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L’iridato della Suzuki: “L’aver centrato un sogno mi spinge a vedere oltre: desidero lottare con Marquez, che era il dominatore, e metterò il n.1 quando avrò vinto i titoli suoi o di Rossi”. Alex: “Lavoreremo insieme per far crescere la moto, ma il suo mondiale mi dà motivazioni”

La presentazione arriva in pista, con tutta la squadra disposta ad arco alle spalle delle due nuove moto fiammanti e dei piloti che le porteranno al limite in pista. La Suzuki, regina del mondiale piloti 2020 si svela così, con tutto il team a supportare l’iridato, Joan Mir, e il suo compagno e connazionale, Alex Rins, in vista di una stagione in cui ripetersi sarà una sfida ancora più difficile. Cosa che i due piloti sanno bene.

Mir e le maggiori responsabilità

 

“Mi sono goduto molto questo precampionato perché mi sono rilassato e ho provato una grande soddisfazione per quello che ho ottenuto – dice Joan Mir -, ma allo stesso tempo ho lavorato duramente fra sci, palestra, attività aerobica per essere il più preparato possibile. Ovviamente quest’anno sarà più difficile: l’anno scorso la pressione era concentrata su crescere come pilota e consolidare le mie prestazioni in MotoGP, ma quest’anno è cambiato. Ora devo essere davanti e cercare di difendere il titolo fin dal via della stagione. L’anno scorso a questo punto l’obiettivo era di stare nella top-5, adesso i podi a ogni gara o almeno lottare per conquistarli”.

Motivazioni ulteriori

 

Le motivazioni, anche con la maglia iridata idealmente addosso restano però intatte, anzi rafforzate. “Dopo il titolo dovevo staccare, fare una vacanza e allontanarmi dalle moto, ma ora sono concentrato su quest’anno e il prossimo obiettivo: non mi sono davvero soffermato a pensare al titolo e rifletterci sopra perché a noi tutti piace di aver realizzato dei sogni, ma ora che li abbiamo centrati guardo avanti e voglio di più. È come una droga. Se l’avessi saputo, non avrei iniziato. La motivazione per me viene abbastanza naturale: quest’anno tornerà Marc Marquez e vorrei misurarmi in pista con lui, perché è lui che ha dominato negli ultimi anni e questo mi permetterebbe di continuare a imparare, crescere come pilota e migliorare la mia velocità”.

Perché il numero 36

 

La scelta di proseguire con il suo numero, il 36, e non con l’1 (anche se lo ha messo su tuta be casco (sopra) in un efficace combinazione con il suo nome, è legata a questo: “Lo considero un modo per guardare al futuro: non credo che il mio lavoro sia finito, un giorno spero davvero di poter usare il numero 1, ma non adesso. Se un giorno vincessi tanti titoli come Marquez o Rossi, probabilmente prenderei il numero 1, ma dentro di me non mi sembra che sia arrivato il momento. Per come la vedo al momento, il numero 36 rappresenta il duro lavoro, il numero 1 rappresenta il mettersi in mostra. Voglio continuare a vincere e lottare, è qualcosa nel mio carattere, non voglio rilassarmi”.

Brivio e regole congelate

 

La stagione della Suzuki partirà senza Davide Brivio, che ha accettato la sfida in F.1 con l’Alpine. “Ho saputo del suo addio a telefono – dice Mir -, ero in vacanza e ho pensato che fosse uno scherzo! Gli auguro il meglio, ho un affetto speciale per lui, ma non sono preoccupato per la sua partenza: credo che non influirà perché all’interno della squadra ci sono persone molto professionali e capaci di cui ho piena fiducia. Credo il congelamento dei regolamenti sia un bene per noi perché abbiamo una buona base, ma pure ampi margini di miglioramento: io sono solo al terzo anno, la moto sta migliorando, la squadra ha più esperienza e abbiamo vinto lo scorso anno con un pacchetto molto competitivo, ma partendo dalla terza o quarta fila in ogni gara. Se riusciamo a migliorare un po’ la velocità in qualifica il mio lavoro sarà più facile”.

