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Dopo l’annuncio che resterà in MotoGP fino al 2026, ripercorriamo la storia della casa giapponese nel Motomondiale. Che affonda le radici nei primi Anni Sessanta

Gianluca Piperno

Il 20 aprile Suzuki e Dorna hanno comunicato la firma dell’accordo che conferma la casa giapponese in MotoGP fino al 2026 (almeno). Ma il rapporto tra Suzuki e Motomondiale è fatto di sessant’anni di storia. Ne ripercorriamo le tappe principali. Michio Suzuki fonda nel 1907 la Suzuki Loom Works, azienda che operava nel settore delle macchine tessili nel 1907. Nel 1953 nasce la prima moto Suzuki, la Diamond Free DF, fondamentalmente una bici a motore, che però sarà la prima Suzuki a prendere parte a una gara, nella corsa in salita sul monte Fuji.

IL DEBUTTO NELLE CORSE

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Piccola cilindrata, ma grandi contenuti tecnici. La prima vera moto da corsa della casa di Hamamatsu, un 50 cc, si aggiudica subito alcuni primati tecnici: è infatti la prima bicilindrica al mondo a 2 tempi e accensione elettronica. Crescono anche cilindrate e obiettivi, e si arriva a costruire la più veloce 250 cc in vendita sul mercato per poi passare in fretta a una 500 bicilindrica 2 tempi. Sulla scorta di questa evoluzione tecnica nasce la Suzuki RM 62, di 50 cc.

Gloria al tourist trophy

 

Ad Hamamatsu decidono di sfruttare al massimo la loro conoscenza tecnica sulle piccole cilindrate, Honda ha insegnato che per vendere e ampliare i propri orizzonti commerciali bisogna partecipare e vincere le gare che si corrono in Europa. Carena integrale e affusolata, in parte grezza per risparmiare peso e in parte verniciata nel tipico blu Suzuki, che da qui in poi caratterizzerà le moto da corsa giapponesi. Con questa moto, nel 1963, Mitsu Itoh diventa l’unico giapponese a vincere una gara al Tourist Trophy nella classe 50 cc.

LA MAGIA DEGLI ANNI 60

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Contemporaneamente si sviluppa una 125 bicilindrica 2 tempi, grazie anche all’aiuto del pilota e tecnico Ernst Degner, fuggito dalla Germania est, dove correva con la MZ. È venuto per correre e sviluppare la moto giapponese. A lui si affianca anche un altro pilota, il neozelandese Anderson: entrambi vinceranno tutto, monopolizzando la classe 50 cc e facendo incetta di titoli mondiali quasi ininterrottamente dal 1962 al 1968.

Si aggiudicheranno anche 3 titoli mondiali nel 1963, 1965 e 1970 in 125 cc assieme agli altri due piloti ufficiali, i tedeschi Braun e Anscheidt. La Suzuki si ritirerà dal Mondiale nel 1967 ma le sue moto, nelle mani di piloti clienti, otterranno ottimi piazzamenti, arrivando addirittura a vincere un altro titolo mondiale nel 1970 con Braun nella 125. Nel 1971 la Suzuki finirà al secondo posto nel mondiale 125. Guidata da un giovanissimo Barry Sheene, che presto legherà indissolubilmente il suo nome a quello del marchio giapponese.

suzuki, ARRIVA LA 500

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Intanto l’importatore italiano Suzuki, la Saiad, che commercializza ed elabora le moto giapponesi, comincia la sua collaborazione in pista con Suzuki, portando in gara le T 500. Dotate di un bicilindrico a due tempi, la moto nelle mani dei tecnici italiani e del pilota australiano Jack Findlay va a conquistare la vittoria al Senior TT del 1973, prima vittoria nella massima categoria all’isola di Man per Suzuki, e conclude quinta nel Motomondiale. Dal 1974 la Suzuki scenderà in campo con un suo Team che porterà al debutto nella classe 500 GP il giovane Barry Sheene affiancandolo all’esperto Findlay, riconfermato e ora pilota ufficiale. La moto sarà la neonata Suzuki RG, che presto scriverà pagine storiche del Motomondiale.

CRESCITA COSTANTE

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Sviluppata nelle versioni RG, Rga ed Rgb, verrà costantemente aggiornata negli anni, pur mantenendo invariata la sua architettura motoristica. Il motore è un 4 cilindri a 2 tempi, disposto in quadrato e raffreddato a liquido. Le potenze saliranno via via dai 90 ai 130 Cv. Finita la stagione 1975, la Suzuki si ritirerà in forma ufficiale dalle corse, ma affiderà a una squadra satellite le sue moto. Il Team Heron porterà la RG, evolvendola di anno in anno, alla conquista dei mondiali 1976 e 1977.

LA MOTO DA BATTERE

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Suzuki continua nella sua politica e nel 1979 affianca al Team inglese altre due squadre semi ufficiali, l’olandese Riemersma , con il pilota Hartog che fronteggerà lo strapotere di Roberts e della Yamaha arrivando quarto, e l’italianissimo Team Gallina, che schiererà Virginio Ferrari, ottimo secondo dietro al “marziano” Roberts e davanti alle Suzuki di Sheene, Hartog e Uncini che con i loro piazzamenti finali garantiranno comunque il secondo titolo Costruttori consecutivo alla casa di Hamamatsu. Lo strapotere di Roberts dura ancora un anno, poi nel 1981 sarà Marco Lucchinelli a ottenere uno storico successo alla guida della Suzuki RG 500 bianca e blu, del team Gallina, mettendosi dietro un agguerrito Randy Mamola ancora secondo con l’altra Suzuki semi ufficiale.

BIS ALL’ITALIANA

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Il 1982 regalerà un altro trionfo per il team italiano e per Franco Uncini, che si piazzerà primo, con l’unica Suzuki nei primi 5 posti. Contemporaneamente Suzuki inizia l’attività nelle corse oltreoceano, sempre con la politica dei team satellite: affida le proprie moto al team Yoshimura, che prende parte al neonato campionato Ama Superbike per derivate di serie.

Il principale interprete Suzuki delle grosse 4 cilindri stradali è Wes Cooley che vincerà il campionato nel 1979 e nel 1980 con la Suzuki GS 1000. Nel mondiale il 1983 sarà un anno da dimenticare, il gravissimo incidente di Uncini al GP Olanda non gli permetterà di difendere il titolo, la Suzuki a fine stagione comunicherà il suo disimpegno dalle gare ufficiali e Mamola sarà solo terzo in classifica. Negli anni successivi le Suzuki proseguiranno il mondiale con alterne fortune, grazie ai due team Gallina ed Heron.

IL KAMIKAZE TEXANO

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Finalmente nel 1987 ad Hamamatsu decidono di riaffacciarsi al Motomondiale, il pilota giapponese Itoh e l’americano Schwantz faranno un campionato interlocutorio, almeno fino al 1988. Nel frattempo, però, si sviluppa e affina la nuovissima Rgv Gamma. Quattro cilindri a V 2 tempi, la sfida agli altri costruttori giapponesi è aperta. A domare la belva un pilota leggendario, che legherà il suo nome alla Suzuki: Kevin Schwantz, un funambolico pilota texano, con trascorsi nel motocross e nel campionato Ama Sbk americano. Nell’immaginario collettivo oggi ci sono lui e la sua Suzuki numero 34, che viene ritirato nel 1995, quando l’americano decide di smettere con le corse.

TRIONFO MONDIALE

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Dal 1988 al 1995 Schwantz e la Suzuki collezionano vittorie e podi, un secondo posto nel 1990, un terzo nel 1991, la vittoria al Mugello in un opaco 1992 e finalmente il trionfo nel mondiale 1993. Kevin Schwantz assieme a Barry Sheene sono forse i due piloti che più di tutti hanno contribuito, per stile di guida e carattere, ad alimentare la fama Suzuki nelle corse. Neill Mackenzie, Doug Chandler, Alex Barros, compagni di squadra, otterranno ottimi piazzamenti, senza però mai arrivare a posizioni di vertice. Sarà Daryl Beattie nel 1994 a classificarsi secondo, migliore dei piloti Suzuki in quegli anni.

ORO NELLE DERIVATE DI SERIE

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Nel campionato Mondiale Supersport 600 del 1998, intanto, Suzuki trionfa con la sua Gsx-R 600 derivata dalla serie. Supportata dal team Alstare Corona e guidata da Francesco Chili che si aggiudica il Mondiale. Risultato bissato da Suzuki l’anno successivo, che con il Team Suzuki Alstare e il pilota Stephane Chambon rivince il titolo. Nella massima serie invece bisognerà attendere il 1999 e Kenny Roberts Jr. per vedere nuovamente una Suzuki in lotta per il mondiale. L’americano quell’anno chiuderà secondo in classifica finale ma conquisterà uno storico titolo nel 2000. Nel frattempo, Suzuki schiera le sue Gsx-R 750 in Superbike, dopo qualche sporadica apparizione e alcuni piazzamenti, nel 1999 ad Hamamatsu decidono di fare le cose per bene, affidando le moto al Team Alstare, che con i piloti Chili e Fujiwara otterrà diversi podi e piazzamenti.

L’AVVENTO DELLA MOTOGP

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Nel 2002 intanto, nella classe regina cambia tutto: la 500 non esiste più, si abbandonano i motori a due tempi e nasce la MotoGP. La Suzuki per la nuova sfida sarà la Gsv-R, 4 cilindri a V inclinati di 65°, 990 cc, raffreddamento a liquido e iniezione elettronica indiretta. Oltre 210 Cv a 14.000 giri/min. Alla guida vengono riconfermati Kenny Roberts Jr. e Sete Gibernau che quell’anno otterranno discreti piazzamenti. Intanto in Superbike cambiano i regolamenti, cresce la cilindrata e arrivano le 1000 cc. È il team Alstare Suzuki, con l’australiano Troy Corser, ad aggiudicarsi il campionato del mondo piloti e costruttori.

LE DIFFICOLTà DELLA AZZURRA

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In MotoGP, Hopkins e Vermeulen traghettano la moto fino al 2007 ottenendo una serie di podi. Bisognerà attendere il nuovo motore da 800 cc e la pioggia di Le Mans per vedere Vermeulen ottenere il primo successo per una Suzuki in MotoGP. Poi, ancora piazzamenti e podi, con l’alternarsi di vari piloti fra cui Loris Capirossi, che non andrà oltre un nono posto in classifica finale e con Bautista che finirà tredicesimo. Suzuki intanto si aggiudica la coppa del mondo Superstock 1000 con Alessandro Polita e il team Celani Suzuki grazie alla Gsx-R 1000. In Superbike invece, nel 2007 il team Alstare sfiora il mondiale con Max Biaggi.

Nel 2011 arriva il comunicato che annuncia l’abbandono della MotoGP fino al 2013, anno in cui si annuncerà lo sviluppo della nuova Suzuki per la top class che sarà pronta per il 2015, anno del rientro al mondiale in forma ufficiale. Nel 2011 il Team Alstare Suzuki abbandona il campionato Superbike, le Suzuki continueranno a correre solo con il team Crescent Fixi, ottenendo una vittoria e limitando la propria partecipazione solo ad alcune gare.

UNA NUOVA SFIDA

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Nella MotoGP sono Aleix Espargaro e Maverick Viñales i piloti scelti per il ritorno in pista e per il debutto della nuova Gsx-RR, che sembra essere finalmente competitiva. Espargaro regalerà una pole alla Suzuki dopo 8 anni, mentre il campionato costruttori è chiuso al quarto posto finale. Nel 2016 si confermano i piloti, e Viñales porta di nuovo al successo in gara la Suzuki dopo nove anni. Nel 2017 arriva l’italiano Andrea Iannone, che non andrà oltre il tredicesimo posto.

Il suo compagno Alex Rins partirà bene ma poi, vittima di un infortunio, finirà sedicesimo. Si farà notare nel 2018 Iannone con una serie di podi e piazzamenti, che gli varranno comunque il decimo posto finale in campionato. Quinto posto finale per il compagno di squadra Rins, in evidenza e spesso a podio. Nel 2019 sarà proprio lui a riportare al successo la Suzuki dopo 3 lunghi anni e a conquistare la sua prima vittoria in MotoGP. Vincerà anche in Gran Bretagna, finendo quarto a fine campionato. Accanto a lui Joan Mir, ottimo quinto in Australia e dodicesimo in classifica finale, dopo aver fatto i conti con un infortunio.

DI NUOVO AL TOP

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Nel 2020 Suzuki corona finalmente la sua avventura in MotoGP con il titolo mondiale di Mir, al suo secondo anno nella massima serie. Ottimo anche Rins, che ottiene una vittoria e due secondi posti e, nonostante l’infortunio che gli fa saltare il GP di Spagna, guadagna il terzo posto finale in classifica. Adesso la Gsx-RR dovrà difendere il titolo e scrivere nuove pagine da aggiungere alla sua gloriosa storia nelle corse.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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