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Sessantotto anni fa la prima corsa ufficiale all’automotodromo di Imola, creato da Checco Costa e poi intitolato a Enzo e Dino Ferrari. Quel giorno c’erano circa sessantamila persone e fu una grande festa di popolo. E se domani, dopo essere rientrato nel Mondiale di F1, il circuito del Santerno, con qualche adeguamento, tornasse a ospitare gare della MotoGP?

Massimo Falcioni

Il GP dell’Emilia Romagna, secondo emozionante appuntamento del mondiale di Formula 1 2021 di domenica 18 aprile, ha dimostrato ancora una volta il valore tecnico-agonistico e il fascino dell’autodromo di Imola. Il motociclismo deve accontentarsi del Civ (Campionato Italiano Velocità) che il 3-4 luglio prossimo disputerà al “Motodromo” Enzo e Dino Ferrari il 5° e 6° round stagionale dopo l’apertura del 17-18 aprile al Mugello e la tappa successiva del 15-16 maggio, a Misano. Quest’anno Imola non ospiterà neppure il Mondiale Sbk, dopo che anche l’appuntamento in calendario l’8-10 maggio 2020 era stato cancellato, causa Covid.

imola, perché no?

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A parte le beghe (perenni) anti circuito di alcuni residenti per questione di soldi più che di decibel, il problema principale per cui il Motomondiale resta assente da Imola è ufficialmente quello della sicurezza (il circuito non ha l’omologazione a causa di alcuni muretti a ridosso dell’asfalto, le protezioni e gli spazi di fuga ritenuti inadeguati) anche se oggi non pare impossibile risolverlo con adeguamenti opportuni, partendo dal fatto che comunque sullo stesso tracciato si gareggia (Civ) o si è gareggiato fino a poco tempo fa (Sbk) con moto comunque potenti e veloci e con incidenti sostanzialmente sullo stesso livello, per numero e conseguenze, di altri circuiti iridati. Riportare il Motomondiale non può che far bene a Imola e al territorio nonché all’Italia che è in grado di far disputare un numero di round iridati pari, ad esempio, alla Spagna. Va riproposto un autorevole tavolo di trattativa, non solo con le autorità sportive, per sciogliere tutti i nodi che non permettono il decollo del progetto. Sulla “collina del batticuore”, sulla “collina della passione”, alle “Minerali” sono sempre andate in scena giornate storiche, riconoscimento di una identità collettiva, di fusione emotiva di tale identità, ben oltre lo spazio del tempo e delle appartenenze. Una storia, quella del circuito di Imola, che viene da lontano e che va ripresa riproponendo sul tracciato del Santerno, come detto, una tappa del Motomondiale. Torniamo indietro, da dove tutto era iniziato.

imola prima di… imola

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La prima corsa sull’inedito autodromo imolese, Prima Coppa d’Oro Shell, si svolse 68 anni fa, il 25 aprile 1953. Ma ben 27 anni prima, il 18 luglio 1926, si era disputata la prima gara per moto da velocità sul circuito stradale non ancora asfaltato detto dei “Tre Monti”, epicentro dove poi sorgerà, appunto, l’attuale autodromo. Il futuro ideatore dell’autodromo, l’allora quindicenne Checco Costa – era infatti nato a Imola il 7 aprile 1911 — presente come spettatore a quella prima corsa in città, si entusiasmò alle gesta dei piloti che sul percorso di 12 km si diedero battaglia per 14 giri. Il 1° Maggio 1927 il bis, con la seconda edizione del “Tre Monti” vinta davanti a un mare di gente entusiasta da Tonino Benelli (Benelli) nella 175, Pietro Ghersi (Guzzi) nella 250, Gino Macchi (Frera) nella 350, Luigi Arcangeli (Sumbean) nella 500 con il giro veloce dello stesso Arcangeli alla media di 85,177. Il 31 luglio 1932 la terza edizione vinta da Lama (MM) nella 125, Aldrighetti (Rudge) nella 250, ancora Lama nella 350, Spaggiari (BSA) nella 500.

