerez: io sono fortemente convinto che non si mente alla fisica e l’ho dichiarato vedendo come Pecco stava in sella, su una pista dove non siamo mai andati bene perché la moto non girava. Ma non era un miracolo, è la sua naturale capacità di governare bene la moto stando così fuori dal mezzo, che è lo stile dei piloti più giovani. Il Pecco che abbiamo visto in queste ultime due gare lo avevamo già visto al Mugello, a Portimao…”

Finalmente si è sbloccato…
“E abbiamo visto un Pecco fortissimo, estremamente maturo, perché la capacità di gestire fino alla fine due gare così difficili credo valga moltissimo. Il fatto che a Misano abbia firmato il suo secondo miglior giro all’ultimo passaggio significa che si è tenuto le energie per farlo: in quel giro ha fatto il suo miglior parziale al Curvone, che è tantissima roba. Siamo contentissimi di avere in squadra un pilota finalmente pronto e maturo e capace di gestire molte situazioni. I piloti sono organismi delicati, in certi momenti entrano in una condizione magica in cui ti fidi della squadra, della moto… Ecco, Pecco è in questa situazione”.

Non fosse per alcuni episodi su cui recriminare…
“Lui è un ragazzo molto sensibile, e al Mugello è partito in una situazione emotiva molto delicata per la morte di Jason Dupasquier. Le gomme strane di Austria-1 e Silverstone, la qualifica con bandiera gialla di Portimao. Il Mondiale non è chiuso, però a quelle situazioni ci pensi. Anche se a dominare è la soddisfazione per quello che stiamo ottenendo”.

Per anni molti dicevano: la Ducati ha la moto ma non il pilota per vincere il Mondiale. Pecco lo è?
“Fino a due gare fa non aveva ancora vinto una gara. Ha avuto un ingresso in MotoGP un po’ più difficile rispetto alle aspettative sue e nostre, e il primo anno le cose sono state un po’ complicate. Però alle spalle ha una sua storia e la forza di non farsi abbattere. Noi come squadra siamo stati bravi a dargli la possibilità del team ufficiale e lui ci ha subito ripagati con la pole position alla prima gara. Poi ci sono stati un po’ di eventi, ma da Aragon c’è stato un deciso cambio di passo. E noi ora in squadra abbiamo con lui e Jack due piloti che hanno vinto ciascuno due gare e con i quali si può pensare di vincere il Mondiale”.

Avete vinto anche con Jorge Martin e fatto 17 podi con 5 piloti.
“Noi siamo partiti da lontano, con la moto di Stoner che guidava solo lui e questa idea ci è rimasta appiccicata a lungo. Ma ora credo che ciò appartenga al passato e mi piace che sia un bel parallelo su come sviluppiamo le moto di serie, molto emozionanti come la Multistrada V4 o la Panigale, ma utilizzabili da più persone. Ci piace se uno ci sale per la prima volta e dopo pochi minuti ci dice che è come se la guidasse da sempre. E questo vale anche per le moto da gara”.

Per Jorge Lorenzo, la Ducati oggi è la moto migliore.
“Sono contento che Jorge abbia questa opinione. Credo che la prestazione della moto sia molto legata ai piloti. La moto è migliorata, ma se guardiamo a Enea Bastianini con la moto 2020 e alle nostre prestazioni di un anno fa, si capisce che c’è una parte di tecnica e una di guida. Siamo in una posizione molto positiva per quanto riguarda i piloti. La moto sta mantenendo i suoi punti di forza, ma l’ascolto e l’interpretazione dei piloti hanno migliorato la caratteristica negativa di faticare più delle altre a gestire le curve strette”.

Il 2020 è stato un anno complicato anche per come è stato gestito l’addio di Dovizioso
“Dall’anno scorso abbiamo imparato molto e questa credo sia una caratteristica delle squadre forti, imparare quando le cose vanno male. Abbiamo costruito un team con un clima molto da spogliatoio. È molto più facile quando parti con ragazzi giovani, ma per farlo bisogna essere in due: abbiamo organizzato prove a Misano e Portimao facendo girare i ragazzi con le V4, tra loro ridono, scherzano, e questo costruisce. Ma serve essere ricettivi”.

Bastianini sta facendo vedere tutto il suo talento. E la Ducati, rispetto ad altre Case, in questi anni ha sempre dimostrato di aiutare chi merita, anche se non è nel team ufficiale. Nel 2022 riceverà qualcosa di più?
“Queste sono cose che verranno definite, ma la filosofia di Dall’Igna, che io ho sempre approvato, è che chi va forte e merita va supportato. Credo che Enea stia facendo veramente bene e che anche lui non sempre abbia potuto dimostrare il suo valore. La sua moto non è comunque così male e in ogni caso Dall’Igna, Ciabatti e Tardozzi hanno la capacità per sapere quando è il momento per dargli qualcosa in più: aggiunge pressione, ma sanno però che è in grado di sopportarla”.

Quartararo che avversario è?
“Fabio per me è fortissimo, ha solo una pecca sul bagnato e domenica è stato fortunato che ha piovuto alle 17, avesse piovuto qualche ora prima la gara sarebbe stata diversa. Però durante il campionato c’è stato sempre, è andato forte dappertutto. Si vedeva già due anni fa che andava forte, ma ora è maturato tantissimo. Domenica abbiamo visto una bella gara, ma è proprio il campionato che è molto bello, con ragazzi nuovi che arrivano e non una monotona sequela in cui si sa già come finisce la gara”.

I 48 punti sono tanti e Bagnaia non può farcela da solo…
“Credo che un pezzo del successo di domenica sia dovuto anche al fatto che a un certo punto Quartararo aveva tre Ducati davanti, ma è stato bravo a passarli e si è meritato il secondo posto. Pecco un po’ di aiuto lo ha avuto nelle prime fasi, ma per aiutarlo davvero bisogna stare davanti a Fabio…”.

Austin?
“Lì non abbiamo mai fatto benissimo, però Jack ci è andato forte. Quella è la pista di Marc, se sarà in forma sarà lui l’avversario da battere, ma con i piloti che abbiamo adesso, ogni pista è buona”.

Valentino Rossi smette, ma con Bagnaia, Morbidelli e Bastianini l’Italia è messa bene.
Valentino ha rappresentato un fenomeno di proporzione epocale, nel motociclismo non si è mai visto nulla di simile, la sua è un’eredità pesante, anche perché vedo piloti forti che devono un po’ costruirsi a livello mediatico. La commistione tra una prestazione in pista straordinaria e questa capacità di essere un guascone, dalle scenette alla battuta sempre pronta, è un unicum. Oltre alla sua capacità di creare la VR46 Academy: gran parte di quello che Pecco e Franco Morbidelli stanno ottenendo, lo devono anche in gran parte a un certo modo di allenarsi e stare assieme. Mi piace pensare che anche la Ducati segua lo stesso percorso”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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