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Il pilota Kawasaki ha dominato ad Assen ed è sempre più primo, le rosse arrancano. La manovra dello statunitense ripropone il dibattito sul confine tra guida aggressiva e guida ragionata

Se il circuito di Assen resta l’università del motociclismo, Jonathan Rea dopo l’ultimo folgorante tris è il pilota Sbk laureato con 110 e lode grazie alle sue 14 vittorie: meglio del mitico Carl Fogarty (12), anche se il record storico ce l’ha ancora Angel Nieto (15 trionfi), con Giacomo Agostini a quota 14 e Valentino Rossi fermo a 10, cui va però la palma del numero 1 nella top class con 8 centri, di cui l’ultimo nel 2017, ultima volta del Dottore sul gradino più alto del podio. Il mondiale SBK 2021 è lungo con ancora nove round da disputare ma dopo la quinta tappa di Assen l’aria che tira è in sostanza quella di sempre, con il binomio Rea-Kawasaki davanti a tutti, lanciato verso il settimo titolo iridato. I (discutibili) regolamenti tecnici hanno oramai appiattito il livello delle moto in pista producendo gare, almeno apparentemente, più combattute e quindi agonisticamente più interessanti.

Avversari altalenanti

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Resta però il fatto che il binomio Rea-Kawasaki mantiene la leadership, vuoi perché gli avversari sono altalenanti nelle loro prestazioni combattendosi e portandosi via punti in classifica fra loro, vuoi soprattutto per le qualità complessive del pilota nordirlandese, capace di fare la differenza per la sua costanza, per il suo talento e per la sua intelligenza tattica, adattandosi all’evoluzione di gare e campionati e, come sta accadendo quest’anno, capace di non strafare (anche questa è un’arte), puntando sempre al miglior risultato possibile, via certa per il record SBK del titolo numero sette, uno in fila all’altro. Stavolta nella Gara 2 olandese ci si è messa pure la sfortuna per l’unico vero antagonista del cannibale nordirlandese, quel Razgatlioglu su Yamaha out alla prima curva per la stramberia del compagno di squadra Garrett Gerloff, autore di una manovra che nel caos iniziale può capitare ma “non deve capitare” specie quando la manovra d’assalto si ripete: ad Aragon a danno di Rea costretto al fuori pista, all’Estoril tamponando Rinaldi, ad Assen mettendo ko Toprack che così subisce un duro colpo nella sua corsa al titolo.

Polemica Gerloff

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In questi casi, al di là del ride through inflitto a Gerloff dalla direzione gara, si entra nel tunnel della polemica e degli schieramenti pro e contro come se si scoprisse adesso che il motociclismo è sport di fioretto ma anche di baionetta: sport duro, spesso durissimo, con manovre dei piloti, anche oltre i limiti, sanzionabili o meno nel ginepraio dei regolamenti. Il 26enne pilota texano, talentuoso quanto irruento fra il lecito e l’illecito (chi non lo è stato o non lo è fra i grandi campioni di ieri e di oggi?), fra la “genialata” che porta al trionfo e l’eccesso che porta al k.o. oltre all’inserimento nell’albo dei “segnalati”, non è comunque pilota irresponsabile e sconsiderato. Resta il fatto che nel motociclismo chi è davanti imposta e fa la curva e spetta a chi lo segue adeguarsi, non andandogli addosso o spingendolo fuori.

A rapporto

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Gerloff è stato chiamato a rapporto dai vertici del team Yamaha, un’azione doverosa che però, se mal gestita, rischia di aggiungere male a malanno, demotivando e smontando l’asso americano e, addirittura, usandolo come capro espiatorio nel caso di insuccesso finale in campionato (quasi scontato allo stato attuale dei livelli di competitività) delle moto dei tre diapason. A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: cosa avrebbero detto nel team PATA, dove sono legittime la delusione e il disappunto nei confronti del texano, se Gerloff invece di mettere out il suo compagno di squadra avesse mandato gambe all’aria Rea? È il motociclismo, bellezza! Sport dove non è mai facile l’equilibrio fra l’essere aggressivi non superando il limite, che trasforma una genialata in una fesseria passando per kamikaze. Non è (anche) questa la differenza fra il pilota-fuoriclasse e il pilota-fuori di testa?

Ducati ancora a secco

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Discorso diverso per Redding, il cui secondo posto serve per ritrovare la via del podio ma non quella per il titolo. Ancor peggio per Rinaldi che continua a illudere per poi deludere con un gap pesantissimo: 132 punti dalla vetta! Colpa delle gomme? Colpa dell’assetto? Resta il fatto che contano i risultati. In definitiva, il perentorio trionfale tris di Rea nel GP d’Olanda (con la ciliegina della quinta superpole consecutiva stagionale ) si traduce in classifica con 37 punti di vantaggio su Razgatlioglu e addirittura con 81 punti su Redding che per la Ducati – senza un’immediata svolta – suona come una sentenza di un quasi addio a quel titolo iridato che a Borgo Panigale manca da 10 anni. Tradotto: Rea (Kawasaki) 243 punti; Razgatlioglu (Yamaha) 206; Redding (Ducati) 162; Lowes (Kawasaki) 127; Rinaldi (Ducati) 111. Che dire? Al di là di quel che dopo lo start succede in gare quanto meno apparentemente valide sul piano tecnico e agonistico Assen ha dimostrato la netta superiorità di Rea – è lui che fa la differenza, come ha fatto nelle sei precedenti stagioni – cui non serve tirare e rischiare oltremodo per tagliare, alla fine, il traguardo davanti a tutti senza essere impiccati, un bel ragioniere. Al pilota nordirlandese della “verdona” non interessa chi ogni volta arriva secondo o terzo, importante che il primo sia lui. Ciò dà a Rea ancora più sicurezza nella sua corsa verso il suo titolo numero 7 e, all’opposto, smonta le velleità dei suoi principali avversari, compresi Razgatlioglu e Redding. Il resto è scritto nelle classifiche.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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