gli sforzi per imola

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Poi la lunga pausa fino all’immediato dopoguerra quando, appunto, il locale Moto Club del neo presidente eletto Francesco Maria Costa (già segretario generale del sodalizio motociclistico per un decennio, dal 1936 al 1946) inizia a organizzare le corse su un circuito più strutturato, ma ricavato ancora dai viali della città. Definite ufficialmente “gimkane”, erano vere e proprie corse di velocità, come dimostrato dalla prima gara del 31 marzo 1946, disputata con grande entusiasmo di tutti, pur fra le rovine belliche. Si replica, sempre su tracciati cittadini, il 25 agosto 1947, il 27 agosto 1949, il 14 maggio 1950. Ma già subito dopo la Liberazione del 1945, Costa coltivava la “pazza idea” di tirar fuori dal nulla un circuito permanente con caratteristiche tecniche, agonistiche e di spettacolo uniche per chi ci correva e per chi sarebbe accorso sugli spalti naturali. Il 4 ottobre del ’47 Checco Costa, in qualità di presidente del Moto Club imolese, presenta agli esponenti istituzionali e imprenditoriali cittadini in una riunione nella sala comunale la sua idea di un “anello permanente per fare le corse”, utile per creare occupazione, favorire il turismo, valorizzare Imola. Un cospicuo investimento iniziale di 30 milioni di lire che tocca al costituito comitato cittadino, con a capo il dottor Costa, da coprire chiamando istituzioni, associazioni imprenditoriali, singoli imprenditori e cittadini. Il 25 novembre 1947, con rogito del notaio imolese Alvisi, si costituisce la Società Cooperativa con denominazione Ente Sport Turismo Imolese (ESTI) e solo una bevuta collettiva di Sangiovese fa passare in secondo piano ai soci la spada di Damocle rappresentata dalla cifra di oltre 100 milioni di lire necessari, una montagna di soldi da… coprire il Castellaccio.

la costruzione del circuito

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Dalle parole si passa al primo colpo di piccone del 6 marzo 1950 dato dal presidente del Coni, Giulio Onesti. Imola s’arroventa. Lungo i sentieri del Castellaccio inizia un gran viavai di persone e mezzi. Vengono occupati centinaia di operai e decine di tecnici scuotendo la quiete secolare del Parco collinare lambito dal fiume Santerno e dando subito impulso all’economia locale e oltre. Il 18-19 ottobre 1952 c’è il collaudo ufficiale della nuova struttura con davanti a tutti Checco Costa e il suo inseparabile amico Enzo Ferrari entrambi portati in trionfo da migliaia di entusiasti imolesi e appassionati di ogni contrada accorsi per l’occasione. In pista scendono per la prima volta i bolidi veri a due e a quattro ruote: laFerrari F1 di Alberto Ascari, la Gilera 500 4 cilindri di Umberto Masetti, la Guzzi 250 GP di Enrico Lorenzetti.

la prima volta di isola

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Sei mesi dopo il collaudo ufficiale, il 25 aprile 1953, otto anni dopo la Liberazione d’Italia, in una assolata giornata primaverile colma di bandiere e stendardi sull’inedito e incompleto saliscendi di 5.017 metri si disputa davanti a oltre 30 mila spettatori paganti la prima corsa riservata alle classi GP 125 (1° Emilio Mendogni su Morini); 250 (1° Enrico Lorenzetti su Guzzi); 500 (1° Alfredo Milani su Gilera) dando il via all’avventura del “Piccolo Nurburgring”. La dicitura ufficiale recita sul manifesto: “Inaugurazione automotodromo: prototipo del Coni, Imola 25 aprile 1953 Gran Premio Coni”. La corsa è valida per il campionato italiano seniores. Dodici i partenti della 125 (30 giri per Km 150,5) vinta da Emilio Mendogni (Morini) in volata su Angiolino Copeta (MV Agusta) con Romolo Ferri (Mondial) 3°, attardato per un cambio candela, Carlo Ubbiali (MV) 4°. Tutti gli altri, doppiati. Giro più veloce, il 22° di Mendogni in 2’29.00 media Km/h 120,729. La 250, privata della qualifica “tricolore”, è la categoria marcata Guzzi con la galoppata trionfale di Enrico Lorenzetti (20 giri pari a Km 100,340 media Km/h 122,916) davanti a Ermanno Ozino, Angelo Marelli, Guido Paciocca, Alano Montanari. Giro veloce di Lorenzetti, il 4°, in 2’22” media Km/h 127,190. L’attesa è tutta per la 500, con uno schieramento da “mondiale”. Tre MV ufficiali 4 cilindri: Bandirola, Francisci (sostituto dell’infortunato Leslie Graham, il fuoriclasse britannico che morirà meno di due mesi dopo, il 12 giugno, in corsa al Tourist Trophy) e Franzosi cui è affidata la 350. Cinque Gilera 4 cilindri con Milani, Masetti, Colnago, Pagani, Giano, due le bialbero con Liberati e Valdinoci. Più una ventina di “privati” in sella alle monocilindriche Norton, AJS, Matchless, Guzzi, Gilera Saturno. Milani compie i 45 giri di Km 225,765 in 1h37’43” alla media di km/h 138,597. Giro veloce di Milani e Masetti in 2’07” media km/h 142,211. Il sole cala dietro il Castellaccio ma il pubblico, entusiasta, invade i box improvvisati e si fa festa fino a tarda sera. Per le corse è l’inizio di una nuova epopea.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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