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Il 29 maggio 1921 si correva la prima edizione del Circuito del Lario, che presto sarebbe diventato famoso come Tourist Trophy Italiano. Vinse una moto Harley Davidson guidata da Amedeo Ruggeri: i piloti portavano le camere d’aria legate al manubrio e facevano benzina da soli

Massimo Falcioni

Il 29 maggio 1921, cent’anni fa, si svolgeva la prima edizione del Circuito del Lario, denominato il Tourist Trophy d’Italia per le stesse caratteristiche tecnico-agonistiche, di grande show e di grandi rischi del tracciato inglese.

come il tt

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Il TT dell’Isola di Man, spettacolare quanto infido circuito stradale di 60,720 chilometri, era nato nel 1907 e sin dalle prime edizioni, una vittoria allo Snaefel Mountain Course valeva le prime pagine sulla stampa internazionale, la conquista di un posto ai vertici mondiali per i piloti e l’espansione nei mercati per le Case costruttrici di motociclette. Non solo: durante le due settimane di prove e di gare, solitamente agli inizi di giugno, l’Isola diventava meta per appassionati provenienti da ogni parte del mondo alimentando attraverso la promozione mediatica il business del turismo.

perché il circuito del lario

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È sull’onda di questi risultati che, nel fiorire dell’industria motociclistica italiana e dei nostri corridori e nel moltiplicarsi di gare e garette per lo più disputate sui velodromi e sugli ippodromi, un manipolo di appassionati lancia l’idea di fare sulle strade normalmente aperte al traffico nelle Prealpi lombarde il “Circuito del Lario”, un replay con il tocco italiano di quello che i britannici già stavano facendo da 14 anni sull’isola di Man, con il TT. Dalla prima edizione del 29 maggio 1921 il “Lario” resterà sostanzialmente invariato: un circuito di 36,5 chilometri che attraversava Asso, Valbrona, Onno, Vassena, Limonta, Bellagio, Guello, Civenna, Magreglio, Barni, Lasnigo, da percorrere sei volte per un totale di oltre 220 Km, più di 300 curve e 550 metri di dislivello, con la punta dei 754 metri della Madonna del Ghisallo. Quattro le categorie di motociclette divise per cilindrate: fino a 350 cc, fino a 500, fino a 750, fino a 1000 cc. Al Lario poca conta la potenza e la velocità del mezzo: determinante sono le doti di accelerazione, di frenata, di stabilità, l’equilibrio generale e, soprattutto, il manico e il cuore del corridore.

i grandi protagonisti

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Così, subito dopo la Grande Guerra e fino alla vigilia della seconda Guerra Mondiale, dal 1921 al 1939, quella del Lario diventa la più importante e prestigiosa corsa motociclistica d’Italia (davanti anche al GP delle Nazioni di Monza e al GP Reale di Roma), la seconda al mondo, entrata a pieno titolo nella leggenda grazie anche a uno scenario unico, connubio tra lago e montagna, e grazie alle gesta dei suoi grandi protagonisti in sella ai bolidi delle marche più famose. Il Circuito del Lario, emozionante quanto indecifrabile saliscendi di sterrato e pavè, ha segnato un’epopea conquistandosi un posto sotto i riflettori del mondo, oltre i confini del motociclismo e del Motorport.

quella prima volta del lario

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In quel fine maggio del 1921, centomila spettatori provenienti con ogni mezzo da tutta Italia e dai Paesi d’Oltralpe invadevano i punti strategici del Lago sin dal venerdì notte per ammirare le gesta dei più grandi corridori dell’epoca, i “giganti della polvere” in sella alle loro moto rombanti. C’era grande attesa, in particolare, per vedere da vicino e all’opera su un tracciato tanto impegnativo le potenti e mastodontiche bicilindriche 4 tempi Harley-Davidson 1000 cc made in Usa (la HD nel 1920 aveva prodotto 30.000 moto) che proprio un mese prima, il 28 aprile 1921,avevano toccato la velocità record di 160 Km/h, raggiungendo così una pietra miliare nella storia del motociclismo. Sarà, infatti, una Harley Davidson 1000 a trionfare a 52,2 Km/h di media (nell’ultima edizione del 1939 la media del vincitore Nello Pagani su Guzzi Condor 500 salirà a 84,101 Km/h) con il 32enne Amedeo Ruggeri in quella prima edizione caratterizzata da strade infangate per la pioggia battente provocando gran confusione e oltre cinquanta incidenti.

le “basse velocità”