Morbidelli e Rins da temere

 

Il 2021 non si prospetta come una stagione semplice, con la pandemia che affligge ancora il mondo, ma Mir non vuole crearsi problemi soverchi: “Dobbiamo aspettare e vedere cosa accadrà al calendario, ci sono cose che non possono essere controllate ed è meglio non perdere tempo a pensare troppo. Sappiamo cosa dobbiamo fare, ma quest’anno ci sarà pure maggiore pressione per non infettarsi e non uscire dalla bolla, perché abbiamo visto alcuni piloti che hanno perso molto l’anno scorso a causa del virus l’anno scorso. I rivali? Morbidelli sarà un avversario molto difficile, Marc Marquez se sta bene sarà il rivale da battere per tutti e anche il mio compagno di squadra Alex sarà veloce. I nostri rapporti? Penso che si comporterà bene, dobbiamo cercare di portare entrambi la Suzuki a un livello molto alto e incoraggiarci a vicenda, perché questo migliorerà anche la moto: penso che l’anno scorso lo abbiamo fatto un po’ entrambi, combattendo in ogni gara come se fosse l’ultima e dando il 100%”.

Rins e le montagne russe

 

Lui, Alex Rins, parte con la speranza primaria di avere una stagione più lineare, fisicamente parlando, rispetto alla precedente: “Il 2020 è stato come le montagne russe per il mio infortunio, ora sono a posto e spero di avere maggiore costanza in questa stagione – dice Rins -. La pausa invernale è stata ancora più lunga, mi da dato modo di riposare, perché nel 2020 ho chiesto troppo al mio fisico dopo l’incidente di Jerez, e mi ha fatto bene: ho riflettuto sugli errori commessi e spero che non si ripetano. L’annullamento dei test di Sepang non credo sia stato uno svantaggio per la Suzuki: con i motori congelati e molti piloti che hanno cambiato squadra, gli altri avranno avuto più da perdere di noi dalla cancellazione della sessione malese, mentre noi abbiamo la stessa base e una moto competitiva. I miglioramenti possibili saranno nell’aerodinamica e nell’elettronica perché il resto è congelato e nulla può essere toccato per questa stagione. La Suzuki sta lavorando molto duramente per portare qualcosa di buono in questi campi, ma nel complesso abbiamo una moto molto equilibrata”.

Brivio e stimoli

 

Una novità, in realtà c’è, e di peso, l’addio di Davide Brivio. “In verità è una cosa che ha colto tutti di sorpresa, ma si deve andare avanti, dobbiamo concentrarci su ciò che abbiamo e sono abbastanza sicuro che l’atmosfera e lo spirito all’interno del team Suzuki saranno gli stessi, o forse anche migliori – dice Rins – Io sono fisicamente molto forte, me ne accorgo andando in bici e nell’allenamento in palestra, e non vedo l’ora di iniziare. Avrò gli stessi obiettivi e le stesse motivazioni di sempre: il fatto che Joan Mir abbia vinto il titolo è uno stimolo e mi riempie di nuove motivazioni perché dimostra che la moto era vincente, ma alla fine il mio terzo posto dopo l’infortunio e tutti gli ostacoli avuti è stato un risultato molto positivo che mi dà molta forza per iniziare quest’anno”.

Mir e gli altri rivali

 

Uno degli aspetti maggiormente attesi sarà la gestione della rivalità interna fra lui e Mir: “La nostra rivalità può migliorare la moto, ma aiuta anche il lavoro nel box: entrambi ci sforziamo di andare più veloci dell’altro e questo percorso aiuta sempre a migliorare. Spero davvero di vedere una buona concorrenza tra noi quest’anno – dice Rins -. Gli altri rivali? Non posso davvero dire perché non conosco, ad esempio, la forma fisica di Marc Marquez quando sarà in grado di tornare, ma deve sempre essere considerato uno dei principali rivali. Se dovessi decidere in base alla scorsa stagione, direi che Morbidelli, Viñales o Pol Espargaro andranno tutti bene. Il livello in griglia è alto e sarà un mondiale competitivo, soprattutto se si dovessero ripetere le doppie gare su un circuito: potrebbe essere un anno brillante per la Suzuki, ma sicuramente sarà dura e dovremo lavorare ancora di più rispetto al 2020. Il mio obiettivo resta di portare la Suzuki al top”.

Fonte: https://www.gazzetta.it

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