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Il team manager: “Ducati visionaria in questi anni, per sfruttare la Desmo serviva una guida diversa. Potremmo fare 8 moto, ma con VR46 non abbiamo ancora firmato. Con Marc l’appuntamento è per Zeltweg”

Paolo Ianieri

È uno degli uomini chiave della Ducati, quello che incarna la passione del vestire il colore rosso. Davide Tardozzi, team manager della squadra che con Jack Miller ha conquistato gli ultimi due GP, è l’ospite della puntata settimanale con MotoG-Podcast, il talk della Gazzetta dello Sport condotto da Paolo Ianieri e Zoran Filicic sul mondo della moto. “Io sono uno che somatizza, mi faccio prendere dalle gare — racconta l’ex pilota della Superbike —. A volte mi impongo di stare tranquillo, ma poi le soffro, le sento le vivo. Anche quando smetti di correre mantieni una certa mentalità. La cosa che però devi fare assolutamente è scindere la mentalità di pilota da quella di manager. Il vantaggio è che sai cosa pensa il pilota, ma non la devi pensare da pilota, devi essere un aiuto, non dargli tutto quello che ti chiede, ma tutto quello che gli serve. È molto diverso”.

Scelta giusta

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Con le due vittorie di Jack Miller e i tre secondi posti di Francesco Bagnaia in 5 GP, Tardozzi e la Ducati non possono lamentarsi della scelta fatta la scorsa stagione, decidendo di promuovere il duo Pramac al posto di Andrea Dovizioso e Danilo Petrucci. “Mi fa piacere il rapporto che c’è tra loro, costruttivo per il team e vantaggioso anche per loro. Quando domenica è tornato al box, dopo i primi due minuti di festa con la sua squadra, appena ha visto Pecco è andato ad abbracciarlo. Il rapporto vero di stima che c’è tra i piloti sarà un vero vantaggio per noi. Quando lo scorso anno dicevamo che avevamo un progetto in testa, siamo stati ragionevolmente massacrati. È stato difficilissimo anche per noi, lasciare due piloti che sono stati con noi, Andrea otto anni e Danilo sei, anche dal punto di vista personale è stata una scelta molto difficile”.

Ducati visionaria

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Al di là dell’ottimo momento, ancora una volta il lavoro fatto dalla Ducati a livello di sviluppo e inventiva sta costringendo tutti a seguire la sua strada. “Voglio incensare un po’ Ducati, perché negli ultimi 5-6 anni ha avuto tante visioni. Da quando è arrivato Gigi (Dall’Igna; n.d.r.) il suo gruppo di lavoro ha avuto una serie di intuizioni, che siano tecniche o gestionali, che hanno fatto il corso della MotoGP. Siamo stati i primi a fare il test team con un vero pilota, i primi a provare sulle piste 15 giorni prima, a mettere le ali, al cucchiaio…. Abbiamo avuto tante percezioni e intuizioni”.

Serviva una guida diversa

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E, soprattutto, adesso la Desmosedici è una moto competitiva ovunque. “Tutte le moto hanno delle peculiarità, con grossi vantaggi e pochi svantaggi. Noi non avremo mai la percorrenza della Yamaha o della Suzuki, così come loro non avranno mai la nostra frenata o la nostra velocità. Questi rimangono dei punti fermi. Non esiste la moto che ha l’accelerazione, la potenza e la frenata della Ducati, la percorrenza della Yamaha e la velocità nei cambi di direzione della Suzuki. Non esiste. Una delle cose che abbiamo capito è che per agevolare i punti deboli di Ducati serviva anche una guida diversa da parte dei piloti. E i nostri due ce l’hanno”.

Pramac estensione

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“Per la Ducati è importante vincere il titolo piloti. Se lo vinciamo con il team interno è anche meglio, ma per noi il valore aggiunto è vincere un titolo con una Ducati. Anche con Pramac siamo stati i primi ad avere un team satellite che è un mezzo team interno. Da loro lavorano 7 persone Ducati e che i piloti hanno il contratto con Ducati. E anche qui i giapponesi, pian pian, hanno iniziato a seguirci”.

Vogliamo Miller e lui noi

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Quanto la squadra sia importante per lui, Miller lo ha fatto vedere attaccando foto dei suoi uomini nel proprio angolo del box. “Jack è un ragazzo stupendo, vive questo lavoro in modo passionale. Vede nel team la vera famiglia, perché la sua è in Australia e vive in modo passionale la sua presenza al box. Non sta quasi mai nel suo ufficio nel camion o nel motorhome, sta all’interno del box. Mentre i meccanici lavorano, Jack attacca la musica, si stende nella sua poltrona e comincia a dormire. Rinnovo al Mugello? È verosimile, perché è logico che Ducati non voglia fare andare via Jack. Ma anche perché Jack vuole rimanere”.

Pecco studioso

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Quanto a Bagnaia, “Pecco è molto più tranquillo ma molto presente, soprattutto con Cristian Gabarrini, il suo ingegnere di pista e Tommaso Pagano, il suo elettronico. Gli piace sapere, vedere, confrontare i suoi dati con quelli degli altri piloti, che noi abbiamo in rete. E anche questa è una cosa che noi abbiamo fatto fin dall’inizio dell’era Dall’Igna”.

Sei o otto moto?

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Sono giorni caldi per definire il futuro, con la VR46 pronta a firmare per correre con le Desmosedici e il team Gresini a metà tra la Ducati e l’Aprilia. “Ducati si può anche permettere di gestire 8 moto perché lo ha già fatto, fino a tre anni fa avevamo anche il team Aspar. È strutturata, ma non vuol dire che succederà. Ma è assurdo pensare a 8 moto ufficiali, perché non ha senso. Quest’anno per varie ragioni abbiamo dato una moto ufficiale a Jorge Martin che è al primo anno, ma a un rookie non serve, la moto ufficiale ti serve per togliere l’ultimo decimo. A loro devi chiedere di fare esperienza. Secondo me 4 sono il numero giusto, poi Ducati potrebbe anche permettersi di farne una in più. La VR46 con Ducati? Non è vero che manca solo la firma, ci sono tanti dettagli che devono essere messi a punto. E ci sono altre Case che stano facendo le loro valutazioni e offerte. A oggi non c’è niente di firmato e ci sono discussioni in corso con VR46 e Gresini”.

Marquez mi ha detto che…

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Quanto tempo servirà a Marc Marquez per tornare al massimo? “Nel momento in cui il suo fisico glielo permetterà, Marc tornerà a essere il problema. A Le Mans lo ha tradito questa gran voglia di vincere e rifarsi, di buttarsi alle spalle questo anno di sofferenza. Io ci ho parlato una decina di minuti, il ragazzo ha sofferto. È stato bello perché gli ho detto ‘io voglio che tu torni quanto prima, perché io voglio battere quel Marquez’. Mi ha guardato e mi ha dato appuntamento in Austria: ‘Là ti voglio battere, perché là vinci tu’. Sarà divertente”.

Mugello rosso

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Chi vincerà tra due domeniche il GP d’Italia? “Io dico che vinciamo noi. I piloti per me sono come due figli, faccio fatica a dire l’uno o l’altro. Dico Pecco perché non ha ancora vinto e voglio che ci riesca. Poi, secondo metto Jack e terzo Rins. Pirro? Per me Michele può far bene, se un collaudatore arriva nei 10 ha vinto la gara perché non ci sono più i ritmi di una volta dove c’erano 4-5 piloti che andavano. Adesso i primi 10 sono dei leoni”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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