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Il “leone bolognese”, stavolta sulla Guzzi 500 4V (leggendario monocilindrico con albero in testa a coppia conica a 4 valvole, oltre 22 Cv a 5500 giri, moto da 140 Kg e 160 Km/h) farà il bis al Lario nel 1925 ma, passato all’automobilismo, perirà il 7 dicembre 1932 durante un tentativo di record di velocità a Montlhéry dopo un’uscita di pista con la Maserati V5 16 cilindri 5000 cc da 350 Cv. Le medie “basse” del Lario non devono trarre in inganno perché erano il frutto delle difficoltà di quel tormentato circuito e non delle modeste velocità e scarse potenze dei mezzi. Basti pensare, ad esempio, che nel 1924 lo stesso Ruggeri sul circuito “tricolore” di Tortona in lotta con Tazio Nuvolari sulla Norton 500 si aggiudicherà la corsa con la Indian 1000 cc percorrendo i 270 Km del tracciato sterrato alla media di 114,248 Km/h. Le medie relativamente basse derivavano dalle caratteristiche del tracciato (senza asfalto, terra e sabbia e nell’attraversamento dei paesi con i lastricati da saponetta), dagli stop al box per il rifornimento (per lo più eseguito dal solo pilota), dal cambiare camere d’aria (avvolte a serpentina sul manubrio) perché bucare le gomme ogni giro era la norma.

il lario tecnicamente

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In quella prima gara del 29 maggio 1921, infatti, si capirono subito le caratteristiche di selezione di quello splendido quanto terribile triangolo lariano: saliscendi durissimo, all’interno tra i due rami del lago di Como, partendo da Asso, salendo verso la Valbrona per poi piombare a Onno, lungo i tornanti ciechi sino alla punta di diamante di Bellagio, quindi Civenna e Magreglio per poi affrontare la lunga rampa e superare i 754 metri del picco del Ghisallo seguito dall’infida discesa e tornare alla partenza, lanciati per il giro successivo. Una serpentina di 36,5 Km attraversando i paesi fra un mare di gente a bordo strada, fra muretti, rocce e piante, con tante curve da perdere il conto, senza alcuna via di fuga, una danza ad alto rischio dove tagliare comunque il traguardo, in qualsiasi posizione, era già una vittoria. Ecco perché il primo classificato diventava un mito.

quella volta al lario nel 1963

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Per capire quanto fosse importante il Circuito del Lario anche nei corridori persino dopo un quarto di secolo dalla sua ultima edizione torniamo a un episodio inedito del 1963. Il 19 marzo 1963 i piloti ufficiali della MV Agusta Mike Halwood e Silvio Grassetti avevano dominato la gara 500 d’apertura internazionale sul circuito di Modena. Il fuoriclasse inglese chiese al suo compagno di squadra pesarese se l’indomani o il giorno successivo lo accompagnasse a fare un giro turistico, in moto, sul vecchio tracciato del Circuito del Lario. Grassetti, pilota ufficiale Benelli (250) oltre che MV Agusta (500) contattò subito il suo amico pesarese Dorino Serafini, all’epoca 54enne, già mitico campione di moto e di auto, trionfatore del Lario nel 1935 con la Bianchi e nel 1938 con la Gilera. Dorino si rese subito disponibile e i tre si diedero appuntamento due giorni dopo alle 11 del mattino, ad Asso dove avrebbero “trovato” tre Benelli 125 Leoncino-corsa ex Giro d’Italia, rimediate grazie al Leone di Montecchio. Per fortuna che il carburante finì quasi subito costringendo i tre centauri a prendere anzitempo la via della… trattoria. Mike restò affascinato, oltre che dai luoghi, dal “circuito” dicendo che lo aveva trovato addirittura “più intrigante” del TT, dove aveva già trionfato tre volte e dove dominerà poi altre 11 volte! Circuiti come quello del Lario, le 15 grandi corse che lì si sono disputate dal 1921 al 1939 (le edizioni del 1932-1933 saltarono per difficoltà di budget e quelle del 1936 e 1937 non si disputarono causa guerra in Abissinia e conseguenti sanzioni internazionali) vanno al di là del microcosmo del motociclismo e più in generale anche oltre l’ambito dello sport, per diventare sintesi ed emblema di un’epoca, anni di passaggio fra la civiltà agricola e quella industriale, anni di grandi trasformazioni con l’affermazione e lo sviluppo del mezzo di trasporto a motore, l’auto e la moto. Del Circuito del Lario è rimasto “solo” il ricordo del tempo che fu e ancora oggi, un secolo dopo il suo debutto, si sente il vuoto della sua mancanza perché è entrato nella leggenda, perché quel Lario non era “solo” una corsa di centauri svitati e di motociclette rombanti. Il Tourist Trophy, pur messo fuori dal Motomondiale dal 1976, resiste con il suo fascino immutato. Anche questi ricordi sparsi servono per tenere viva la memoria che non muore.

circuito del lario, albo d’oro

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Questi i vincitori del Circuito del Lario, passati alla storia del motociclismo:
1921 Amedeo Ruggeri su Harley Davidson
1922 Ernesto Vailati su Sunbeam
1923 Valentino Gatti su Guzzi
1924 Pietro Ghersi su Guzzi
1925 Amedeo Ruggeri su Guzzi
1926 Pietro Ghersi su Guzzi
1927 Luigi Arcangeli su Sunbeam
1928 Achille Varzi su Bianchi
1929 Tazio Nuvolari su Bianchi
1930 Tazio Nuvolari su Bianchi
1931 Terzo Bandini su Rudge
1934 Carlo Fumagalli su Bianchi
1935 Dorino Serafini su Bianchi
1938 Dorino Serafini su Gilera
1939 Nello Pagani su Guzzi

Fonte: https://www.gazzetta.it

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