0 0
Read Time:5 Minute, 53 Second

La storia delle corse a due ruote è costellata di incidenti fatali nel corso degli anni: ripercorriamo gli incidenti mortali di uno sport che ha il pericolo nella sua natura

Come i soldati

—  

Più volte, anche nel recente passato il motociclismo ha vissuto queste drammatiche situazioni rimanendone sempre scioccato e riproponendo domande cui non è facile dare risposte. È l’altra faccia della medaglia, il brutto di questo splendido show che da sempre è il motociclismo. Nelle corse dei “Giorni del coraggio”, dal Dopoguerra fino agli Anni ’70-’80, i corridori, causa le piste e le moto pericolose, rischiavano come i soldati in battaglia e ogni caduta aveva spesso pesanti conseguenze, gravi, a volte mortali. Oggi c’è un altro motociclismo e la sicurezza ha fatto passi avanti giganteschi. Ma il motociclismo resta uno sport pericoloso. Dopo l’incidente mortale di Dupasquier, si è anche accusata la pista del Mugello e più in generale il motociclismo. Il Mugello ha davvero “colpe” particolari? È vero che sulla pista toscana ci sono stati tanti incidenti, anche mortali, come quello di tre settimane fa nel Trofeo Italiano Amatori classe 1000, costato la vita del 59enne pilota-amatore Stelvio Boaretto. Un lungo elenco nero iniziato nel motomondiale del 1976, quando il 16 maggio persero la vita Otello Buscherini e Paolo Tordi. Ma il Mugello, splendido impianto e circuito tecnicamente superbo e con ottimi livelli di sicurezza, è sulla stessa linea dei migliori tracciati sede del Motomondiale, al top sotto ogni profilo. È evidente che più le velocità sono elevate e più aumentano i rischi: qui la MotoGP gira quasi a 180 km/h di media e vola sul dritto superando i 360! È sempre stato così, come dimostrato nei decenni scorsi da piste come quella di Spa-Francorchamps e anche di Monza, di Hockenheim, dell’Ulster, del Sachsenring, del TT dell’Isola di Man. Per la sicurezza si può e si deve fare sempre di più ma senza snaturare i circuiti e la stessa natura di uno sport basato sulla velocità.

I numeri recenti

—  

Addirittura, in queste ultime stagioni iridate, si cade di più del passato anche se, fortunatamente, con conseguenze meno pesanti. Un pilota come Marc Marquez nel 2017 è andato vicino al record delle 30 cadute (fra prove ufficiali e gare) in una sola stagione, tenendosi sempre su una media annuale oltre le 20 cadute. Gli altri piloti, in ogni categoria, non sono molto lontani dai crash del marziano-cascadeur spagnolo. Più di tutti si cade in Moto3, con oltre 400 botti, più o meno in linea con la MotoGP, comunque sempre oltre quota 300. Nell’ultima stagione piena, quella del 2019, complessivamente nelle tre classi iridate 2019, ci sono state 971 cadute, contro le 1077 del 2018. Sostanzialmente i numeri sono in linea con quel che accade oramai da una decina di anni, con attorno alle mille cadute.

Il lungo elenco

—  

Per capire meglio il presente bisogna tornare al passato. Tralasciando gli innumerevoli incidenti e i tanti piloti periti nelle corse prima del 1949, il motomondiale sin dalla sua prima stagione è segnato da una lunga lista di piloti sbalzati dalla moto e volati sull’asfalto, feriti e purtroppo anche deceduti. In 69 anni il campionato iridato è stato sempre caratterizzato dagli incidenti ed è stato più volte listato a lutto per le tragedie di uno sport affascinante quanto implacabile: oltre 150 i piloti che hanno perso la vita.

