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Un po’ indietro nei test, ma intanto il campione del mondo è già sceso in pista con il motore 2022

Paolo Ianieri

I campioni del mondo si sono nascosti o, rispetto agli avversari, sono in leggera difficoltà? È l’interrogativo che alla vigilia del GP del Qatar accompagna la Suzuki dell’unica coppia confermata, quella composta dall’iridato Joan Mir e da Alex Rins, suo compagno anche sul podio finale del 2020, 3° alle spalle di Franco Morbidelli. Una domanda che si è posto lo stesso Mir alla conclusione della doppia sessione di test invernali sempre sulla pista di Losail, dove a brillare sono state le Ducati, le Yamaha e anche l’Aprilia, con le GSX-RR di Hamamatsu tra i primi, sì, ma non ai primissimi posti della classifica.

«Ho un buon ritmo, ma qui non è sufficiente. Le Yamaha sono veloci, le Ducati volano e nel nostro caso non abbiamo brillato nei test» è stata l’ammissione del campione di Palma di Maiorca, 8° nella classifica combinata dei primi due giorni (10° Rins) e poi 7° nella seconda, con il compagno subito alle spalle. Insomma, non un pre-stagione da protagonisti assoluti, anche se, come sempre nei test, va valutato molto il lavoro fatto che, come sempre, è molto differenziato da squadra a squadra. In casa Suzuki, più che sulla prestazione assoluta ci si è concentrati sul lavoro a livello di passo e ritmo, con un occhio però già al futuro, lasciando che a sfogarsi fossero i soliti noti del giro veloce: da Jack Miller sul missile Ducati, alle Yamaha di Maverick Viñales e Fabio Quartararo per finire con Aleix Espargaro e l’Aprilia.

Lavoro per il 2022

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Perché a differenza delle altre squadre, prima il collaudatore Sylvain Guintoli, quindi a giorni alterni Rins e Mir, nella sessione inaugurale di test hanno già portato in pista una prima versione del motore del prossimo anno, quando si esaurirà il congelamento dello sviluppo imposto a causa della pandemia. Un motore che seppure non troppo differente a livello di cavalleria, è comunque piaciuto a entrambi i piloti e rappresenterà quindi la base su cui impostare il futuro. Quanto al lavoro fatto in vista di questa stagione, Mir e Rins non hanno mai veramente cercato il giro veloce, in realtà previsto per l’ultimo giorno dei test, quando però il vento fortissimo alla fine ha tenuto tutti fermi ai box. «Se però la comunicazione verbale ha valore, la tranquillità assoluta dimostrata sia da Joan sia da Alex è il segnale migliore per intuire come, al di là della confusione che regna nel capire i valori reali di tutte le squadre, entrambi i piloti sono soddisfatti del lavoro fatto» racconta Alberto Gomez, responsabile della comunicazione e marketing della Casa di Hamamatsu.

Gli auguri di Brivio

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Con la disputa delle prime due sessioni di prove libere, domani inizierà la difesa del titolo senza che a bordo ci sia più il Grande Burattinaio della favola Suzuki, Davide Brivio, emigrato nel frattempo in Formula 1 in seno all’Alpine. «Spero che i miei ex ragazzi possano onorare il titolo vinto e rimangano competitivi, ma sono molto fiducioso sul fatto che possano riuscirci: Mir e Rins sono una coppia molto forte e la squadra lo è altrettanto — racconta Brivio dal Bahrain, dove domenica si apre anche il suo Mondiale — . Sarà una stagione piena di temi interessanti, tra cambi di team, il prossimo ritorno di Marquez, la linea giovane Ducati, l’assenza di Dovizioso e Valentino in un team satellite. Mi spiace solo che non potrò seguire bene e con calma la prima gara, per la concomitanza dei due campionati». Ma anche senza Brivio senior (l’altro, Roberto, è sempre a bordo) quello Suzuki è un gruppo probabilmente ancora più forte e coeso, come dimostrano le ultime due settimane.

Sfide in kart e moto

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Perché mentre gran parte dei team e praticamente tutti i piloti MotoGP appena finiti i test sono saltati sull’aereo che li ha riportati a casa, tutta, ma proprio tutta la squadra Suzuki è rimasta nell’Emirato, dai piloti al team principal e project leader, Shinichi Sahara, e quindi a tutti gli altri. «I giapponesi non ti impongono mai le cose, ma avevano fatto capire a Joan e Alex che avrebbero apprezzato molto se anche loro si fossero fermati, restando nella bolla e minimizzando i rischi — continua Gomez —. E quando entrambi per senso di responsabilità hanno accettato, il team si è sentito ancora più apprezzato e considerato». E così, i giorni sono passati tutti assieme: al mattino in palestra, un po’ di relax in piscina, le cene di gruppo, a tavoli continuamente mischiati, ma anche sfide che hanno coinvolto tutta la squadra: da quella in kart sulla pista a fianco del circuito di Losail, a quella, più complicata per qualcuno, con le moto da flat-track. Così il tempo è trascorso senza patire troppo la distanza da casa, e ora che è arrivato il momento di fare sul serio, i campioni sono pronti a giocare.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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