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Ospite del podcast Gazzetta, l’ex pilota Ducati analizza le prime due gare: “Con queste gomme è tutto sempre al limite. Negli occhi di Mir vedo la mia stessa ansia”

Domenica scorsa a Losail, il GP di Doha, seconda tappa del Mondiale MotoGP, ha stabilito un nuovo record, con i primi 15 piloti classificati in un arco di 8”9, al termine di una corsa che a tratti ha ricordato una gara della Moto3, con un lungo serpentone rimasto unito fino alla fine. Un grande equilibrio, merito sicuramente della grande competitività raggiunta da tutte e sei le Case partecipanti al Mondiale, in una MotoGP dove il monogomma e l’elettronica standardizzata giocano un ruolo chiave, con anche i piloti neopromossi dalla Moto2 — gli esempi di Jorge Martin, partito in pole e poi leader a lungo prima di chiudere al 3° posto con la Ducati colorata Pramac, come anche le ottime prestazioni di Enea ne sono una testimonianza — che non perdono troppo tempo ad andare subito forte.

È vero spettacolo?

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Se l’esito è spesso imprevedibile, lo dicono i 9 vincitori diversi del 2020 come i 5 diversi piloti sul podio nelle prime due gare (l’unico a fare doppietta è il leader del Mondiale Johann Zarco), è altrettanto vero che vale la pena interrogarsi sul reale valore dei protagonisti o se, invece, non ci si debba chiedere se questa MotoGP è troppo omologata. Interrogato al proposito durante “Incarenati”, il podcast della Gazzetta dello Sport sulla MotoGP condotto da Paolo Ianieri e Zoran Filicic, Andrea Dovizioso, ospite della puntata, mostra qualche dubbio. Parlando a esempio della crisi misteriosa in cui è precipitato da un giorno all’altro Franco Morbidelli, velocissimo nei test e poi improvvisamente affogato tra misteriosi guai tecnici, Dovizioso lancia un allarme. “Non riesco a capire ed è veramente strano, perché dall’essere il più veloce costantemente tutti i turni fino a gara-1 e poi avere questo problema in gara e non trovare più il feeling, è davvero strano. Non voglio insinuare niente, né dare la colpa a nessuno, ma da quando sono arrivate queste gomme succedono queste cose. È dall’anno scorso che continuamente si ribaltano le situazioni da gara a gara, addirittura da gara a gara sulla stessa pista. Facevo fatica io l’anno scorso che c’ero dentro a dare delle spiegazioni su quello che succedeva a me e ai miei avversari, adesso da fuori è ancora peggio. Sono un po’ perplesso su questo aspetto, perché non è bello vivere queste situazioni, perché non riesci a dare delle motivazioni. Da quando hanno introdotto queste gomme è tutto sempre al limite e si può ribaltare tutto. E magari dal punto dello spettacolo può essere bello, ma sinceramente io non lo vedo così bello, perché fino al 2019 bene o male si delineava una certa situazione e la stagione rimaneva quella e si poteva lavorare su certi dettagli. Adesso questo lavoro a volte va bene e a volte ti fa arrivare 13°. È veramente strana questa cosa”.

Troppa elettronica

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Dovizioso, poi, su una cosa non ha alcun dubbio: sulle MotoGP attuali c’è troppa elettronica. “Non ce n’è tanta, di più. Quando un pilota passa dalla Moto2 in MotoGP all’inizio è uno choc, perché c’è tanta potenza, soprattutto in frenata devi aggredire molto, c’è più peso ed è tutto più complicato. Ma dopo qualche giorno di test ti adatti ed è finita. C’è veramente troppa elettronica. Questo non vuol dire che tutti possono andare forte con questa elettronica, ma se arrivi già come uno dei migliori della Moto2 non è così complicato adattarsi alla MotoGP. Tutte le moto in griglia sono competitive e lo sono così tanto che infatti in qualifica con solo qualche decimo di distacco puoi essere 12°. E dal punto di vista del pilota non è bello. In passato non era così, se eri bravo in certe cose potevi fare la differenza. Adesso c’è l’ansia di entrare nei 10. Anche in Mir, il campione del mondo: nei suoi occhi vedo l’ansia che avevo io gli ultimi anni di entrare nei 10 in FP3. E questo è brutto. Perché tu puoi avere il passo per vincere, ma se in FP3 non fai il giro perfetto sei fuori e hai rovinato la gara”.

Scuola Moto2

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Un’altra ragione che secondo l’ex pilota della Ducati fa andare subito forte i giovani, è dovuta alla scuola della Moto2. “Da quello che sento dire, oltre al talento, la loro capacità di arrivare ed essere subito competitivi deriva molto dalle gomme Dunlop in Moto2, che hanno pochissimo grip e costringono il pilota a essere molto preciso e sensibile. Di conseguenza, quando arrivi su una MotoGP dove c’è tanta elettronica ma soprattutto comunque un buon grip, riesci ad avere un buon feeling subito. E di conseguenza se hai i materiali migliori ti senti bene e riesci a spingere”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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Di Moto Club Biassono

Moto Club Biassono

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