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Che cosa fa di una strada una bella strada? Che cosa fa in modo che rimanga scolpita nei nostri ricordi? Sono tante le variabili, alcune oggettive e altre del tutto soggettive. Di sicuro non conosciamo prima le emozioni che una strada è in grado di darci, quindi la sorpresa è spesso la prima variabile. Una bella strada ci stupisce, si svela la prima volta e poi restituisce le stesse emozioni ogni volta che la percorriamo di nuovo.

Poi ci sono quelle variabili personali come il feeling con la moto, il modo di guidare e quello che si cerca nella guida, il meteo, la compagnia, il momento della nostra vita, lo stato d’animo. Infine ci sono gli elementi oggettivi, come il panorama, lo stato dell’asfalto, le curve, le pendenze. Una bella strada è come una ricetta che ha bisogno di un mix molto personale di ingredienti, tenuto insieme da una buona dose di fortuna. Eppure sono tante e ognuno di noi ne ha incontrate molte nella propria vita di motociclista. Personalmente, quando vado in moto amo le sensazioni pigre, l’equilibrio a discapito dell’emozione violenta, l’armonia invece del brivido.

Amo sentirmi in pace con quello che mi circonda, sentirmi parte di un tutto più grande. Certe strade sanno regalare alcune schegge di questa consapevolezza. Ecco allora alcune strade su cui vi consiglio di andare a mettere le ruote, per provare quelle sensazioni che sono la ragione per cui si decide di andare in moto.

strada_mortirolo

PASSO DEL MORTIROLO (Lombardia)

È un passo che collega Valtellina e Valcamonica, tra le province di Sondrio e Brescia. Per godersela, meglio organizzare la salita dalla parte valtellinese, dove si affronta la parte più impervia. Arrivando dalla pianura e da Lecco, si percorre la strada statale dello Stelvio SS38 lasciandosi alle spalle Sondrio e Tirano.

È una statalona di fondovalle a una corsia, dritta e trafficata, senza nulla da dire. All’altezza di Mazzo sulla destra inizia la strada del Mortirolo SP81. Sia chiaro, è una strada leggendaria per appassionati di ciclismo e cicloturisti, dove si celebrò il mito e la caduta del Pirata Marco Pantani, non aspettatevi quindi tratti di scorrimento veloci e curve morbide. È una strada che ha, soprattutto nella parte iniziale, passaggi che lasciano interdetti per ripidità e raggio delle curve. In alcuni punti vien da chiedersi se non si sia finiti a casa di qualcuno.

Si inizia con curve secche e indiavolate in mezzo a piccoli centri abitati intervallati a tratti boschivi. Roba da mulattiera. Mentre si sale con dentro soprattutto la seconda, non si può non immaginare cosa voglia dire essere un ciclista al Giro D’Italia quando inizia quella salita così ruvida, mentre il cuore impazzisce nel petto e le gambe si fanno subito di pietra, sapendo cosa ti aspetta. Si, perchè sono 1300m di dislivello fino ai 1800m del passo e 31 tornanti. Trentuno. Pendenze che arrivano al 20%, roba che di solito si trova solo nelle rampe dei box. Il primo tratto fa impressione, poi la strada si addolcisce leggermente, facendosi morbida, stupenda.

Paesaggio alpino, prati, boschi, profumi fin su al passo. Al km 8 si incontra il monumento a Pantani e lo sguardo si abbassa un attimo (ma non di più, mi raccomando) in segno di rispetto all’eroe di questa salita. Arrivati in cima prendetevi una pausa in una delle baite all’inizio della discesa che offrono la merenda a base di pane, formaggio e salumi. La vista che dalla cima si rivolgere verso la Valcamonica è ampia e maestosa. La discesa fino a Monno è molto più tranquilla e comoda, diciamo che una volta in cima il Mortirolo è fatto. Arrivati a Monno se si vuole tornare in Valtellina si può scendere verso Edolo per pochi chilometri e risalire fino al passo dell’Aprica, per poi tornare nella valle da cui si è partiti. Un giro alla portata di tutte le moto, facilmente raggiungibile, pieno di storia del ciclismo, di curve strette, di panorami alpini e di ottimi formaggi, che non guastano mai.

Fonte: https://motori.virgilio.it

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Di Moto Club Biassono

Moto Club Biassono

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