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Iridato della 50 cc nel 1965, affrontava ogni singola corsa con il sorriso in faccia. Capace di spaziare dalla 125 alla 500, era in grado di interpretare al meglio qualsiasi circuito dopo poche tornate

Ottant’anni fa, il 7 marzo 1941, nasceva a Belfast Ralph Bryans, campione del mondo 1965 sul microbolide Honda RC 115 50 bicilindrico bialbero 8 valvole da 15 Cv a 18.000 giri, morto a 73 anni il 6 agosto 2014 dopo una lunga lotta contro il cancro. Ralph è stato un gran bel manico, non solo un indiscusso re degli orologi di 50 cc, ma corridore versatile, capace di “fondersi” con qualsiasi moto da corsa e portare al limite una “zanzara” 50 2 tempi o 4 tempi o una belva 250 e 350 quali le 6 cilindri Honda, nonché un sornione Norton 500 monocilindrico.

“It’s the same thing for me” – Per me è la stessa cosa (portare al limite un 50 cc o le moto con cilindrata superiore), ripeteva il centauro irlandese. “L’importante è avere un manubrio in mano”, raccontava con un italiano stentato e dall’accento romagnolo, perché amava l’Italia e in particolare la riviera adriatica.

Il pilota e l’uomo

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Pilota di talento e di straordinaria sensibilità tecnica, capace di interpretare al meglio dopo poche tornate qualsiasi tracciato – dalla esse mozzafiato di Spa, ai saliscendi a vita persa del Tourist Trophy, dal curvone assassino di Monza alle serpentine fra cordoli e piante dei circuiti della mototemporada romagnola – Ralph era un giovane di grande gentilezza e apertura in un ambiente “al limite” e sempre tirato, di forti tensioni e grandi rischi, come quello delle corse degli anni ’60.

Chiunque incontrasse nel paddock, dal più illustre dei suoi colleghi a un semplice appassionato, Ralph si apriva in un sorriso spontaneo, da eterno ragazzo meravigliato e contento di essere lì: “How are you?” – ripeteva – andando via di fretta dai suoi meccanici con gli occhi a mandorla e l’immancabile: “Sorry”. Mai toni alti, mai in polemica con i suoi avversari e mai a cercar beghe con i compagni di squadra (e che compagni), Mike Hailwood, Jim Redman, Kunimitsu Takahashi, Luigi Taveri, Stuart Graham.

Riservato e tranquillo nel suo camper, senza dimenticarsi mai della sua lunga gavetta da appassionato e squattrinato “privato” con una Norton 500 o con un Benellino 50, entrambe prese a prestito e pagate “a babbo morto” e tenute insieme col cerotto, in un iter agonistico tutt’altro che lineare, come era d’altronde per la maggior parte dei corridori del Continental circus di quei tempi del motociclismo dei giorni del coraggio.

Faccia d’angelo

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Ralph, specie ai suoi primi passi in carriera quando finire una corsa senza cadute o rotture meccaniche era un’eccezione, aveva il dono di una “rassegnazione stimolante”, accettando cioè qualsiasi risultato perché la “prossima volta andrà meglio” e mettendosi subito all’opera perché ciò accadesse. Esordisce appena diciottenne, nel 1959, alla Tandrage 100 trionfando già l’anno dopo nel campionato irlandese della classe 200 con un 125 maggiorato senza marca e dalle origini imprecisate, avuto in prestito da un amico fornaio che dopo la gara di Ralph con quella stessa moto doveva portare il pane a casa dei clienti. L’irlandese “faccia d’angelo” non si adagia sui circuiti locali e nel ‘62 riesce ad ottenere l’ok per il debutto mondiale niente meno che al TT dell’Isola di Man nella classe 50 con un bolidino made in Italy messogli a disposizione dall’importatore della casa del Leone pesarese, il cui motore serviva come “base” di esperienza e sviluppo della nuova 250 4 cilindri marchigiana affidata a Silvio Grassetti, l’inedita plurifrazionata con il quale il Leone di Montecchio aveva trionfato poche settimane prima nell’internazionale di Cesenatico battendo proprio le Honda ufficiali 4 cilindri di Tom Phillis, Jim Redman e Luigi Taveri.

Aneddoti

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Bryans, che poi deve a Honda i pregevoli risultati della sua carriera, aveva una predilezione per la Benelli e quando nel 1967 trionfò nella 350 mondiale a Monza proprio davanti alla 4 cilindri pesarese di Grassetti, sul podio fece come un gesto di scusa per aver messo dietro il binomio italiano. Ottimo stilista sulle 50 e 125, Ralph sulle 250 e 350 Honda 6 cilindri era come appeso a quei bolidi che in curva parevano non voler piegarsi e obbedire al loro fantino. In Honda gli avevano detto di non arrivare mai a 18.000 giri sulla 250 “sei” e non credeva ai propri occhi quando nel round iridato del GP di Germania a Hockeneheim del 1967 si vide il cartello tenuto in mano niente meno che da Mike Hailwood caduto poco prima che gli intimava di spingere il motore a 18.000 giri! Alla fine Ralph obbedì e fu il trionfo.

La carriera

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Bryans ha corso 11 stagioni, dal 1950 al 1970, in tutte le cilindrate (50, 125, 250, 350, 500) disputando 62 gare mondiali: 1 titolo iridato nel ‘65 vinto nella classe 50 (Honda) con tre vittorie e due secondi posti davanti alla volpe svizzera Luigi Taveri, 10 volte sul più alto gradino del podio (7 successi nella 50, 2 in 250, 1 in 350) 40 podi, 7 giri veloci. Di gran lustro anche le tre vittorie nella North West 200, la micidiale corsa di 322 km (vinta fra gli altri da gente del calibro di Alastair Seeley, Robert Dunlop, Michael Dunlop, Phillip McCallen, Bruce Anstey e prima da Mick Grant, Tommy Robb, Bob McIntyre, Alan Shepherd, Geoff Duke, Rod Gould, Sammy Miller, Alastair King, Peter Williams, Carl Fogarty, John Cooper, Jeremy McWilliams, Tom Herron ecc.), una replica/rivincita del TT, un triangolo da 14,3 km al giro, dove già portare la pelle a casa era un risultato. Bryans ha scritto pagine importanti nella storia del grande motociclismo ed è stato uno dei piloti più considerati e amati dalla casa dell’Ala dorata. E già questo la dice lunga su chi era Ralph. Un gran bel corridore. Una gran bella persona.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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Moto Club Biassono

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