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I primi tre del GP di Portimao per età, doti e ruolo nel team paiono destinati a dominare la categoria nei prossimi anni. Una lotta che si spera possa ricomprendere presto pure Marquez e Morbidelli

Un’immagine per il futuro. Ci sono fotografie che segnano il corso degli eventi e istantanee che lasciano presagire frammenti di quanto capiterà davanti ai nostri occhi. Il GP di Portimao della MotoGP, terzo appuntamento del mondiale 2021, è uno di questi. Se si osserva il podio, con il vincitore Fabio Quartararo, davanti a Francesco Bagnaia e Joan Mir – età media 23 anni -, è infatti facile immaginare che saranno loro a marchiare almeno i prossimi 5 anni della top class. Ciascuno di loro, inoltre, è diventato leader del proprio team, in un podio che ha piazzato sui suoi gradini tre moto differenti: Yamaha, Ducati e Suzuki.

Spinta per il ricambio

 

I tre giovani – Quartararo anni 22; Bagnaia 24; Mir 23 – posseggono tutte le qualità per alternarsi al vertice della categoria nei prossimi anni. In attesa che Franco Morbidelli, 4° a Portimao, ma sempre frenato da una M1 datata, sia assistito da un mezzo all’altezza, che Jorge Martin si levi bende e cerotti del recente intervento e dia seguito al brillante avvio e, soprattutto, Marc Marquez ritrovi la sua antica forma fisica per continuare a regalare derapate e prodigi, è dal trio del podio portoghese che è lecito attendersi le emozioni maggiori per la categoria. Quest’anno e nei successivi. Il ricambio generazionale, già in atto, potrebbe ricevere da questi nomi una spinta ulteriore. A tutto beneficio dello spettacolo.

Il francesino cresce

 

Fabio Quartararo dopo tanti alti e bassi – l’anno scorso o vinceva o non saliva nemmeno sul podio – ha lavorato sull’aspetto mentale con l’aiuto di uno psicologo e ha impresso una svolta importante. Tenendo a bada i nervi è riuscito a capitalizzare un talento cristallino e quel temperamento da campione palesato spesso nei duelli non reverenziali con Marc Marquez. Il francese ha reagito alla vittoria del compagno Maverick Vinales nella prima gara, recuperando terreno e sicurezza personale, ed è nella situazione tecnica e umana ideale per svettare. La vittoria è un volano di fiducia e consapevolezza e Quartararo, con una M1 veloce e ora incisiva anche nelle rimonte, sembra entrato stabilmente nella dimensione di chi può indossare stabilmente quel ruolo di leader che tanti gli attribuivano. Vestito che a Vinales, in tilt dopo un bell’avvio, sta stretto. Ulteriore abbrivio da sfruttare, per Fabio, quello della supremazia interna nel team ufficiale di Iwata.

Pecco matura

 

Francesco Bagnaia in Portogallo non ha avuto la possibilità di incrociare le ruote con Quartararo, ma la rimonta dall’11. posto in griglia, penalizzato dalle bandere gialle che gli hanno cancellato la pole, al 2. in gara ha fatto capire due cose. Una: il ragazzo non si è fatto abbattere da una sanzione che poteva condizionane mentalmente il rendimento in gara ed è un indubbio segnale di maturità; due: Pecco è tornato a gestire la Ducati al meglio, con una guida perfetta per interpretare le gomme Michelin introdotte l’anno scorso e che hanno invece mandato al manicomio tanti altri, a partire da Dovizioso. Il pessimo finale di stagione, subito dopo l’annuncio della firma con il team Ducati ufficiale, poteva lasciare dei dubbi sulla reale caratura di Bagnaia, che però sta mostrando doti velocistiche e carattere nell’ergersi a leader di Borgo Panigale. La Ducati cambiando completamente la sua formazione titolare nel team ufficiale, da Dovizioso-Petrucci a Bagnaia-Miller, si è assunta il rischio d’impresa di una coppia nuova – e con una sola vittoria in top class, dell’australiano -, ma la scelta sta dando dei dividendi. Si vedranno anche in futuro: se il buongiorno si vede dal mattino, Bagnaia sta mettendo solide basi per giocarsi con costanza il podio ed ergersi a protagonista, sia in una Casa in cui gli altri piloti, per ragioni varie, perdono le occasioni, sia nel mondiale.

Mir mostra sempre le unghie

 

Joan Mir è il campione del mondo in carica, voglioso, sia di difendere la corona dagli attacchi che verranno, sia di confrontarsi con Marc Marquez. In questo c’è anche forse il desiderio di legittimare il valore di un trofeo che tanti sminuiscono perché conquistato in assenza del precedente sovrano indiscusso del mondiale. Lo spagnolo della Suzuki in Portogallo ha centrato il primo podio stagionale, non è premiato da una classifica (è 5° a 23 punti da Mir) in cui paga la spallata di Miller a Doha, ma è sempre letale nei sorpassi e implacabile nelle rimonte. La qualifica resta una zavorra, ma ha confermato le doti del campione viste lo scorso anno e si è subito confrontato, in pista e a parole, con Marquez. Un modo per marcare il territorio. La Suzuki resta molto equilibrata, ma non sempre una scheggia, però Mir sa capitalizzarla al meglio: il suo avvio di stagione è di gran lunga migliore della precedente e se riuscirà a difendersi su piste non congeniali potrebbe poi emergere alla distanza. L’incostanza del compagno Alex Rins ha tratteggiato bene l’uomo su cui puntare. Quello di Mir, il campione che aspetta il vecchio re, ma deve guardarsi dai freschi pretendenti. Il futuro è qui, Portimao lo ha già tracciato.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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Di Moto Club Biassono

Moto Club Biassono

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