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Era appassionato di corse e amico di Enzo Ferrari. Sulle colline in riva al Santerno riuscì a costruire il “piccolo Nurburgring”, un circuito magico, teatro di gare leggendarie in moto. Che il 18 aprile ospiterà il Mondiale di Formula 1

Massimo Falcioni

Centodieci anni fa, il 7 aprile 1911, a Imola (Bologna) nasceva Checco Costa, l’inventore dell’autodromo del Santerno, il “ più bello del mondo” come ripeteva Enzo Ferrari, dove domenica 18 aprile si correrà il secondo GP stagionale di Formula 1. Come Tazio Nuvolari era stato definito da Ferdinand Porsche “il più grande pilota del passato, del presente e del futuro”, Checco Costa su uno striscione nella collina del batticuore in cima alla curva Tosa era stato definito “il più grande organizzatore del passato, del presente e del futuro”. Il dottor Francesco Costa, per tutti gli amici del mutor semplicemente e amichevolmente Checco, in effetti è consegnato alla storia di chi ha vissuto dal vivo le giornate epiche sulle colline imolesi della passione e di chi le ha anche solo ascoltate perché non ancora nato.

il geniale costa

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Il 20 luglio 1988 il papà del dottor Claudio Costa – il medico dei corridori inventore della Clinica mobile — e dell’avvocato Carlo Costa — gran penna e storico speaker delle corse — fu travolto da un motociclista appena uscito di casa in bicicletta. Sono passati trentatrè anni da quando un destino beffardo ha cancellato la vita di un uomo davvero straordinario cui il motociclismo deve intuizioni e realizzazioni che hanno segnato il motorsport in Italia e nel mondo. L’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola è oggi, pur con le sue peripezie, la testimonianza concreta di quel che ha fatto Checco Costa, senza il quale questo autodromo-gioiello non sarebbe nato e non si sarebbe sviluppato. Checco resta personaggio unico, per la sua umanità come persona schiva e umile, sempre disponibile, per la sua genialità di organizzatore e per la sua passione per il motociclismo e le corse. Checco Costa resta l’emblema della genialità e della capacità organizzativa che travalicano i confini del motociclismo, comunque il principe del motociclismo mondiale capace di fondere campioni e folle, la sintesi di una realtà culla di questo sport di passioni e di rischi – l’Emilia Romagna – che non è solo una espressione geografica, ma il cuore e l’anima stessa delle corse, dove da sempre si esalta il culto del mutòr.

imola, il piccolo nurburgring

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Sono trascorsi 68 anni dal 25 aprile 1953, quando in una assolata giornata primaverile sull’inedito e incompleto saliscendi di 5.017 metri si disputava davanti a oltre 30 mila spettatori la prima corsa. Le classi Grand Prix 125 (1° Emilio Mendogni su Morini, 2° Angiolino Copeta su MV), 250 (1° Enrico Lorenzetti su Guzzi, 2° Ermanno Ozino su Guzzi) e 500 (1° Alfredo Milani su Gilera, 2° Umberto Masetti su Gilera) diedero il via all’avventura del “Piccolo Nurburgring”. Già cinque anni prima, nel 1948, nello sforzo più generale della ricostruzione post bellica, Costa giocava il suo primo jolly organizzando nelle gobbe del Castellaccio, per la prima volta in Italia, un round internazionale di motocross proseguendo fino al 1965 con 9 round mondiali e 5 campionati europei. Ma già subito dopo la Liberazione del 1945 Costa coltivava la “pazza idea” di tirar fuori dal nulla un circuito permanente con caratteristiche tecniche, agonistiche e di spettacolo “uniche” per chi ci correva e per chi sarebbe accorso entusiasta sugli spalti. Scrive il fondatore della Clinica Mobile (“dottorcosta”): “Questa idea, come fragile creatura, fu accolta, aiutata, cullata e nutrita da tanti, ma solo uno ne fu padre per sempre: Checco Costa”.

