MotoGP, Mugello: il trionfo di Jorge, una “lezione” non solo per la Rossa

MotoGP, Mugello: il trionfo di Jorge, una “lezione” non solo per la Rossa

Per Ducati, ai piani alti, può essere questa l’occasione per mettere un punto interrogativo su una pagina bianca.

Gare così forse non fanno la storia ma possono tracciare un percorso e cambiarla. Almeno in MotoGP. Il trionfo senza aggettivi di Jorge Lorenzo su un circuito “vero” come quello del Mugello, in una cornice maestosa e davanti a un pienone di gente per lo più “gialla” con una parentesi “rossa”, entra fra le pagine indimenticabili del motociclismo di tutti i tempi.

L’avventura fin qui negativa di Jorge con la Rossa mette in luce quanto incida nel risultato la capacità non tanto e non solo del pilota, ma di quanto e come il Team (la Casa) sia in grado di mettere quel pilota in condizioni di esprimere il proprio valore. Vista anche l’accoglienza post gara di Lorenzo al box e zone limitrofe c’è di che riflettere, specie in Casa Ducati, per far tesoro di una giornata trionfale che può essere di lezione anche per l’immediato futuro. In questo sport – sono i fatti in pista delle varie epoche di decenni e decenni a dimostrarlo – il “peso” e il “valore” di una vittoria e di una gara, persino lo spettacolo, non sono sempre dati dalla battaglia alla baionetta (dalle sportellate…) per conquistare podio e vittoria. Altrimenti i Tazio Nuvolari, i Geoff Duke, i John Surtees, i Gary Hocking, i Mike Hailwood, i Giacomo Agostini (e ci fermiamo qui per non entrare nella cronaca), spesso trionfatori solitari, non sarebbero diventati miti, emblemi di un motociclismo che ha fatto sognare intere generazioni, fuori dal tempo.

Il campione, per vari motivi legati alla propria condizione e/o al suo mezzo, può perdere una gara e anche un mondiale. Ma un fuoriclasse non può mancare la corsa che segna una carriera e marca una epopea. I risultati deludenti sulla Rossa delle due ultime stagioni restano, come restano nel libro d’oro i cinque titoli mondiali. Ma Jorge Lorenzo, in un sol colpo, ha oggi al Mugello cancellato il passato con una vittoria che travalica un titolo prestigioso quel è quello di campione del Mondo della classe regina per diventare l’esempio di una lezione (anche di vita) se non addirittura l’emblema di una resurrezione.

In questa sede non vogliamo tornare a come Jorge ha oggi magistralmente guidato la sua Rossa al Mugello e a come è arrivato al gradino più alto del podio. Ribadire che la “classe non è acqua” rischia di diventare una banale retorica. Il maiorchino, forte e controversa personalità anche fuori dalla pista, non “un grande pilota” come lo ha definito giorni fa improvvidamente l’AD della Casa di Borgo Panigale dandogli il “benservito”, ma un “campione” al quale oggi non servono né aggettivi nè tardivi ringraziamenti, né tanto meno scuse che non verranno.

Jorge avrà modo, in sella alle Rosse in questa lunga e aperta stagione 2018 e soprattutto in sella a moto di altra Marca nel 2019, di confermare la propria statura di campione. Per Ducati, ai piani alti, può essere questa l’occasione per mettere un punto interrogativo su una pagina bianca, riflettendo sui non pochi errori commessi e non solo quelli recenti nel rapporto con il maiorchino.

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