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La Yamaha ha lanciato la sua nuova media carenata, la R7 da 690 cc e 73 cavalli di potenza: ma il nome che richiama la mitica e originale R7 di fine anni Novanta non convince i puristi. Quella era una Superbike da 750 cc e 170 Cv, nata per le corse. Allora perché non chiamare R07 la nuova creatura di Iwata?

A far discutere gli appassionati, il nome della nuova media Yamaha: R7, una sigla che identifica già un modello entrato nel cuore degli appassionati e nel gotha del collezionismo. Le radici di questo nome risalgono al 1998, quando nasceva il Progetto “R Series” e venivano presentate le Yamaha YZF R1, di 1000 cc, la YZF R6 di 600 cc e la superba Yamaha YZF R7, di 750 cc. Alla lettera R, che significava “Race”, seguiva il numero che indicava la cilindrata. Se la R1 con 150 Cv e la R6 con 120 fecero scalpore, la R7 infiammò letteralmente il cuore degli appassionati!

pillole di storia

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Prodotta in soli 500 esemplari, necessari a ottenere l’iscrizione al Mondiale Superbike, e rigorosamente monoposto, era costruita con soluzioni all’avanguardia e componentistica d’eccellenza. La R7 era la moto destinata ai piloti privati. Regolarmente in vendita dai concessionari al prezzo di 50.000.000 di lire, aveva targa, frecce, specchi e fari (che potevano essere rapidamente rimossi). Oltre a questo, disponeva anche di due kit di potenziamento ufficiali, capaci di trasformarla in una vera moto da corsa di 750 cc per 178 kg di peso, 280 km/h di velocità massima e una potenza di quasi 170 Cv! Nata per correre (e vincere), venne subito schierata in pista dal Team Ufficiale Yamaha Superbike, e al suo secondo anno nel campionato mondiale, grazie anche a Noriyuki Haga, sfiorò il mondiale, mancandolo solo per una controversa squalifica del pilota giapponese. Anche nel campionato mondiale Endurance, vinse il Bol D’or e ottenne podi e piazzamenti. Un’icona del motociclismo, che ancora oggi è viva nei ricordi degli appassionati assieme al funambolico pilota giapponese Haga.

la polemica sul nome r7

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Alla luce di tutto questo, viene spontaneo chiedersi perché Yamaha abbia deciso di ribattezzare con lo stesso altisonante nome una moto che ha ben poco da condividere con l’originaria R7. La neonata Yamaha monta infatti il propulsore cp2 di 690 cc, un bicilindrico 4 tempi raffreddato a liquido, che eroga 73,4 Cv. Un’ unità che già si fa apprezzare sulla nuda MT07, e dalla quale deriva strettamente, ma che per numero di cilindri, potenza e indole rimane lontana dall’originaria R7, che era quattro cilindri, 749 cc e aveva più del doppio dei cavalli… Un’ottima media l’attuale R7, che orfana della R6 — che verrà prodotta esclusivamente in versione “race”, per le corse e non omologabile — saprà ben difendere il suo segmento. Una moto con molte frecce al suo arco, ma che si rivolge a un pubblico diverso da quello delle “R series” Yamaha. Aggressiva nel look, ben equipaggiata con forcelle a steli rovesciati da 41 mm e frizione anti saltellamento, eppure lontana da quel concetto base: “No Compromise” che animava l’ingegner Miwa e del quale la R7 era punta di diamante.

il… suggerimento a yamaha

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Perché allora non chiamarla R07? Una sigla che sembra quasi la sua naturale identità, perfetta per identificarla nella sua categoria, e sulla falsariga di quella sigla che già porta la sorella nuda MT07. Un numero in più, per rendere giustizia a una Regina della storia di Yamaha e per non togliere nulla alla neonata R…7!

Fonte: https://www.gazzetta.it

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Moto Club Biassono

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