Qui ricordiamo i più noti: al TT inglese del 9 giugno 1949 muore l’inglese Ben Drinkwater (Norton); nel 1951 (15 giugno Albi GP Francia) muoiono Dario Ambrosini (Benelli) e Gianni Leoni e Sante Geminiani (15 agosto Ulster) della Guzzi; nel 1952 (18 maggio GP Svizzera) tocca a Ercole Frigerio (Gilera); nel 1953 (12 giugno TT) Leslie Graham (MV Agusta); nel 1954 (4 luglio GP Belgio Spa) Gordon Laing (Norton) e (11 settembre Monza GP Italia) Rupert Hollaus (Nsu); nel 1957 (6 luglio Spa) Roberto Colombo (MV Agusta); nel 1959 (7 settembre Monza) Adolfo Covi (Norton); nel 1960 (23 luglio GP Germania Nurburgring) Bob Brown (Honda); nel 1962 al TT Tom Phillis (Honda) e Bob Mc Intyre (Honda): nel 1969 (12 luglio Sachsenring) Bill Ivy (Jawa); nel 1970 (2 maggio GP Germania Ovest) Robin Fitton (Norton) e Santiago Herrero (10 giugno TT) Ossa; nel 1971 (4 luglio Spa) Cristian Ravel (Kawasaki) e (8 luglio Sachsenring) Gunter Bartusch (MZ); nel 1972 (9 giugno TT) Gilberto Parlotti (Morbidelli); nel 1973 (20 maggio Monza) Renzo Pasolini (HD) e Jarno Saarinen (Yamaha). Nel 1974 (8 settembre Abbazia) Billie Nelson (Yamaha); nel 1976 (16 maggio Mugello GP Italia) Otello Buscherini e Paolo Tordi (Yamaha); nel 1977 (3 aprile Imola 200 Miglia) Pat Evans (Yamaha), (1 maggio Salzburgring) Hans Stadelmann (Yamaha), (18 giugno Ryeka) Giovanni Ziggiotto (Harley Davidson); nel 1977 (19 giugno Ryeka) Ulrich Graf (Kreidler); nel 1980 (12 agosto Silverstone) Patrick Pons (Yamaha) e Malcom White (Yamaha); nel 1981 (31 maggio Ryeka) Michel Rougerie (Yamaha), (11 luglio Imola) Sauro Pazzaglia (MBA), (30 agosto Brno) Alain Beraud (Yamaha); nel 1982 (15 agosto Imatra) Jock Taylor (Yamaha); nel 1983 (29 marzo Le Mans) Iwao Ishikawa (Suzuki), (3 aprile Le Mans) Michel Frutschi (Honda), (12 giugno Ryeka) Rolf Ruttimann (MBA), (31 luglio TT) Normann Brown w Peter Huber (Suzuki); nel 1984 (12 luglio Spa) Kevin Wretton (Suzuki); nel 1988 (21 luglio Le Castellet) Alfred Heck (Lcr); nel 1989 (29 maggio Hochenehim) Ivan Palazzese (Aprilia); nel 1993 (1 maggio GP Spagna) Nobuyuki Wakai (Suzuki); nel 1994 (12 giugno GP Germania) Simon Prior (Lcr); nel 2003 (6 aprile GP Giappone) Daijiro Kato (Honda); nel 2010 (5 settembre Misano) Shoya Tomizawa (Suter); nel 2011 (23 ottobre GP Malesia) Marco Simoncelli. Da questo lungo elenco sono esclusi i piloti deceduti in gare extra iridate (Guido Leoni e Raffaele Alberti a Ferrara; Luigi Alberti a Monza; Renato Magi a Terracina; Mario Mastellari a Schotten; Paolo Geminiani a Locarno nel 1951; Ray Amm nel 1957 a Imola; Angelo Bergamonti nel 1970 a Riccione; Renato Galtrucco, Carlo Chionio e Renzo Colombini nel 1973 a Monza) e in prove libere su circuiti e su strade (Libero Liberati nel 1962, Sandrino Cinelli nel 1967) – solo per citarne qualcuno – in Italia e nel mondo, sicuramente altri 100 corridori deceduti, in totale, sopra i 200 considerando il TT. Per non parlare dei tanti centauri rimasti feriti gravemente.

Una questione sempre aperta

—  

La “questione sicurezza” è sempre stata presente nelle corse, pur se spesso sottovalutata e affrontata in modo inadeguato. È sempre stato e resta tutt’ora questo il “nodo” vero del motociclismo, mai facile da districare e mai risolto una volta per tutte. Perché? Perché nelle corse le cadute fanno parte del pacchetto, il rischio non è eliminabile e anzi è una componente di questi sport: è uno degli ingredienti del suo fascino. Si punta verso la ricerca della massima sicurezza, addirittura con l’obiettivo dell’annullamento del pericolo. Che, però, resta un’utopia perché c’è l’imponderabile legato all’errore umano, alla rottura meccanica e al fato.

Fonte: https://www.gazzetta.it

Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleepy
Sleepy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %

Di Moto Club Biassono

Moto Club Biassono

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *