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La Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite denuncia violazioni contro contadini e pescatori per la costruzione del Mandalika Circuit, in Indonesia. Brutto affare per Dorna

9 aprile 2021 – 10:08

Contadini e pescatori intimiditi e cacciati dalla loro terra, senza alcun risarcimento. Il  Mandalika Circuit, in Indonesia, sta nascendo in totale sprezzo dei diritti umani: lo denunciano  gli  ispettori Onu che hanno aperto un’inchiesta sui tre miliardi $ che l’ente del turismo del gigante asiatico sta investendo per trasformare questa isola nella nuova Bali. Il Mandalika Circuit è la ciliegina sulla torta, cioè il progetto destinato a fare da cassa di risonanza globale a tutta l’operazione. Si tratterà di un tracciato stradale, cioè utilizzato solo due volte l’anno, ma con omologazione di “Grade A”, cioè con dotazioni di sicurezza di primissimo livello. Nei piani Dorna, Mandalika Circuit dovrebbe ospitare il Mondiale Superbike il 13-14 novembre 2021 e figura anche nella lista di “riserva” nel calendario MotoGP, sempre di questa stagione. Loris Capirossi e Franco Uncini nei giorni scorsi hanno fatto un sopralluogo per conto di Dorna e Federmoto Internazionale.

Le accuse Onu

Fonti credibili hanno scoperto che i residenti i sono stati soggetti a minacce e intimidazioni e sono stati sgomberati con la forza dalla loro terra senza alcun risarcimento” ha scritto Olivier De Schutter, relatore delle Nazioni Unite per le questioni legale ai diritti civili (qui il testo integrale del rapporto Onu). “Tutto questo senza  che  l’ITDC (Indonesia Tourism Development Corporation, ndr) abbia offerto risarcimento o una soluzione alla controversia sugli espropri di terreni.” Mandalika è parte dell’Isola di Lombok, una zona molto povera. Il circuito GP è parte di un colossale investimento, circa 3 miliardi di dollari, necessari per la costruzione di grandi alberghi, infrastrutture, parchi divertimenti. A far girare i soldi è Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) e a spartirsi la ghiottissima torta sono anche aziende europee. La costruzione del circuito è in mano al gruppo francese “Vinci Construction Gran Projects”.

“Basta speculazioni”

Gli ispettori Onu non si sono limitati a denunciare violazioni dei diritti umani, ma puntano l’indice su un modello di sviluppo che premia i soliti noti a spese delle popolazioni locali. “Non è più il tempo di costruire circuiti da corsa e infrastrutture turistiche transnazionali a esclusivo benefico di una manciata di attori economici piuttosto che della popolazione nel suo insieme” denuncia l’ispettore Olivier De Schutter. “Le economie post-COVID dovrebbero concentrarsi sul benessere delle comunità locali, sul miglioramento dei loro mezzi di sussistenza e sulla partecipazione al processo decisionale. Esortiamo il governo indonesiano a garantire che l’ITDC rispetti i diritti umani e lo stato di diritto. Così come l’AIIB e le imprese private a non finanziare o impegnarsi in progetti e attività che contribuiscono a violazioni e abusi dei diritti umani”. 

Dorna, abbiamo un problema?

La presa di posizione Onu avrà ripercussioni sui piani d’investimento e sulla costruzione del Mandalika Circuit sulla cui tempistica non ci sono informazioni certe? Questa dura e autorevolissima denuncia può diventare il sasso nell’ingranaggio  anche per la stessa Dorna. Il promoter spagnolo svolge un ruolo primario nel business, perchè la presenza della MotoGP diventa la molla di tutto il giro d’affari. Dopo più di un anno di GP senza pubblico, da queste operazioni arrivano le risorse per sostenere tutto il castello.  Eventuali intoppi e ritardi potrebbero diventare un problema serio per il monopolista delle corse.

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Foto: Jakarta Post


Fonte: https://www.gazzetta.it

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