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Il presidente della Piaggio: “Nella nuova fabbrica di Mandello nascerà la moto del centenario. E prima dell’estate arriverà lo scooter elettrico”

Gianni Valenti

Domani la Moto Guzzi compie 100 anni. Il motociclismo festeggia l’Aquila dorata, un mito per gli appassionati del settore. Sport, avventura, tecnologia e design: c’è tutto nel cuore del brand. Da 18 anni Roberto Colaninno è a capo del Gruppo Piaggio, di cui il marchio fa parte dal dicembre 2004.

Presidente, siamo arrivati al centenario. Qual è il valore della Moto Guzzi?
”È legata a un periodo storico dell’Italia molto importante perché nasce alla fine della Prima Guerra Mondiale. Poi piano piano si rinnova e, forse non tutti lo sanno, entra addirittura in uno sport come il canottaggio con i suoi equipaggi del “quattro con” e “quattro senza” che vincono medaglie(10 d’oro, ndr) alle Olimpiadi. Quando la Piaggio l’acquista insieme ad Aprilia, la trasforma, la rigenera, la rilancia. Parliamo di un marchio straordinario che, nonostante la concorrenza delle moto giapponesi e americane, è ancora nel cuore degli appassionati”.

Uno dei segreti è stato quello di mantenere la produzione nello stabilimento di Mandello sul Lario, nel Lecchese.
“Assolutamente sì, la sua aquila deve essere italiana. Guzzi non sente il peso degli anni, è ancora il marchio dei grandi viaggi, delle moto legate alla fantasia e ai momenti di avventura di ciascuno di noi”.

Cento anni, un compleanno importante: cosa vi regalerete?
“Ristruttureremo completamente lo stabilimento di Mandello e stiamo terminando il restauro di tutte le moto che dal 1921 a oggi fanno parte del Museo dell’azienda, una testimonianza incredibile della capacità italiana nel mondo della mobilità, dello sport e della tecnologia. La riqualificazione della fabbrica è affidata a Greg Lynn, architetto americano di fama mondiale che tra i vari riconoscimenti ha vinto il Leone d’Oro alla Biennale d’Architettura a Venezia del 2008. Il nuovo stabilimento sarà l’occasione per un’ulteriore crescita del marchio. Qui nascerà la Guzzi del centenario il cui progetto potrebbe essere presentato al prossimo Eicma. Sarà straordinaria per tecnologia, design e prestazioni”.

La Guzzi, nella sua storia, ha vinto 14 titoli nel Motomondiale. La ritroveremo in futuro nelle competizioni?
“Ci sarebbe una gran voglia di farlo ma non dobbiamo fare confusione. Abbiamo l’Aprilia che sta già compiendo miracoli in MotoGP ed è la massima espressione della nostra tecnologia. La missione della Guzzi è essere uno strumento importante per i grandi viaggi, turistici e di avventura”.

A proposito di Aprilia, Aleix Espargaro nei primi test è andato bene. Come vive questa competizione?
“Lo sport entusiasma e coinvolge. Quando in passato Aprilia è riuscita a primeggiare mi sono sentito orgoglioso perché facevo parte di una squadra vincente. Spero che queste soddisfazioni possano tornare, magari a partire da quest’anno, perché abbiamo lavorato in modo molto tenace”.

Parliamo del Gruppo Piaggio, leader in Europa e uno dei più importanti al mondo. Dovesse fare un bilancio di questi primi 18 anni cosa la rende più orgoglioso?
“Correndo il rischio di passare per presuntuoso, la più grande soddisfazione è stata quella di averlo salvato e allo stesso tempo di aver resuscitato i marchi Aprilia, Moto Guzzi, e le loro fabbriche. Pensando che cos’è oggi Piaggio in Europa, in India o in Vietnam e che cosa sta diventando in Cina, non posso che essere contento”.