l’energia di costa

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Un padre che non promette, fa. Il 6 marzo 1950 ecco il primo colpo di piccone dato dal presidente del Coni, Giulio Onesti. Il 18-19 ottobre 1952 ecco il collaudo della nuova struttura con davanti a tutti Checco Costa e il suo inseparabile amico Enzo Ferrari. Con gente così niente era virtuale, ma tutto si trasformava in reale: per la prima volta la quiete secolare del bellissimo Parco imolese fu scossa dal rombo dei motori da corsa. E quei rombi erano reali, portati sul nuovo circuito in riva al Santerno da bolidi reali guidati da campioni consacrati: dalla Ferrari di Formula 1 di Alberto Ascari, dalla Gilera 500 4 cilindri di Umberto Masetti, dalla Guzzi 250 GP di Enrico Lorenzetti. E fu subito trionfo. Con Checco osannato dalla folla. Con Imola su tutti i giornali. L’inizio di una nuova epopea per il motociclismo e l’automobilismo mondiali. Scrive Marino Bartoletti in una mirabile prefazione del pregevole volume di Angelo Dal Pozzo e Claudio Ghini (Bacchilega Editore): “Sapeva vedere lontano Checco: forse perché era figlio dei campi, aveva il senso di un orizzonte che non finisce mai. E soprattutto sapeva vedere “avanti”, molto avanti. Perché abbinava le sue passioni alla genialità; le sue speranze alla concretezza; la sua apparente lucida follia alla più disarmante facilità nel trasformarla in fatti reali. E sarebbe nulla se, nel suo ineguagliabile percorso di vita e di lavoro, non avesse abbinato tutto questo a un candore e a un entusiasmo quasi infantili, a un’onestà e un rigore praticamente inimitabili. Checco era un bambino coi baffi da adulto; un cucciolo saggio e responsabile, un Peter Pan che aveva trasformato l’Isola che non c’è in un Castello che solo lui poteva immaginare”.

il pianeta imola

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La Coppa d’Oro Shell (dal 1954 al 1971), la 200 Miglia, la prima Daytona d’Europa del 1972, i mondiali dal 1969 sono esempi di come si trasforma una corsa in opera d’arte, nell’evento di una intera stagione e di una intera epoca. Tutti, dal più grande campione e dalla Casa più famosa al più lontano degli appassionati, volevano essere presenti al richiamo di Checco Costa perché ognuno sul circuito del Santerno si sentiva protagonista portandosi poi nel proprio cuore quella esperienza straordinaria. Checco Costa, organizzatore anche della “Conchiglia d’oro” per auto (quattro edizioni dal 1954 al 1956 e poi nel 1963, con la prima corsa imolese di F1), intuì l’importanza dei media e della tv, nonché il supporto dei grandi sponsor, legando le sue manifestazioni al nome della Shell, la multinazionale petrolifera. L’appuntamento annuale di Aprile sul “piccolo Nurburgring” rappresentava ogni stagione la primavera del motociclismo italiano, una vetrina prestigiosa e qualificata, asse portante e baricentro della Mototemporada tricolore, anteprima assoluta del motomondiale.

checco costa oggi

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Checco Costa era uomo del suo tempo ma sapeva interpretare ogni tempo. Sarebbe stato un pesce fuor d’acqua oggi, nel motociclismo show-business? Certo che no, essendone stato proprio lui il propulsore. Caso mai si può dire che oggi manca quell’umanità semplice e profonda e quella genialità inesauribile alla Checco Costa: un “gigante” buono e sensibile, colto nel suo latino e greco antico e amante del bello ovunque fosse – prototipo da corsa o quadro di Raffaello – uomo che ha fatto del motociclismo un’opera d’arte alla portata di tutti, fuori dal tempo, proiettandolo oltre le mitiche serpentine del Santerno e i mutevoli confini dello sport.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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