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Si torna in pista a Losail, con Valentino che deve riprendersi dopo il 19° posto della prima sessione. Ecco cosa ci si può aspettare da lui

La MotoGP riparte. Domani si riprende a girare sulla pista di Losail per la seconda sessione collettiva dei piloti della top class prima del via del mondiale, il 28 marzo sullo stesso tracciato del Qatar. Tre le giornate di prova, da mercoledì 10 a venerdì 12 (dalle 12 alle 19 italiane), che serviranno a team e piloti per verificare il potenziale a diposizione e tracciare la linea dello sviluppo per essere al meglio allo spegnimento dei semafori.

Chi vola, chi insegue

 

Chiamate alla conferma Yamaha, Ducati e Aprilia, nell’ordine ai primi tre posti dopo la prima sessione, rispettivamente con Fabio Quartararo, Jack Miller e Aleix Espargaro. Attesi invece a risalire la china la Ktm, unico team fuori dai 10; Danilo Petrucci, che sta prendendo le misure, in tutti i sensi, anche fisico, della sua nuova Ktm RC16 e soprattutto Valentino Rossi. Il pesarese ha terminato la due giorni di Losail con un deludente 19° posto nella combinata dei tempi a quasi 1”7 di distacco da Quartararo, ben oltre il presumibile dazio da pagare nell’adattamento alla nuova realtà della Yamaha Petronas dove è arrivato dal team ufficiale di Iwata. Il 42enne nove volte iridato sperava in un esordio migliore con il team malese: ecco cosa è lecito aspettarsi da lui in questa sessione sotto le luci del Qatar.

Distacco da limare

 

Una premessa, d’obbligo: Rossi non è mai stato un campione da giro secco. Né in qualifica, tanto meno nei test, dove la prima preoccupazione è di verificare il comportamento della moto piuttosto che spremerla in una tornata al limite. Il distacco incassato però è pesante, in assoluto e dalle altre tre Yamaha: ridurlo verso le altre M1 è il primo obiettivo, cosa che poi automaticamente lo avvicinerebbe alla vetta. L’anno scorso Valentino chiuse la sessione in Qatar al 12° posto a 0”474 dalla vetta, in una classifica con tre Yamaha ai primi tre posti e le Suzuki, la moto poi iridata nei piloti, al 4° e 6°: i test non sono oro colato, ma danno delle indicazioni. Spesso decisive. Se Rossi alla fine dei tre giorni restasse entro un gap simile a quello del 2020 rispetto agli altri piloti di Iwata, meglio ancora se lo abbassasse, potrebbe essere un buon segnale. Anche per il suo morale.

Progressione necessaria

 

Nell’ultima sessione Rossi è stato uno dei soli 4 piloti (lui, Binder e i due tester Yamaha) a non migliorare dal sabato alla domenica ed è un trend che non si potrà ripetere. La progressione, nei tempi e in classifica, da un giorno all’altro indica un percorso di miglioramento parallelo a quello della conoscenza di box e team: è un aspetto che non può essere trascurato e in cui Valentino è invece mancato. Rossi ha detto di aver lavorato su tante cose, fra cui il nuovo telaio che però non lo ha soddisfatto perché “molto simile a quello del 2020, non a quello del 2019, e con gli stessi problemi in accelerazione”, senza cercare la prestazione. Da domani, potrà iniziare a farlo. Anzi, deve: può analizzare i dati, verificare il nuovo materiale e mettere meglio a fuoco la situazione, ma un abbassamento dei tempi, sul giro secco e sul ritmo, è necessario.

Vicino alla top-10

 

Entrare nei 10 o almeno avvicinarsi a loro significherebbe molto: è un po’ la soglia psicologia che separa chi è in palla e chi invece deve inseguire, oltre che lo sbarramento delle qualifiche. Essere lì, attaccato o vicino al treno dei migliori significherebbe avere la consapevolezza di potersi giocare ancora una posizione di rilievo. Altrimenti, anche mentalmente, sarebbe come prepararsi all’idea di una stagione in preda alle solite difficoltà e lontano pure dai compagni. Ecco, se Valentino riuscisse a mettersi alle spalle almeno una Yamaha e battere qualche top rider sarebbe importante: difficile, ma non impossibile, anche se il punto di partenza è davvero lontano, con una top-10 al momento a 1”. La rotta deve però essere invertita, alla svelta.

Solite difficoltà

 

Pur considerando che nei test l’incidenza di benzina imbarcata, gomma utilizzata e pezzi nuovi da provare è predominante nella graduatoria dei tempi, preoccupa il ritornello dei problemi additati da Rossi. La M1 ha da anni una cronica difficoltà di trazione, denunciata da tutti i suoi piloti, specialmente in gara e soprattutto in piste da poco grip. Tendenza che può evidenziarsi con il cambio delle temperature e che, con un motore congelato per regolamento, può essere corretta solo intervenendo su ciclistica e telaio. Quello ritenuto più sincero, il modello 2019 in dotazione a Franco Morbidelli che ha una M1 diversa dagli altri tre piloti Yamaha, però non è piaciuto e ha fatto scattare il solito allarme. Lo stesso che risuona spesso da un paio d’anni a questa parte: “Non ho grip al posteriore, ho provato varie cose ma non sono a mio agio, non riesco a trovare accelerazione, specialmente nelle curve veloci, il telaio nuovo è simile al 2020 e non vedo passi avanti”, il grido di un Rossi troppo brutto per essere vero. In un team satellite, anche se molto professionale come il Petronas, Vale deve ora solo concentrarsi sulla scelta del materiale al momento a disposizione, senza avere più l’onere di sgrezzare quello che viene portato per gli sviluppi. È un approccio più rilassante, “con meno ingegneri intorno che ti chiedono sempre le impressioni per il futuro” e che dovrebbe confortarlo perché lo induce a guardare all’oggi, non sempre al domani. Ha una sessione davanti per rivedere tutti i parametri, i suoi fidi David Munoz e Matteo Flamigni nel box e una moto che l’anno scorso ha vinto 7 GP: il resto deve mettercelo lui, con l’esperienza dei 42 anni e la classe del 9 volte iridato necessarie a selezionare le componenti giuste e trovare una rotta corretta. Il cronometro non fa sconti, ma un guizzo è necessario. Per capire se si profila una stagione da protagonista o se il tramonto di Losail è il prologo di un altro crepuscolo.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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