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Il ducatista ha festeggiato le vittorie a Jerez e Le Mans bevendo dallo stivale: è un’usanza dei piloti australiani, nata negli anni Cinquanta. Eccone origini e significato

C’è chi davanti alla tv storce la bocca di fronte a Jack Miller che sul più alto gradino del podio di Le Mans festeggia bevendo il prosecco dallo stivale e chi invece non vede l’ora di assistere al tris dell’asso della Ducati dopo la doppietta consecutiva a Jerez e al Bugatti. L’asso australiano della rossa, in piena euforia, ha poi passato lo stivale al rivale Fabio Quartararo che ha brindato nell’esultanza generale di chi sotto il palco applaudiva ai tre protagonisti di una corsa avvincente, ricca di colpi di scena. Già nella sua prima vittoria in MotoGP, al GP d’Olanda 2016, Miller aveva brindato sul podio con uno shoey (da shoe, scarpa, in inglese), non una semplice ed effimera moda, ma una cultura per gli australiani.

gli altri piloti

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Non solo, perché quel modo di festeggiare ha fatto scuola. Come non ricordare Valentino Rossi, il primo pilota non australiano a brindare con lo spumante nello stivale sul podio del GP di San Marino 2016 e di quello trionfale del GP d’Olanda 2017? E, fuori dal motociclismo, come non tornare al 2015, quando il pilota Supercars David Reynolds trionfava nella sua prima gara non-endurance celebrando il trionfo con lo champagne tracannato da una sua scarpa? In Formula 1, nel 2016, la vittoria celebrata sul podio del GP di Germania, con il brindisi dalla “scarpetta” porta la firma di Daniel Ricciardo ripetendosi poi al GP del Belgio insieme a Mark Webber. Quindi ancora Ricciardo con Marx Verstappen al GP di Malesia, in un passaggio dello stivaletto traboccante di champagne, ben oltre il podio. Nel GP USA Ricciardo passa la scarpetta con le bollicine all’attore scozzese Gerard Butler e via di seguito con una scena diventata a uso e consumo mediatico, pratica se non usuale, quanto meno non più inedita.

cos’è lo shoey

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È lo shoey, bellezza! Cioè l’arte di bere da una scarpa o da uno stivale per festeggiare un evento come auspicio di buona fortuna o anche come atto di iniziazione: un rituale popolare nei festeggiamenti sportivi e negli eventi musicali particolarmente praticato da sempre in Australia, dove è appunto denominato shoey. Nel motociclismo, il brindisi con lo stivale viene da lontano, dal 1957. Quando l’australiano Keith Campbell dopo la sua prima vittoria in un Gran Premio (Olanda) chiese a un esterefatto ingegner Giulio Cesare Carcano — gran capo sul campo della Guzzi — se poteva brindare in quel modo “da canguro”, ricevendo un secco “No!” . Ma lo straordinario e austero staff della Casa di Mandello fece finta di non vedere quando poche settimane dopo, dominati i GP Belgio e Irlanda del Nord, sul podio dell’Ulster, in gran fretta, Campbell fece un brindisi veloce con il suo stivaletto colmo di birra festeggiando così il suo (unico) titolo di campione del Mondo 350. Il primo pilota australiano a vincere un mondiale non avrà fortuna, morto il 13 giugno 1958 dopo una caduta sul circuito di Tolosa.

quella volta a cesenatico

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Il secondo australiano campione del mondo 1961 Tom Phillis (Honda) quando fu battuto nella storica gara 250 di Cesenatico da Silvio Grassetti sulla inedita Benelli 4 cilindri incassò il duro colpo presentandosi dopo la premiazione ufficiale nel box del Leone dove tutti erano in delirio per quello straordinario trionfo. Era ancora con la tuta di pelle nera ma senza stivali con due meccanici con gli occhi a mandorla che seguivano con quattro bottiglie di champagne. Phillis fece stappare al corridore pesarese e al ds Paolo Benelli le bottiglie versando il Don Perignon nei suoi stivali che in un batter d’occhi si svuotarono passando di mano in mano. Fortuna che nessun pilota australiano era mai entrato alla corte di Cascina Costa. Chissà cosa avrebbe detto — e fatto – il conte Domenico Agusta di fronte a un suo pilota impegnato nello shoey. Nel 1969, un altro australiano eccellente campione del mondo 250 con la Benelli 4 cilindri, Kel Carruthers, gran manico e signore tutto d’un pezzo, nei suoi sette podi (tre vittorie, due secondi posti, due terzi) aveva festeggiato sempre ligio al protocollo. Ma dopo il decisivo GP di Jugoslavia nel micidiale saliscendi di Abbazia, conquistati gara e titolo, omaggia i Benelli e la squadra del Leone con un “Bierstiefein” di vetro, un’opera d’arte, un bicchiere da birra in vetro a forma di stivale che sarebbe stato creato da un generale prussiano promettendo ai suoi soldati di bere birra da lì, dopo la vittoria. E vittoria fu, quella di Carruthers e della Benelli, con storica bevuta.

le origini storiche

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Già nell’epoca napoleonica i soldati bevevano dalla scarpa di un generale, mai da quella dell’Imperatore. In tante guerre, dai romani in su, bere dalla scarpa o da uno stivale di un commilitone era un rituale di iniziazione tradizionale: prima o dopo era lo stesso. Ci voleva lo “straordinario” canguro Jack Miller a riprendere una tradizione che rende ancor più effervescente il podio e, soprattutto, fa sognare i tanti fan della Ducati, in Italia e nel mondo.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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