Il settore della moto ha risentito meno della crisi, forse anche perché la mobilità individuale è diventata garanzia di sicurezza. Come avete vissuto questo periodo?
“Vedere uno stabilimento fermo e vuoto nei giorni in cui solitamente è al lavoro e pieno di energia è molto triste. È successo l’anno scorso proprio in questo periodo. Questo inevitabilmente ci ha segnato dal punto di vista umano. Siamo riusciti a uscirne continuando a investire, sviluppando prodotti e mantenendo i rapporti con i mercati. Ciò ha permesso di vivere una seconda parte di 2020 straordinaria che ci ha dato grande fiducia. Il piano per i prossimi anni è molto sfidante. Oltre ai lavori in Moto Guzzi, realizzeremo uno stabilimento in Indonesia e rafforzeremo la presenza in Vietnam e in Cina. Quest’anno lanceremo sul mercato undici modelli tra moto e scooter. E poi c’è il nuovo Porter (veicolo commerciale leggero; ndr), che sta già riscuotendo un ottimo apprezzamento”.

Dopo la Vespa, a quando lo scooter elettrico?
“Arriverà prima dell’estate e sarà destinato a chi desidera uno strumento agile, che non inquina. Sul nome ci stiamo lavorando, avrà un prezzo competitivo per un veicolo di tecnologia avanzata che vuole risolvere i problemi della mobilità urbana. Nasce dalla nostra nuova divisione E-mobilty che ha visto e vedrà sempre di più in futuro l’assunzione di decine di giovani ingegneri, esperti softwaristi e roboticisti”.

A tutta sul futuro, dunque. Per questo servirà essere anche un po’ visionari…
“È così, e per questa ragione nel 2015 abbiamo aperto a Boston Piaggio Fast Forward (PFF), società il cui lavoro è incentrato su robotica e mobilità del futuro. È a due passi dal MIT, ed è una fucina di talenti che arrivano da tutto il mondo. Lì stiamo immaginando quella che chiamiamo “mobilità pedestre”. La mobilità che si può fare con le nostre gambe”.

Ci spieghi…
“Abbiamo progettato e sviluppato Gita, un robot che ci può aiutare nella vita di tutti i giorni, mentre ci muoviamo a piedi. Niente umanoidi, per carità, ma una sfera con ruote, dotato di altissima tecnologia, capace di mappare l’ambiente circostante e riconoscere il proprietario tra la folla. Sarà per l’uomo come un buon amico, capace di supportarci nelle attività quotidiane”.

Lo vedremo in Italia?
“Certo, non credo dovremo aspettare molto”.

Torniamo alla Vespa, icona senza tempo. Avete lanciato l’elettrica ed è stato un successo. Qual è il suo segreto?
“Direi che la Vespa non l’ha ancora svelato. È nata nel ’46 ma ancor oggi in ogni parte del mondo suscita allegria, positività, voglia di “passeggiare” su due ruote. È straordinaria e pensi che ci sono persone che l’hanno acquistata non per usarla ma solo per custodirla e ammirarla in garage, come fosse un oggetto di design”.

L’elettrico porta con sé un problema di batterie…
“Ho l’esperienza delle batterie dei telefonini. Ricordo che nel primo telefono Omnitel le batterie erano completamente diverse da quelle attuali. Il processo che ci attende sarà analogo. Forse ci vorranno 20/30 anni per venirne a capo definitivamente. Nel frattempo, per cominciare a trovare delle buone soluzioni, abbiamo costituito un Consorzio partecipato da alcune tra le principali case motoristiche del mondo. L’obiettivo è sviluppare batterie intercambiabili per motocicli e veicoli elettrici leggeri. L’introduzione di uno standard internazionale garantirà l’efficienza di questa tecnologia, mettendola a disposizione di tutti consumatori”.

Quando la pandemia finirà, l’Italia dovrà essere pronta a scattare dai blocchi per non perdere nessuna occasione. Ci stiamo preparando a dovere?
“Speriamo che la fine della pandemia sia vicina. Credo molto nella capacità degli italiani di affrontare e superare i momenti tragici come quelli che stiamo vivendo. Personalmente spero mi facciano il vaccino al più presto. Un minuto dopo voglio dimenticare tutto ciò che è stato e ripartire esattamente come era prima”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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